Coldiretti, meno pane in tavola. Aumenta a dismisura quello fatto in casa

PISA – Più di 4 toscani su 10 per risparmiare a tavola acquistano prodotti limitati nella quantità al fabbisogno giornaliero mentre il 29% insegue sconti ed offerte valutando in base alla esclusiva logica della convenienza.

I toscani hanno applicato alla lettera la spending review cercando di “tagliare” sprechi e spendendo seguendo logiche diverse a discapito purtroppo a volte anche della qualità. Il 4% dei toscani per risparmiare acquista, infatti, prodotti sottomarca.

E’ quanto emerge da un sondaggio effettuato da Coldiretti Toscana (info su www.toscana.coldiretti.it) per meglio comprendere il comportamento di spesa delle famiglie toscane e quali sono le logiche che le governano.

Dal sondaggio è emerso inoltre che una fetta di consumatori resiste alle tentazione di risparmiare a tavola, momento ritenuto importante per la salute e per l’alimentazione: il 24%, più di due toscani su 10, non bada a spendere anche di più preferendo prodotti di qualità, a km zero, magari acquistati direttamente dai produttori e nei mercati contadini di Campagna Amica presenti ormai in tutta la regione.

Solo l’1% del campione ha invece dichiarato di essere costretto a ridurre le quantità di cibo.

I toscani, in definitiva, non rinunciano a tavola – o almeno ci provano – ma hanno imparato a contenere, anche per necessità, la spesa e gli sprechi alimentari partendo proprio dal pane che è, per storia e tradizione, il primo dei pensieri a tavola con una spesa di circa 77.75 euro ogni trenta giorni nel 2012 (il 16% della spesa media mensile per alimenti e bevande) anche se spendono 1,46 euro in meno rispetto al 2010.

Il pane – spiega Coldiretti nella sua analisi – non manca mai in tavola ma più di quattro italiani su dieci (42%) mangiano quello avanzato dal giorno prima mentre il 42% dei cittadini nel 2013 ha ridotto le quantità acquistate e il 36% si è orientato verso tipi meno costosi.

A dirlo è ancora un’analisi di Coldiretti elaborata insieme a IXE’ in occasione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione che si è tenuto lo scorso weekend a Cernobbio, dalla quale si evidenzia peraltro che appena una minoranza del 2% butta il pane superfluo.

Diverse sono le tecniche utilizzate per evitare quello che una volta veniva considerato un vero sacrilegio, con il 44% dei consumatori che lo surgela, il 43% lo grattugia il 22% lo dà da mangiare agli animali mentre nel 5% delle famiglie il pane non avanza mai.

Sono ben il 24% gli italiani che – sottolineano Coldiretti/IXE’ – utilizzano il pane raffermo per la preparazione di particolari ricette che vengono spesso dalla tradizione contadina.

Ma per contenere i costi e soprattutto per garantirsi la qualità a tavola si è verificato rispetto al passato un aumento del 18% del numero di cittadini che nel 2013 preparano il pane in casa. La crisi – sottolinea Coldiretti – ha favorito la diffusione di pani industriali ottenuti dalla cottura di impasti surgelati spesso importati dall’estero senza le necessarie garanzie qualitative. Una tendenza in forte diffusione nelle catene della distribuzione commerciale che ha creato non pochi problemi ai panificatori tradizionali, costringendo moltissimi laboratori storici a chiudere i battenti.

D’altra parte – precisa Coldiretti – la necessità di conciliare le caratteristiche qualitative con il contenimento della spesa ha spinto un numero crescente di famiglie alla preparazione casalinga del pane. Preparare il pane in casa è semplice, bastano solo dei piccoli, ma preziosi accorgimenti, l’esatta dose degli ingredienti, un pò di manualità e una giusta temperatura del forno.

I vantaggi del pane fai da te – afferma Coldiretti – sono molti: costa meno, dura di più e si fa più fatica a sprecarlo. Per preparare un ottimo pane fatto in casa – sottolinea Coldiretti – occorrono 500 grammi di farina 00, meglio se miscelata con quella di grano duro per avere una consistenza ed un sapore più rustico, 15 grammi di lievito di birra, da sciogliere in 200 grammi di acqua tiepida, e due cucchiaini di sale. Una volta mescolato il sale alla farina basta aggiungere un po’ di acqua e cominciare a lavorare l’impasto al quale bisogna può aggiungere il lievito precedentemente sciolto nell’acqua.

Dopo aver lavorato con un pò di pazienza il composto, meglio se con le mani calde per non freddare l’impasto, bisogna farlo riposare, sotto un canovaccio, in un luogo caldo e asciutto per almeno 2/3 ore. Dopo una cottura di 50 minuti ad una temperatura costante di 200 gradi il pane casalingo sarà pronto da mangiare con gusto e soddisfazione. Resistono però i pani della tradizione locale, tantissimi, come il Pane di Po prodotto in Lunigiana, il Pan di Ramerino, la Marocca di Casola e la Bozza Pratese.

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