Con Marco Bellinazzo il “Lux” inaugura i suoi incontri sullo sport.

PISA – Come durante l’anno scorso, il Teatro “Lux” in Piazza Santa Caterina ha organizzato per la nuova stagione una serie di incontri settimanali legati allo sport, ai suoi protagonisti e alle sue dinamiche. Come ieri sera ha spiegato scrupolosamente il direttore del “Lux” Gabriele De Luca, lo sport e in particolar modo il calcio troveranno spazio all’interno dell’inusuale ambiente teatrale in virtu’ della profonda passione ed interesse da parte sua come degli organizzatori delle attivita’.

di Enrico Esposito

Il primo appuntamento ha visto la presentazione del libro “GOAL ECONOMY – Come la finanza globale ha trasformato il calcio” da poco pubblicato per Baldini & Castoldi dal giornalista del Sole24Ore Marco Bellinazzo, grande esperto di calcio, sport e soprattutto del business impressionante che circola intorno ad essi. Oltre a dirigere per il Sole il blog “Calcio & Business” e intervenire settimanalmente all’interno della trasmissione “A Tempo di Sport” su Radio24, Bellinazzo partecipa frequentemente come ospite a numerosi programmi radiofonici e televisivi così come a conferenze negli Atenei. “GOAL ECONOMY” e’ un volume ampio e complesso, che mescola al suo interno i toni del romanzo a quelli del saggio storico ed economico e non disdegna nozioni di geopolitica e cultura sociale. Tutto questo perche’ esso rappresenta una summa dei molteplici meccanismi che da circa vent’anni a questa parte (seconda meta’ anni ’90) hanno trasformato progressivamente il mondo del pallone, rendendolo parte integrante ed emblematica della Globalizzazione e delle sue evoluzioni.

Come ha affermato nell’introduzione all’opera il ricercatore dell’Universita’ di Pisa Alessandro Breccia, Bellinazzo individua nell’arco dell’ultimo ventennio lo scoppio di tre “Rivoluzioni Industriali” nel calcio-business relative in special modo alla realta’ della pay-tv e dei rapporti delle societa’ sia con queste che con le nuove risorse messe a disposizione dalla crescita finanziaria. La Prima Rivoluzione Industriale coincide con l’avvento delle Pay-tv su scala globale avvenuto alla meta’ degli anni ’90, mentre intorno al passaggio di secolo si e’ verificato il crescente fenomeno della quotazione in borsa delle squadre e di conseguenza della loro autentica commercializzazione (Seconda Rivoluzione Industriale). All’epoca mentre mentre Clinton in America attraverso l’emanazione del Telecommunications Act sanciva il libero mercato nel mercato delle comunicazioni, in Italia il governo D’Alema deponeva il vecchio schema della compravendita collettiva dei diritti televisivi, consentendo alle societa’ di potersi invece rivolgere in maniera totalmente privata al miglior offerente. Dal 2000 ad oggi l’universo calcistico ha conosciuto parallelamente allo sviluppo globalizzante in cui e’ stato risucchiato irresistibilmente una finanziarizzazione poderosa accompagnata dall’intersecarsi di interessi diversi e dalla conquista di nuovi mercati (USA, Australia, Paesi Arabi, Russia, Cina, India), dai quali viceversa giungono sempre piu’ freschi investitori e acquirenti (Terza Rivoluzione Industriale).

Bellinazzo, napoletano doc classe 1974 nato nel Rione Sanita’ ed entrato a pie’ pari nell’universo pallonaro assistendo con i propri occhi ai fasti dell’era Maradona, ha focalizzato l’attenzione dei suoi discorsi sulla preoccupante arretratezza del sistema nostrano rispetto alla contemporaneita’ europeo, un ritardo nelle strutture fatiscenti come nel personale non qualificato e ancor di piu’ da ricondurre alla mentalita’ “accattona” dei dirigenti delle squadre di Serie A, in costante litigio tra loro per accaparrarsi gli introiti quanto piu’ maggiori derivanti dalla compravendita dei diritti televisivi. Nonostante infatti il nostro Paese avesse avuto l’occasione di poter accrescere la propria fortuna con i Mondiali del ’90, e’ riuscito d’altro canto a peggiorare le condizioni degli stadi da quel momento in poi sino a perdere con la mancata assegnazione degli Europei del 2012 la possibilita’ di ricostruirli quelli stadi, o quantomeno di provvedere a farne di nuovi compiendo in tal direzione un passo importante per accrescere i propri ricavi e mettersi al passo cogli altri. Ad oggi emerge sconcertante il dislivello con l’Inghilterra, campionato piu’ ricco d’Europa in cui le pay-tv permettono ai club di fatturare 5,6 milioni di sterline all’anno a fronte degli 1,6 di euro in Italia, e i club che ogni anno retrocedono dal Massimo Campionato hanno la possibilita’ di ricevere 70 mil. in tre anni, contro i 10 che spettano ai club scesi e poi ritornati in Serie A. Altro paragone indecoroso scaturisce inoltre dall’impiego delle proprie risorse a disposizione come i musei, per i quali se San Siro fa 2 milioni di incassi all’anno il Camp Nou arriva persino a 19.

Di consueto senza mezzi termini e affidandosi ai suddetti e ad altri chiari numeri ed esempi del fenomeno, Bellinazzo ha riportato un affresco completo della poco felice situazione italiana, mettendo in luce la mancanza di figure adeguate ad una rivalutazione del brand dei club, e riconoscendo nel modello partecipativo dell’azionariato popolare la chiave per il futuro per la sostenibilita’ del progetto e rilanciando alla necessita’ di una legge quadro che faccia da garante per l’intero sistema-calcio.

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