Concorso Scuola 2016: lettera dei docenti di Lettere, gli asini d’oro della Toscana

PISA – Riceviamo e pubblichiamo la lettera dei 447 docenti di lettere della Toscana respinti allo scritto del Concorso attualmente in corso a proposito del quale stanno per partire migliaia di ricorsi non solo in Toscana ma in tutte le regioni d’Italia. Ecco di seguito il testo integrale.

La vita riserva sempre delle sorprese. Per noi docenti di Lettere della Toscana non ammessi all’orale del concorsone sono sicuramente sorprendenti le reiterate prese di posizione e gli scriteriati commenti relativi alle prove scritte che si accavallano sui giornali in questi giorni, e che ci obbligano a prendere una posizione. Ci troviamo infatti di fronte ad egregi giornalisti, improvvisatisi esperti conoscitori del mondo della scuola, i quali non mancano di far sfoggio di gratuite opinioni, utilizzando talvolta parole lesive non già della nostra reputazione di docenti (di fatto quotidianamente screditata), ma piuttosto della nostra dignità di esseri pensanti. Non potendo tollerare che docenti abilitati, quali noi siamo, siano classificati come gli insegnanti che i genitori non vorrebbero mai per i propri figli, e solo per il demerito di non aver superato lo scritto di un concorsone pieno di falle, ci sentiamo in dovere di parlarne in termini un po’ diversi da quelli che sono stati usati, ascoltati e diffusi finora. Questo è il concorso che ci ha fatto guadagnare la qualifica di “somari”: una prova che ha il sapore di una lotteria di capodanno, che vanta programmi incommensurabili e indefiniti, quesiti impossibili da svolgere in un quarto d’ora, commissioni sostituite decine di volte e pagate meno d’un cesto di fichi, griglie di valutazione non pubblicate prima dello svolgimento delle prove, eccessivamente restrittive, formalmente scorrette e compilate a discrezione delle singole commissioni regionali, classi di concorso con nessun candidato ammesso all’orale… e metteteci pure qualche candidato impreparato! Ma impreparato a che cosa? Ad un sistema assurdo che, con una leggerezza superficiale e inaudita, si è arrogato il diritto di falciare una classe intera di insegnanti già selezionati da quello stesso Stato che, tra quindici giorni, li convocherà per garantire il regolare svolgimento dell’anno scolastico.

Sarebbe opportuno che l’opinione pubblica riflettesse sul fango che è stato gettato indiscriminatamente su tutto e su tutti, a partire dalla nostra formazione: siamo davvero sicuri che si possa addossare la colpa delle bocciature alle Università, che hanno partorito e formato sia gli ammessi che i non ammessi? Pur non togliendo niente alle “eccellenze”, che hanno avuto tanto la capacità quanto la fortuna di arrivare all’orale, è significativo che tra noi “somari” abilitati all’insegnamento ci siano plurilaureati, normalisti, docenti con master e dottorati di ricerca anche internazionali, assistenti universitari, autori di libri per la scuola superiore di II grado adottati in varie scuole d’Italia, e infine tanti dei cervelli “in fuga” che, tentando per pura passione la strada dell’insegnamento, grazie al concorsone avrebbero potuto tornare a casa.

Possiamo dire che le commissioni di questo concorso, in tantissimi casi, sono composte da docenti con meno competenze e qualifiche rispetto sia ai candidati sia alle commissioni universitarie che ci hanno precedentemente selezionato? I “cervelli” non ammessi affollano gli elenchi dei bocciati, mentre all’estero sono riconosciuti come i migliori. Sono stati decimati da commissioni tanto lungimiranti da non dare peso al fatto che i posti, in moltissime classi di concorso e regioni come la nostra, c’erano, erano più numerosi dei candidati, ed erano fissi: in Toscana, per gli ambiti delle discipline letterarie (AD04/AD08) si contavano oltre 700 cattedre disponibili, ma solo 143 dei 590 docenti abilitati partecipanti sono stati ammessi alle prove orali. Li ha decimati un sistema che non ha contribuito, come invece avrebbe dovuto fare nel suo piccolo, a far ripartire l’economia di questo Paese, un sistema ricco di bieche contraddizioni, tra le quali vi sono senz’altro i costi e i benefici degli incarichi a tempo determinato: un supplente da licenziare il 30/06, o magari prima delle vacanze di Natale, costa meno di un insegnante di ruolo. Miserie quotidiane.

