“Come piante nella sabbia”, il nuovo romanzo di Massimiliano Morescalchi ambientato sul Litorale Pisano

PISA – Nel mese di marzo è uscito il romanzo “Come piante nella sabbia” dell’autore livornese Massimiliano Morescalchi edito “Il ciliegio Edizioni”. Il romanzo è ambientato interamente sul litorale pisano ed ha dovuto annullare per i motivi legati all’emergenza sanitaria tutte le presentazioni previste sul territorio pisano-livornese già programmate prima della pandemia che ci ha colpito un po’ tutti. Vi presentiamo una sinossi del libro corredato dalle bellissime foto di Mauro Loffredo, noto fotografo livornese. Inoltre ne abbiamo approfittato per scambiare due chiacchiere con l’autore che ci ha offerto altri spunti sul libro tutto da leggere .

di Antonio Tognoli

SINOSSI DEL LIBRO. Sulla spiaggia del litorale pisano si incrociano le vite sommerse e talvolta disperate di Babacar, immigrato che non vede la sua terra e la sua famiglia da più di cinque anni, Tommaso, adolescente chiuso in sé stesso e vincolato a un futuro dorato scritto per lui dal padre notaio, il Vecchio e Salvatore, due pescatori guidati da pochi ma imprescindibili principi morali. Tra questi personaggi nascerà prepotente un’amicizia che mostrerà loro la necessità di continuare a vivere anche quando la ragione sembrerebbe suggerire il contrario, perché il senso della nostra esistenza si rivela a noi sotto forma di piccoli piaceri quotidiani amplificati dal sentimento che proviamo per le persone che ci amano. Il racconto delle loro vite è attraversato da un binario di diverso registro, costituito dal dialogo tra il narratore e il mare, che si raccontano vicendevolmente delle storie volte a cercare di comprendere il significato più profondo della Vita e delle esistenze di ogni essere vivente. Tra queste storie, il racconto del naufragio dell’Utile nel 1761 e la lotta per la sopravvivenza dell’equipaggio insieme al suo carico, 160 schiavi comprati illegalmente dal capitano. L’isola su cui naufragano è la piccolissima Isola di Tromelin. Il racconto delle vite
di due artisti ebrei nel ghetto di Terezinestadt vuole poi evidenziare la potenza dell’arte e della poesia, della bellezza e della dignità di fronte all’orrore dell’odio umano.

Massimiliano Morescalchi, autore livornese

L’INTERVISTA

D. Da dove nasce e da chi nasce l’idea di scrivere un libro di questo genere?

R. “L’idea del libro nasce dalla voglia di capire e raccontare, a me stesso prima ancora che agli altri, che cos’è che ci spinge a mettere un respiro dietro all’altro anche quando sembra che non ci sia nessuna ragione per farlo. La voglia di raccontare la storia di vite che trascorrono talvolta nella disperazione o nell’indifferenza, la necessità di trasmettere la mia passione per l’Arte e la mia convinzione che essa può rendere nobile la vita umana e riempirla di significato. L’idea di accompagnare la narrazione con la fotografia, una forma d’arte meravigliosa, segue questo principio, tanto che appena la storia cominciò a svilupparsi nella mia mente chiamai immediatamente l’amico e bravissimo fotografo Mauro Loffredo perchè contribuisse con i suoi scatti. Nel libro ce ne sono 13. Una delle muse che hanno ispirato la storia è la canzone “Le navi”, di Danele Silvestri“.

D. Ci può spiegare il titolo?

R. “Per quanto riguarda il titolo cercavo una manifestazione evidente della potenza della Vita, o ancor meglio, della prepotenza della Vita. L’immagine di un’esile piantina che nasce in un terreno ostile come la sabbia mi sembra racchiuda perfettamente quest’idea. Ed è come mi sono sentito spesso nella mia vita, e come penso si siano sentite almeno una volta tutte le persone, una piantina in un terreno ostile ma con l’esigenza di continuare a vivere e di trovare un senso all’esistenza“.

D. Dove colloca come opera letteraria questo lavoro tra i suoi scritti?

R. “Questo lavoro è come una rinascita artistica per me. Ho scritto altri racconti, in passato, ma ero spinto da una motivazione sbagliata: la rabbia. La scrittura era una valvola di sfogo per risputare in faccia alla vita il veleno che mi aveva tirato addosso. Ma questo non mi ha permesso di scrivere delle cose buone. Non abbastanza. Per anni ho scritto soltanto storie per i miei alunni, e copioni teatrali che utilizzavo a scuola. Affinchè non ho avuto il controllo di quella rabbia e ho ricominciato a scrivere per l’unico motivo per cui valga la pena farlo, a mio avviso: raccontare storie. Nelle nostre storie ci sono le nostre vite“.

D. Perché da livornese ha deciso di ambientare il libro in terra pisana?

R. “Il libro è ambientato sul litorale pisano dove vivo e lavoro da sei anni infatti insegno alla Scuola Elementare Giuseppe Viviani di Marina di Pisa. Marina e è stato il mio luogo estivo dell’infanzia, trascorsa in quelli che erano i bagni dei ferrovieri come mio padre, che ora sono diventati Bagni Etruria a Calambrone. E’ un luogo che conosco molto bene, così come le persone che lo abitano ogni estate“.

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