Confcommercio. “Tartassati dalla Tari. Ristoranti, Bar, Ortofrutta e Pescherie i più penalizzati”

PISA – La tassa rifiuti TARI continua a rappresentare per le imprese del territorio pisano un peso insostenibile e spesso ingiustificato, tanto più se si considerano le iniquità che lo caratterizzano.

Le categorie maggiormente gravate e penalizzate, in confronto alle altre province della Toscana, sono soprattutto quelle dei ristoranti, pizzerie, bar, caffè, pasticcerie, pescherie, ortofrutta e fiorai.

E’ quanto emerge dall’Ufficio Studi di Confcommercio Provincia di Pisa sui dati dell’Osservatorio nazionale di Confcommercio. Un ristorante pisano paga € 4,73 in più al metro quadro rispetto ad un omologo toscano e addirittura €13,7 in più rispetto al resto del territorio nazionale. Parliamo della Toscana, seconda regione in Italia per impatto e peso della Tari su ristoranti e pizzerie, ma anche pescherie e ortofrutta, bar e caffetterie. Per fare un esempio, un ristorante della provincia di Pisa della superficie di 150 metri quadrati pagherà alla fine dell’anno 4.113 euro, mentre per lo stesso ristorante in un’altra provincia della Toscana, l’importo dovuto non supererà i 3.403 euro, con una differenza superiore ai 700 euro. Stessa musica per ortofrutta e pescherie. Anche in questo caso la Toscana risulta essere la seconda in Italia, con una media di €25,91 al metro quadro, ma in provincia di Pisa l’importo è ulteriormente maggiorato, con la cartella Tari che sale a €31,39 al metro quadro, il doppio della media nazionale.

Disomogeneità che replicano grandi differenza anche all’interno della stessa provincia pisana. Così, per fare solo un esempio, uno stesso bar di 100 metri quadri, pagherà 612 euro annui di tassa sui rifiuti a Calcinaia contro i 2.566 euro del comune di Cascina o un albergo di San Miniato pagherà oltre 2.000 euro l’anno rispetto ai poco più di mille euro di Pisa.

Siamo in presenza di disomogeneità inaccettabili, che si registrano all’interno non solo di comuni appartenenti alla stessa regione, ma addirittura tra i comuni della stessa provincia, che hanno parametri riferibili a popolazione, tessuto imprenditoriale, densità abitativa e condizioni territoriali quantomeno similari. Abbiamo pertanto inviato una lettera a tutti i sindaci dei comuni della provincia di Pisa” – annuncia il direttore di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli – “chiedendo loro l’applicazione rigorosa del criterio dei fabbisogni e dei costi standard e soprattutto la revisione del sistema che rispetti il principio del “Chi più inquina più paga”, tenendo conto delle specificità delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi, al fine di prevedere esenzioni, agevolazioni, ricalcolo delle superfici. In una parola: meno costi e meno burocrazia, per liberare le imprese dal peso delle inefficienze locali di gestioni, anche perché con il pagamento della Tari non si sono andati a coprire solo i costi per migliorare la differenziata, ma anche le inefficienze e gli sprechi del sistema”.

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