“Controcorrente” di Giuliano Fontani: “Il Pisa rischia di segare l’albero su cui e’ seduto”

PISA – Quattro partite, quattro pareggi. Benevento, Grosseto, Prato, Salernitana, squadre di buon rango e anche di grandi ambizioni contro le quali il Pisa non è riuscito a vincere ma è riuscito a non perdere.

di Giuliano Fontani

Dopo la tribolata vittoria sull’Ascoli la striscia dei risultati positivi si allunga, ma certo non è divenuta del tutto rossa. Quattro punti conquistati in circostanze diverse, perché indubbiamente l’uno a uno di Benevento somiglia molto a una vittoria, del resto accarezzata e sfumata a cento secondi dalla fine. Negli altri tre turni di campionato molti commentatori hanno parlato di un’involuzione del gioco e delle condizioni di forma del Pisa. Si può essere d’accordo sulla seconda parte del discorso perché la lunga serie di infortuni ha minato fortemente le risorse energetiche della formazione, al punto da indurre Pagliari ad un turn over preventivo che ha lasciato in panchina prima Mingazzini e poi Sampietro. Meno d’accordo sul gioco, perché il Pisa formato-Pagliari ha fatto della concretezza la sua cifra espressiva fin dall’inizio della stagione. La flessione di rendimento ha coinciso con gli infortuni a ripetizione e anche con le polemiche che Pagliari ha fatto venire alla luce clamorosamente dopo la partita contro il Grosseto. Il trainer in definitiva ha tentato di rompere l’accerchiamento.che si era saldato intorno alla sua panchina e anche ad alcuni dei giocatori più rappresentativi. I contrasti con lo staff sanitario (non tutto) hanno fatto da detonatore ad una situazione esplosiva. Di tutto questo i giornali hanno parlato poco, un po’ di più lo si è fatto negli studi televisivi e radiofonici. Se Pagliari se ne uscì in quel modo dallo spogliatoio, se ebbe una reazione così sanguigna e decisa, evidentemente ce ne era abbastanza per uscire da quell’aria malsana alimentata dall’interno con dichiarazioni che somigliavano a veri e propri ultimatum. Frecciatine che sono continuate anche dopo ilpresunto chiarimento e il ritorno dell’allenatore e che sono alla base dello strano disagio che circonda la squadra. Dico “strano disagio” perché mi sforzo per rimanere nel campo dell’educazione. I risultati, diciamolo, fino ad ora hanno nascosto una realtà che prima o dopo emergerà in tutta la sua crudezza. Cinque-sei squadre sono state costruite per vincere il campionato e ne coltivano legittimamente la speranza. Il Pisa non è fra queste. La società nerazzurra ha guardato agli incentivi federali per l’impiego dei giovani, mentre Lecce, Salernitana, Perugia, Frosinone e Benevento hanno fatto la squadra guardando alla classifica. Entriamo in questo ordine di idee e tutto sembrerà se non più chiaro, almeno più ragionevole. Il Pisa non investe, non scommette sul suo futuro, vivacchia con la speranza che il suo capo ciurma ripeta il miracolo dello scorso campionato per camuffare limiti evidenti. Il Pisa va a Barletta in pullman, la Salernitana viene a Pisa in ritiro con due giorni di anticipo. E al tempo stesso, paradossalmente, qualcuno ha perfino la tentazione di segare il ramo dell’albero su cui sta seduto. Se non l’ha ancora fatto è sostanzialmente per tre motivi. Anzitutto perché è difficile immaginare la capacità di mettere a libro paga un altro allenatore, il suo vice e il preparatore atletico mentre si lesinano poche migliaia di euro per rinforzare la squadra. In secondo luogo perché il licenziamento del tecnico secondo in classifica farebbe ridere tutta l’Europa del calcio. Infine perché sarebbe ingeneroso caricare sulle spalle del nuovo allenatore la speranza di fare meglio del suo predecessore. C cosa dovremmo chiedergli? Di portare direttamente la squadra in serie A? Due anni in uno, senza iscriversi al Cepu. Eppure… Invece sarebbe giusto togliere un po’ di pressione, del resto ingiustificata, dalle spalle dei nerazzurri, su una squadra di calcio costruita in economia, capace di stare nei quartieri alti della classifica e di non perdere neppure contro le “grandi”. Sarebbe normale per una formazione che costa un sesto di quello che spendono le società prima menzionate, che affronta la trasferta di Barletta in pullman, che torna da Benevento con un panino per il pranzo. Altro che questo clima di perenne incertezza, di precariato parossistico, di esami che non finiscono mai.

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Un’annotazione critica su una delle ultime operazioni del Pisa. Era proprio il caso di affiancare il nome di una società di calcio alle farmacie comunaii?. E’ vero, ormai le farmacie vendono di tutto, ma per i più sono un luogo dove si comprano i prodotti per i familiari che si devono curare, soffrono e qualche volta rischiano di morire. L’operazione commerciale non la conosco nei dettagli, quella di marketing è quanto meo assai discutibile.

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