“Controcorrente” di Giuliano Fontani: “Il bambino nasce vecchio”

PISA – Torna la rubrica “Controcorrente” curata da uno dei decani del giornalismo pisano GIuliano Fontani.

di Giuliano Fontani

I lettori di questa rubrica si aspettano altro perché nell’ultima apparizione avevo promesso di trattare un tema diverso, vale a dire che la sfida impossibile che Pagliari e il suo Pisa avrebbero lanciato al campionato che si sta preparando. Il tempo però non è ancora maturo e poi è salito alla ribalta delle cronache un tema di attualità, la progettazione del nuovo stadio, che non voglio ignorare.

A questo spazio, per sua natura “controcorrente”, sarà consentito levare una voce fuori dal coro. In questi giorni si sono moltiplicati i peana, gli attestati di ammirazione, gli auspici di una rapida realizzazione. Non c’è dubbio che l’architetto Zavanella e la sua folta schiera di tecnici abbia individuato un problema vero della città, che ha una valenza per quello che si andrebbe a fare e un grande interesse anche per l’area (l’attuale Arena Garibaldi) che si andrebbe a liberare.

Tutto bello, la struttura, l’ideazione, gli spazi commerciali, la modernità. Se la comodità dell’impianto, la sua funzionalità. Un po’ meno fortunata mi sembra l’ubicazione, ma su Ospedaletto si potrebbe discutere a lungo. Quel che non mi convince, invece, è la capienza: 20.407 spettatori. Pochi, secondo me. E dirò perché.

La scelta di un’infrastruttura del genere non può prescindere da una previsione urbanistica.. Scattando la fotografia del presente, ventimila posti allo stadio sarebbero più che sufficienti. Anche troppi. Ma le progettazioni contengono in sè il bello di uno sguardo lungo. E se il Pisa, la società che dovrà essere il perno intorno al quale ruota lo stadio, dovesse crescere e salire di categoria? Nel secolo scorso, non mille anni fa, questo è avvenuto più volte, fino alla serie A. Se il fenomeno (e in quanti siamo ad augurarcelo…) si ripetesse? Il bacino di interesse arriverebbe facilmente a trentamila spettatori e anche più. Sento già le obiezioni. Lo Juventus Stadium è stato disegnato (appunto dall’architetto Zavanella) con quarantamila posti, serve una grande città come Torino e gli appassionati di un club seguitissimo in tutto il paese. Ebbene, l’esempio di Torino è proprio quello che non vorremmo si ripetesse a Pisa. Quarantamila spettatori allo Juventus Srtadium rappresentano una forte limitazione alla partecipazione popolare, vale a dire a una delle prerogative del calcio al di fuori dei perimetri puramente tecnici, alla fine quello che dovrebbe stare maggiormente a cuore agli amministratori pubblici. La limitata disponibilità di posti probabilmente è funzionale gli interessi della proprietà (che è a Torino la Juventus) in quanto riduce i costi di gestione e di manutenzione e agisce sulla leva dei prezzi per compensare gli incassi. Così, quest’anno, siamo arrivati al paradosso di un biglietto di curva a 40 euro e migliaia di sportivi lasciati senza biglietto e dunque davanti alla televisione. Domandiamocelo: è il calcio che vogliamo? Il tema ha i suoi risvolti economici e politici. Ad Andrea Agnelli sta bene così, lo stadio piccolo e sempre pieno a prezzi altissimi riduce i costi, incassa molto e massimizza i profitti. Che poi diecimila tifosi del Napoli quest’anno non abbiano potuto assistere alla partita della loro squadra a Torino non importa niente, che la fascia popolare della tifoseria.bianconera non
potendosi permettere un biglietto di curva a 40 euro abbia lasciato il posto a tifosi più agiati, non lo turba. Nel gioco della domanda e dell’offerta, che determina i prezzo, è come se il presidente del Pisa Carlo Battini chiudesse un intero settore (la curva nord?) per diminuire le spese di gestione e manutenzione e realizzasse un incasso superiore facendo pagare a tutti il prezzo della gradinata… Lo rincorrerebbero con l’ombrello… Speriamo dunque che il nuovo stadio di Pisa, se mai nascerà, non nasca piccolo e vecchio come nelle attuali previsioni. Perché in questo caso non avverrà come nel grande racconto di Scott Fitzgerald, il curioso caso di Benjamin Button portato sulle scene da Brad Pitt, che con l’andare del tempo il bambino comincerà a ringiovanire.

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