“Controcorrente” di Giuliano Fontani: La Primavera del Pisa prima nella classifica degli incentivi

PISA – Con colpevole ritardo pubblichiamo una riflessione del nostro Giuliano Fontani sulla gara del Pisa a Lecce.

di Giuliano Fontani

Ci sono tanti modi per perdere una partita di calcio e il Pisa, che di gare ne ha perse soltanto tre, sceglie quelli più originali. Con il Pontedera perse all’ultimo minuto di recupero, con un calcio di punizione da 40 metri, a Lecce ha perso praticamente al primo minuto, su un’azione – si fa per dire – di calcio d’angolo. Tutto il resto non conta, un mix di sfortuna (il palo di Cia sull’uno a zero) le cervellotiche decisioni dell’arbitro, con l’aggiunta di qualche angheria della stessa terna maglia color cedrata.

Se l’analisi si ferma al risultato il pollice è verso, non c’è dubbio. Ma i commenti si fanno su quello che si vede. E allora mi permetto di andare controcorrente, non solo per coerenza con il titolo di questa rubrica. Il Pisa ha giocato male e compromesso la partitanei primi 15 minuti: la paralisi sul cross dalla bandierina e la rete di Diniz, due o tre improvvidi rinvii di Provedel hanno animato unLecce per il resto sconclusionato e insufficiente. Poi la partita è cambiata, ma non fino al punto da mutarne il corso. Cia e Bollino sono arrivati vicini al pareggio in due circostanze e il palo ha negato la soddisfazione del gol all’ex comasco. Non mi voglio assolutamente attaccare a questo episodio per giustificare la sconfitta del Pisa, i pali del resto non contano e non fanno classifica. Però il fatto che i nerazzurri siano andati un paio di volte vicini al pareggio, con azioni manovrate e lineari, dicono che la squadra alla fine del primo tempo, nonostante il doppio passivo, era ancora viva e vitale. Era vivo e vitale, il Pisa, anche nella ripresa nonostante i due gol e l’inferiorità numerica per l’espulsione di Rozzio e si visto come si è proposto nella metà campo avversaria fino a quando non è entrato in scena l’arbitro: un probabile calcio di rigore in favore del Pisa per l’atterramento in area di Pellegrini si è trasformato nella seconda espulsione, che ha tirato dietro di sè la terza perché Cia ha consigliato un viaggetto a quel paese all’assistente dell’arbitro, un permalosone che ha cominciato ad agitare la banderina come avesse dovuto scacciare il calabrone che gli ronzava sulla testa. Quante volta, Sky permettendo, li vediamo girarsi dall’altra parte quando a mandarli platealmente nello stesso paesello sono i bigs della serie A…

In otto contro undici ci poteva stare la slavina dei gol. E’ vero che il Lecce il risultato l’aveva messo al sicuro, ma è pure vero che i resti della Primavera del Pisa (perché la nostra è una formazione da campionato Primavera) hanno tenuto il campo con ordine e orgoglio. In ultima analisi una partita poco giudicabile, condizionata da qualche errore individuale e gli svarioni dell’arbitro, che il Pisa – a tratti – ha giocato meglio di altre trasferte, ad esempio Prato. Maggiore scorrimento del pallone, miglior presidio del centrocampo,

naturalmente nei pochi minuti in cui si è trattato di una partita “vera”. E’ un giudizio che non basta a vincere la delusione deitifosi, che vorrebbero sempre veder vincere il loro Pisa e che sono sempre disponibili a cercare il capro espiatorio. Ce ne sono alcuniche hanno un film nella testa, se lo sono sognato di notte e al termine della partita lo raccontano come se l’avessero visto davvero.

Popolano giorno e notte siti pseudo nerazzurri che dovrebbero essere chiusi dal nucleo antisofisticazioni dell’informazione, si ostinano a non prendere atto di una verità palmare: il Pisa è stato costruito per vincere la classifica degli incentivi per l’impiego dei giovani (e la. tabella di marcia è perfetta) mentre altre formazioni, a cominciare dal Lecce, sono state messe insieme con l’obiettivo di vincere il campionato e andare in serie B. La Primavera del Pisa ha perso contro un Lecce che schierava, oltre al Nazionale Fabrizio Miccoli, un certo Lopez che ha vinto uno scudetto in Uruguay con il Penarol, ha partecipato alla Coppa Libertadores e ha giocato in serie A nel Brescia; un certo Diniz che ha giocato nel Livorno in serie B e in serie A; un certo Ferreira Pinto che ha al suo attivo 37 presenze tra i cadetti e 72 nella massima divisione; un certo Bogliacino che ha disputato e segnato con la maglia del Napoli nella coppa Intertoto, che ha 132 presenze con la maglia dei partenopei, 34 nel Chievo e 28 nel Bari; un certo Amodio che ha giocato nella Sampdoria in serie A. Per favore… I nostri giocatorini sono bravi, si faranno… Riparliamone fra qualche anno.

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