“Controcorrente” di Giuliano Fontani: “I dirigenti di Lega oppositori di se stessi”

PISA – Torna la nostra rubrica “Controcorrente” a cura di Giuliano Fontani, che questa settimana si occupa delle questioni spinose  dei contributi e della regola dell’età’ media.

di Giuliano Fontani

Qualcosa di misterioso e di schizofrenico regola i rapporti di forza all’interno della Lega professionisti di prima e seconda divisione. A quindici giorni dall’inizio del campionato non conosciamo ancora le regole in base alle quali saranno distribuiti gli incentivi economici alle società. Si parla con insistenza dell’età media quale parametro indispensabile, ma non unico, per mettere le mani su quei denari. L’associazione dei calciatori si oppone, ma finora senza una strategia sindacale chiara. I dirigenti della Lega ne approfittano per far passare le loro riforme in maniera strisciante, dandole un po’ alla volta in pasto ai giornali e stando alla finestra a vedere le reazioni che suscitano.

Ogni anno questi dirigenti, sempre gli stessi (Macalli e Ghirelli) smazzano le carte alla ricerca di nuove soluzioni ma non sembrano assolutamente in grado di trovarle. Una delle ultime sortite pubbliche di Ghirelli, sotto il manto di un democratrico e politicamente corretto pluaralismo , finisce nel risibile: noi fissiamo delle regole, vedi l’età media dei calciatori, poi i club possono fare quello che vogliono: Se ambiscono ai contributi fanno giocare i giovani, altrimenti sono liberi di darsi altri obiettivi e schierare giocatori di qualsiasi età…

Come dire: i poveretti che per sopravvivere hanno bisogno dei contributi federali si adeguino alle regole, chi può spendere e investire milioni di euro per la promozione è libero di farlo. Dunque una competizione sportiva che nasce all’insegna della regola più discriminatoria che esista: se vi potete permettere i trentenni prendeteli pure, altrimenti giocate con i ragazzini…. Ma per arrivare a questa conclusione non c’è bisogno di regole, basta lasciare disciplinare la materia al mercato capitalistico, E così del resto dovrebbe avvenire in una categoria che si proclama e si vorrebbe professionistica.

Al di là della opinabilità delle idee resta da spiegare come sia possibile che ogni anno le regole le riformino gli stessi dirigenti degli anni precedenti, che Macalli e Ghirelli contraddicano continuamente se stessi in un gioco di specchi in cui sembrano alternarsi tra maggioranza e opposizione di loro stessi. Per dirla con il Polonio scespiriano, c’è della ragione in quella follìa… Lo stesso discorso vale per la composizione dei gironi. L’anno scorso si optò per una divisione della penisola tra est e ovest, con qualche eccezione se è vero che Trapani e Lecce, ad esempio, si trovarono nello stesso girone. Quest’anno i fautori della divisione tra oriente e occidente, gli stessi Macalli e Ghirelli, sono tornati alla tradizionale divisione tra nord e sud. Niente conta che al settentrione ci siano meno squadre che al meridione, niente conta che il girone sud veda un concentramento di società con grandi aspirazioni. Vero: le valutazioni tecniche non competono ai dirigenti di Lega, ma per dividere la penisola con un colpo di righello all’altezza del 44.mo parallelo, non c’è bisogno di super manager dallo stipendio d’oro, anzi sorge il dubbio che le decisioni siano prese da quel “marito che scambiò la moglie per il cappello”. Però, se i dirigenti di Lega hanno deciso di ribaltare completamente la decisione assunta l’anno prima, non avrebbero dovuto quanto meno fare un esame autocritico e trarne le conseguenze?

Niente. Nessuno molla il cadreghino, tutto cambia perché nulla cambi, secondo il gattopardesco Tommasi di Lampedusa. Quel che si è sbagliato quest’anno – sembrano dire – siamo pronti a cambiarlo l’anno prossimo. E se qualcuno provasse a cambiare loro?

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