“Controcorrente” di Giuliano Fontani: “Il Direttore Lucchesi, L'”Americano tranquillo”

PISA – Torna la nostra rubrica “Controcorrente” di Giuliano Fontani dedicata questa settimana al Dg Fabrizio Lucchesi, uno dei principali artefici dei successi del Pisa della scorsa stagione e grande protagonista del mercato attuale della società di Piazza della Stazione.

di Giuliano Fontani

La missione impossibile del Pisa, di cui abbiamo parlato nell’ultima puntata di questa rubrica, è nelle mani di tre uomini. L’obiettivo di fare un Pisa competitivo senza rincorrere le bizze milionarie di alcuni club dissennati passa per una seria programmazione economica, un’accurata selezione dei calciatori, un duro lavoro sul campo. Tre funzioni che il Pisa ha ripartito rispettivamente nelle figure del presidente Carlo Battini, del direttore generale Fabrizio Lucchesi e dell’allenatore Dino Pagliari. Appena poche settimane fa, all’indomani dell’esaltante galoppata verso i play off e la cocente delusione di Latina, in una trasmissione televisiva di Granducato mi fu chiesto di anticipare, sul piano delleprevisioni, uno scenario. Mi guardai intorno, in senso figurato: non intravidi nessuno accanto a Battini, pensavo che Pagliari avrebbe fatto di tutto per rimanere a Pisa e conclusi che vi sarebbe rimasto, visto che il presidente lo voleva trattenere, pronosticai che anche Lucchesi non se ne sarebbe andato. Da questi tre personaggi bisognava dunque ripartire. Nei mesi precedenti, lo confesso, avevo pronosticato che Lucchesi non sarebbe rimasto alla direzione generale. Avevo assistito al dramma professionale di quest’uomo dall’aspetto dell'”Americano tranquillo” di Grahne, che si concede la civetteria fiorentina di un fazzoletto nel taschino, con l’aria di chi ne ha viste e passate tante. Ero con lui la sera dell’arrivo di Dino Pagliari, che faceva seguito all’esonero di Alessandro Pane. Uno smacco, uno schiaffo, anche in rapporto al passato e al prestigio di chi subiva quell’affronto. “Noi andiamo a cena all’osteria San Paolo, direttore viene con noi? chiese Riccardo Silvestri. “No, andate pure, caso mai vi raggiungo con un taxi…” fu la risposta. Lucchesi era un uomo solo e si sfogò con me: “Me ne volevo andare, avrei pagato per andarmene…”. Mi permisi una battutaccia per sdrammatizzare: se paghi, Battini ti lascia andare. Era una boutade maligna e ingiusta, oggi sono in vena di ammissioni. Perché il presidente ha lavorato per ricucire quello strappo con il suo braccio destro più fidato (e più pagato). Vennero le vittorie e a tratti Lucchesi dette l’impressione, ai più perfidi, di soffrire di quella sorta di legge del contrappasso, una di quelle situazioni paradosssali che solo la passione calcistica sa scatenare. Ricordo, a metà della rincorsa di Pagliari, di aver lanciato un ponte a Lucchesi, nel corso di un collegamento telefonico in diretta tv, perché l’uomo umile ha tutto da guadagnare e l’orgoglioso tutto da perdere, perché la modestia trova sempre la generosità mentre l’orgoglio trova l’invidia. Era questo il concetto. Mi accorsi, con intimo piacere, che Lucchesi capì a volo, percorse quel ponte e mi confermai di essere davanti ad un personaggio intelligente che sa anche scommettere sulle proprie sconfitte, che in genere è il modo di assicurarsi la vittoria. Le vittorie del Pisa, in realtà, erano le vittorie di tutti. E così andavano vissute. Con l’aggiunta che quell’esaltante finale di campionato avrebbe rivoluzionato dalle fondamenta il destino del Pisa. La vittoria ha virtù taumaturgiche, magari se ne potesse fare uso in tante crisi coniugali… La squadra aveva ritrovato la voglia e la fiducia, il pubblico era tornato all’Arena con le eccezionali coreografie delle vigilie e anche con un emozionante tributo di passione umana nella sconfitta. Lucchesi non aveva bisogno del permesso di nessuno per salire sul carro del vincitore: i giocatori che aveva portato erano stati protagonisti di una cavalcata esaltante. Lucchesi, dirigente che ha vinto tanto, aveva diritto di vedersi riconosciuto il suo successo personale, forse il più significativo, perché l’arte di vincere si impara nelle sconfitte. Come scrisse Grayling ne “Il significato delle cose”, non aveva permesso alla sconfitta di avere la meglio su se stesso. L’Americano tranquillo non ha ancora finito l’opera, ma ci lavora per ultimarla. Gli scriteriati (se non peggio) dirigenti della Lega Pro fanno di tutto per intorbidire le acque. Non sappiamo ancora con quali regole si giocherà (l’età media avrà un valore?) e probabilmente non si farà niente per evitare un concentramento delle corazzate nel girone meridionale. Scrivo queste note infatti mentre non è ancora stata decisa la formazione dei gironi, ma ho qualche motivo di pessimismo difronte a dei dirigenti federali che un anno dividono l’Italia tra nord e sud, l’anno dopo tra est e ovest e poi, forse, a testa all’ingiù. Il Pisa aspetta, sa di aver messo solide basi per un buon campionato (non voglio dire di più) anche se non porta bene sbilanciarsi con le previsioni che si possono fare dalla campagna di mercato. Qualche buon giocatore è stato confermato, i giovani hanno un ottimo pedigrée, altri si collocano in una fascia che per la categoria non ha bisogno di conferme, altri ancora arriveranno. Il tutto all’insegna di una sfida al calcio milionario che ottenebra le menti anche in serie C. Questi giocatori diamoli al Barbone e vedrai che ci divertiremo…

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