Coldiretti sugli ungulati: “Determinante il ruolo dei cacciatori”

PISA – Coldiretti interviene sul tema degli ungulati che, ultimamente sta tenendo banco nel territorio provinciale. Foto Cinghiale“Che gli equilibri faunistici anche nella nostra provincia siano da tempo saltati è cosa assai nota, è l’approccio al problema e al tentativo di soluzione da parte dei mondi interessati alla gestione, agricoltori ,cacciatori, ambientalisti e pubblica amministrazione, che deve necessariamente cambiare”. La replica, alle dichiarazioni apparse negli scorsi giorni da parte delle associazioni agricole di rappresentanza in seguito all’insediamento del nuovo comitato di gestione dell’Atc pisano, è di Coldiretti. “Oggi – spiega la principale organizzazione agricola del territorio – non ha più senso arroccarsi su posizioni non più difendibili come quelle estreme che ci sono sia nel mondo ambientalista che in quello venatorio, ma non ha senso neanche continuare a piangersi addosso come continua a fare parte del mondo agricolo, come se il problema dei lupi, cinghiali, corvidi e piccioni si risolvesse abbaiando alla luna. Dobbiamo ripensare la presenza faunistica partendo dalla considerazione che insiste su un territorio dove si svolgono attività economiche che danno reddito e lavoro, e che fino a prova del contrario hanno la priorità su attività ludico ricreative. Ma dobbiamo anche riconsiderare la gestione del territorio nella sua globalità”. Per Coldiretti il controllo della fauna selvatica deve essere svolto in “modo razionale e pragmatico” prescindendo da fattori emotivi. “Se vogliamo riportarla a densità sostenibili occorre ripensare tutto il sistema delle aree protette  che superano di gran lunga il limite del 30% del territorio posto a divieto di caccia,  come previsto dalla legge nazionale. Certe Riserve Naturali – precisa Coldiretti – senza una gestione efficace o Zone di Rispetto Venatorio nate come rifugio per cinghiali, a nostro giudizio, non hanno più ragione di esistere. Noi crediamo che il mondo venatorio possa giocare un ruolo determinante nel cercare di ripristinare gli equilibri faunistici, perché’ ricordiamo che il controllo della fauna selvatica è praticamente demandato ai cacciatori,  che lo svolgono, o dovrebbero farlo, a costo zero,  negli interessi della collettività”. Gli agricoltori chiedono – in sostanza – di fare il proprio mestiere liberati dalla calamità rappresentata da cinghiali, caprioli, daini e storni. “Questa è – prosegue – l’ultima chiamata se vogliamo salvare la natura pubblica della fauna selvatica e la caccia sociale”. Per quanto riguarda la scelta del Presidente dell’Atc, Mauro Bettini, Coldiretti in modo convinto, ha preferito appoggiare la candidatura di una professionalità seria e preparata, evitando scelte che rischiavano di impantanare ulteriormente un sistema che oggi, più che mai, ha bisogno solo di correre”. Per informazioni www.pisa.coldiretti.it

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