Confederazione Cobas: “No alla chiusura del centro di accoglienza in Via Garibaldi”

PISA – La Confederazione Cobas ha inviato questo comunicato per spiegare la propria posizione sulla chiusura del centro di accoglienza per extracomunitari di via Garibaldi.

Dopo una lunga e estenuante trattativa tra il Comune di Pisa e la Società della Salute, il centro di accoglienza per cittadini extracomunitari di via Garibaldi chiude per essere ristrutturato.

Le attività progettuali e l’accoglienza sono momentaneamente sospese e riprenderanno sotto altra forma in un appartamento in via Livornese, uno spazio assai più piccolo e destinato ad ospitare un numero ridotto di migranti.

La struttura di accoglienza, gestita da due cooperative del territorio pisano fin dal lontano ‘99, aveva urgente bisogno di ristrutturazione e a più riprese i soggetti attuatori e la Società della salute, che dispone dell’utilizzo della struttura pur non essendone proprietaria, avevano chiesto al comune di Pisa (proprietario) di provvedere alla manutenzione straordinaria. Mancanza di fondi o piuttosto una celata volontà politica di abbandonare la struttura?

La questione non è da leggere in un mancato accordo tra Società della Salute e Comune sui lavori e sulle risorse da spendere per la ristrutturazione dell’immobile? A tal riguardo abbiamo molti dubbi perchè la decisione non è passata da alcuna commissione consiliare, né tantomeno è stata discussa in consiglio comunale. Stando cosi’ le cose, com’ è possibile che ci sia la certezza sullo stanziamento dei fondi per completare i lavori di ristrutturazione? Dov’è stato deciso il percorso di chiusura e le modalità di riapertura del servizio? Sono state coinvolte le associazioni di migranti presenti in città?

Il dato di fatto è che in questo momento la struttura di via Garibaldi è chiusa e l’appartamento in via Livornese non è ancora attivo. Se si sommano ai 23 posti letto inutilizzati in via Garibaldi i 9 di via Livornese si arriva a 32 posti letto ad ora inutilizzati.
Una nota progettuale: la struttura accoglieva 23 persone , dopo la ristrutturazione ne potrà accogliere soltanto nove. Ci chiediamo il senso di questa diminuzione così forte nell’accoglienza, visto che nella città non diminuisce affatto la richiesta.

Come riportato dal dossier Caritas: “Sono quasi diecimila gli stranieri immigrati residenti a Pisa, esattamente 9582, l’11% della popolazione (uno su nove). Lo rivela il Dossier Caritas Migrantes 2010, dal quale si scopre che, di questi immigrati, 1685 sono minorenni e tra loro 977 sono nati in Italia”.

Proprio perché interessata da flussi migratori così importanti, ci chiediamo quale sia il senso di diminuire drasticamente l’accoglienza.

Altro punto su cui riflettere è quello della partecipazione alla programmazione e alle scelte da parte della società civile, delle realtà sociali e sindacali operanti sul terriorio.

Si ricorda che la Società della Salute ha tra i suoi obiettivi la partecipazione della società civile alle scelte di programmazione e verifica dei servizi e progetti. La stesura del Pis, cioè dello strumento di programmazione degli interventi sul territorio di riferimento, serve proprio a soddisfare tale obiettivo.

Sul sito della Sds, nella pagina dedicata alla programmazione, all’ Art. 21 LRT 40/05 si definisce il Pis come “ lo strumento di programmazione integrata delle politiche sanitarie e sociali a livello di zona-distretto. È compito del PIS: a) definire il profilo epidemiologico delle comunità locali, con particolare attenzione alle condizioni dei gruppi di popolazione che, per caratteristiche socio-economiche, etnico-culturali, residenziali, sono a maggiore rischio. Dulcis in fundo, richiamiamo l’attenzione sui sette lavoratori impiegati nelle attività della struttura per scongiurare la riduzione del loro monte orario\salario.

Fonte: Confederazione Cobas Pisa

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