Domandatevi, voi tutti, la liceità di tutto ciò. Noi, ancora esseri pensanti, in questo periodo ce ne siamo poste molte di domande. Ci siamo chiesti, per esempio, se gli stessi commissari chiamati a giudicarci sarebbero stati in grado di svolgere, in un quarto d’ora, i quesiti richiesti dal concorso, osservando, pur non conoscendoli, tutti i criteri previsti dalle griglie di correzione. Provate poi voi a leggere una traccia della nostra prova e a svilupparla in un quarto d’ora… Totò avrebbe detto: “Ma mi faccia il piacere!” Noi, invece, senza dubbio “asini” impreparati, il piacere ve l’abbiamo fatto: abbiamo pagato per un’abilitazione faticosissima, passando da altre selezioni pubbliche durissime, abbiamo sacrificato tempo e risorse, ed infine abbiamo partecipato al concorsone, svolgendo i quesiti richiesti con tutti i limiti dati dal tempo, dalla mancanza delle griglie, dall’innovativa procedura computer based (priva di funzioni base come ad esempio il copia-incolla), dal fatto che non potevamo avere né una penna né un foglio su cui redigere una traccia (sapete, purtroppo siamo uomini di lettere, appassionati di penna e matita…ma proviamo con tanta buona volontà ad usare con successo tastiera e tablet!). Possiamo azzardare che un esame basato sulla velocità alla tastiera non provi né la conoscenza né la capacità né tanto meno l’intelligenza del candidato, ma sia specchio di una società in cui conta solo essere scaltri e lesti?

Arrivati a questo punto è tragico, per noi, leggere articoli ed ascoltare interventi in cui si dà voce unicamente agli errori e agli strafalcioni dei candidati. È fisiologico che tra decine di migliaia di candidati ci sia anche chi si è dimostrato di fatto impreparato o chi ha commesso grossolane sviste oltre che veri e propri errori, ma è assai più grave il processo di delegittimazione che si vuole perpetrare ai danni di noi docenti precari e il messaggio che si vuole divulgare: ab uno disce omnes, da uno li riconosci tutti! Vorrà dire che siamo tutti “somari”, siamo tutti “illetterati” noi che a settembre torneremo in cattedra ad insegnare, a fare esami, a dare un senso alla vita dei nostri alunni e, attraverso di loro, un po’ anche alla nostra. Da oggi in poi siamo gli insegnanti “somari” bocciati al concorsone, un’altra competenza acquisita di cui andare fieri: siamo insegnanti bidelli, tecnici, assistenti sociali, esperti nel contenimento delle spese, nella programmazione, nella didattica, nella psicologia dell’età evolutiva, nei linguaggi multimediali, nel sostegno e nell’ingegno… Siamo animatori digitali in scuole dove non c’è Internet, le fotocopie sono contingentate e manca la carta igienica. Purtroppo per voi – ironia della sorte – siamo anche i docenti che istruiscono i vostri figli: quelli che insegnano loro a pensare e a maturare una visione critica che si acquisisce con il tempo ed un costante impegno. Siamo i docenti ritenuti idonei all’insegnamento dalle Università dello stesso Stato che li usa e li getta, e che si prende gioco della loro intelligenza quando concede loro la facoltà di promuovere o bocciare, di stabilire se gli alunni sono maturi all’esame di Stato. Quante selezioni pubbliche dovremo ancora superare per un posto che già spetta a tutti noi abilitati? Siamo i docenti che consentono alla scuola italiana di andare avanti. Siamo gli insegnanti che non meritano un ruolo, perché qualcuno ha deciso così. Il ruolo no, è troppo per insegnanti “asini”… ma un po’ di giustizia sì, che ne dite? Forse ce la meritiamo. Ed anche un po’ di comprensione. La vita, come dicevamo, riserva sempre delle sorprese”.

COORDINAMENTO DEI 447 DOCENTI ABILITATI E NON AMMESSI AL RUOLO
(AMBITI DISCIPLINARI AD04 E AD08), TOSCANA

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