“Controcorrente” di Giuliano Fontani: “Diciamoci tutto senza finzioni”

PISA – Questa è una rubrica “scomoda”, per definizione. Altrimenti non si intitolerebbe “Controcorrente”. E allora, cari amici, bisogna mettere al bando l’ipocrisia e il conformismo, anche a costo di dire cose poco gradite.

di Giuliano Fontani

Il Pisa viaggia come un treno, vince in casa e fuori, veleggia al primo posto in classifica sia pure in coabitazione. Otto partite nonsono molte, ma neppure pochissime per tracciare un profilo. e proprio ora che la situazione si tinge di rosa, sia consentito di guardare oltre, di descrivere l’aria che si respira e di non cullarsi sui successi recenti. E’ un esercizio critico che non dovrebbe mai venire meno. La squadra è forte, può battere qualsiasi avversario di questa categoria e tuttavia a mio avviso non è modellata per vincere il campionato. Pagliari sta ottenendo molto, forse anche più di quanto sarebbe lecito aspettarsi. Questo non è un atto di sfiducia, ma una presa di coscienza che ci mette al riparo da brutte sorprese. Il campionato ci proporrà altri infortuni e altre squalifiche. Non importa avere la palla di vetro per prevederle e non ci piace il ruolo della Cassandra. Però, se da una parte è bello vivere alla giornata, dall’altra bisogna guardare alla realtà, in tutta la sua crudezza. Ci potremmo fermare a delle semplici constatazioni, fin troppo scontate: la rosa dei giocatori è risicata, mancano almeno un difensore e un centrocampista. Ma non è solo questo. Pagliari ha formato un grande gruppo facendo leva sull’entusiasmo e su qualche ottima risorsa tecnica, l’ha isolato da un contesto modesto e anche scettico, mischia sapientamente umiltà e spavalderia. Lo fa isolando la squadra da un ambiente che certamente adesso non è nelle condizioni di osteggiarlo, almeno ufficialmente. Ma la squadra marcia, chiaramente, su un binariodi convergenza parallela con la società, a cominciare dallo staff medico, l’assetto societario, l’apparato che sta dietro alle impresedella formazione. Sarebbe facile smentire tutto ciò e chi vi scrive non è in grado di documentare niente. Però questo è quel che si respira. Pagliari non vuole nessuno in campo durante gli allenamento, ha stretto un cordone, che verrebbe la voglia di definire sanitario, non fosse un gioco di parole, con tutto ciò che lo circonda. Annusa anche cosa potrebbe accadere quando il Pisa dovesse perdere due o tre partite. A una conduzione tecnica così forte e autarchica non sarà concesso niente. E tutto avviene sullo sfondo di una società che ha mancato gli appuntamenti con gli investimenti importanti, che non prevede di mettere mano al portafoglio neppure alla riapertura del mercato di gennaio, che sta trasformando un giusto rigore economico e in una forma di risparmio patologica e per questo senza futuro. Ci farebbe piacere, una volta, non parlare di bollette dell’acqua, di steward daimpiegare ai tornelli, di trasferte al sud da fare in pullman, di convenzioni economiche con l’amministrazione comunale. Ci piacerebbe sapere se c’è (e a quanto ammonta) il budget da mettere a disposizione di Lucchesi per rinforzare la squadra. I tifosi hanno bisogno di un sogno, lo meritano. E’ per questo che si aggrappano a tutte le speranze, anche allo sponsor dell’ultim’ora. Il Pisa di oggi è una macchina sotto sforzo che produce e consuma molto. Chi lo può battere? Il Frosinone, il Benevento, il Catanzaro, il Perugia, la Salernitana, il Lecce? Oppure le neo promosse L’Aquila e Pontedera? O nessuna di queste squadre? Nell’attesa di poter rispondere a questa domanda, incoraggiamo la carovana di Pagliari a continuare il suo viaggio. C’è qualcosa di avventuroso nell’impresa, come fu per i pionieri americani nell’attraversamento del grande west,. Ma ci sono anche le incognite degli zingari nel carrozzone alla ricerca di una patria…

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