“Controcorrente” di Giuliano Fontani: “I Benaltristi in servizio permanente”

PISA – Gli specialisti del “benaltrismo” non si concedono giorni festivi. Il Pisa vince la prima partita di campionato, fuori casa, e loro scoprono la pochezza del Barletta.

di Giuliano Fontani

I nerazzurri ricominciano da dove avevano finito, cioè conquistando tre punti all’esordio, ma per loro ci vuole “ben altro” . E’ chiaro siamo appena all’inizio, che la squadra sarà attesa a test più impegnativi, ma dare per scontata la vittoria a Barletta, su un campo dove il Pisa nella sua storia non aveva mai avuto fortuna, è segno di un pregiudizio sconfortante Nella vittoria in terra pugliese non c’è niente di epico, sia chiaro. Non è assolutamente il caso di evocare la famosa disfida di Barletta. Non c’era in palio la preminenza dei francesi, degli spagnoli o dei cavalieri italiani, in campo non c’erano Charles de Torgues, detto de La Motte e neppure Ettore Fieramosca. Non c’era neppure quel mattacchione aristocratico di Brancaleone, che secoli dopo il grande Mario Monicelli calò nei panni di Vittorio Gasmann. C’erano semplicemente due squadre di calcio che non si erano ancora misurate con la realtà del campionato. Il campo ha detto Pisa, per il risultato finale e anche sul piano del gioco. I “benaltristi” comunque continuano nelle loro esercitazioni. Sono convinti che per di questo Pisa una squadra competitiva, occorra “ben altro”. Sono gli stessi che non credevano all’arrivo di Arma e Giovinco, gli stessi che l’anno scorso di questi tempi pensarono di aver risolto i problemi dell’attacco del Pisa con l’ingaggio all’ultimo minuto di Scappini, che hanno quasi tirato un sospiro di sollievo quando se ne è andato Perez. E che adesso si sentono orfani di un difensore centrale. Il campionato però ha il volto duro della realtà. Il Pisa insiste sui giovani e proprio ieri il direttore della Lega Ghirelli ha ricordato, cifre alla mano, che i campionati li vincono le squadre più giovani, a cominciare dalla Juventus. Gli scettici in servizio permanente effettivo sono già al lavoro per cercare in Pagliari il responsabile del digiuno di Arma, dimenticando come il Barbone, a Pisa, ha inventato prima Fanucchi e poi Gatto nei panni di goleador. La speranza è che il tecnico marchigiano possa sopperire anche alla mancanza di un giocatore esperto al centro della difesa, ma bisogna ricordare che intanto ci aspettiamo il recupero di Sabato, che consentirà di smazzare meglio le carte davanti a Pugliesi. In secondo luogo che la linea difensiva di Pagliari è la specialità della casa. Chi osserva il lavoro di Pagliari negli allenamenti sa quanto il trainer, da sempre, si dedica a perfezionare i meccanismi della difesa. Certo, Bonucci, Chiellini e Barzagli non ce li abbiamo e neppure Picchi e Guarnieri se vogliamo andare più indietro nel tempo. Però l’assetto del centrocampo, a protezione della difesa, con lo scivolamento ora a destra, ora a sinistra, a seconda dell’azione avversaria, consente una cesura più efficace. Pagliari, da questo punto di vista, è una sicurezza, per nella limitatezza delle risorse tecniche a disposizione. Anche le sue scelte, a giudicare alle primissime battute, sono in linea con il suo carattere libero e autonomo. Lo si è visto con la scelta del portiere. Sarebbe dunque il momento di soffiare nelle vele dell’entusiasmo e non star dietro alle Cassandre che teorizzano calcio senza averlo mai praticato e neppure frequentato da vicino. Ripetere la magnifica cavalcata dello scorso finale di campionato sarà tutt’altro che semplice, anche perché ci sono obiettivamente formazioni meglio attrezzate. Ma noi abbiamo ancora negli occhi il Pisa carico di entusiasmo e di voglia di vincere che Pagliari scatenò per superare il momento di grande depressione che aveva attanagliato tutti. Bisogna crederci, dunque, anche perché non costa niente e la componente della fiducia è essenziale in tutti gli sport, specialmente in quelli di squadra. Poi, magari, avranno ragione i “benaltristi”, i soloni da bar sport che imperversano sui muri dei vari siti. Il bello è che sono lì, tutti i giorni, a magnificare il ventennio romeiano e non si rendono conto che se, a quel tempo, avessero solo osato esprimere un centesimo delle malevolenze che riservano al Pisa di oggi, avrebbero dovuto darsi alla macchia.

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