“Controcorrente” di Giuliano Fontani: “Non mi scoraggio perchè ogni tentativo sbagliato è un passo avanti”

PISA – Torna come ogni settimana la consueta rubrica “Controcorrente”, curata da uno dei decani del giornalismo pisano Giuliano Fontani, che analizza la finale di andata tra Pisa e Latina.

di Giuliano Fontani

Ai lettori di Pisanews questa settimana e’ servita un po’ più di pazienza. Infatti si appresteranno a leggere queste righe con qualche ora di ritardo perché il loro cronista ha dovuto riprendersi da uno choc molto forte: la serie B che sembrava a portata di mano adesso è un passo più lontana. O, almeno, non è ancora stata acciuffata. L’avrei voluta prendere per la coda, come capiterebbe allo sciamano. Invece, per ora, è sfuggita tra i canti dei pontini, di una squali tesa oscena alle mie orecchie. Ho messo la testa sotto il rubinetto dell’acqua fredda. Forse un getto gelato avrebbe avuto un effetto rigeneratore. Meglio mi ha fatto un libro che ho scelto alla ricerca di una consolazione: Scriveva Thomas Edison: “Non mi scoraggio perché ogni tentativo sbagliato è un passo avanti”. Un passo avanti? Rivedo il film della partita, Mi ritrovo in tribuna al braccio del mio amico di Lido di Camaiore quando Perez la fa “corta” a Gatto che è pronto a spaccare la porta , mi inviperisco quando i nerazzurri in maglia bianca cialtroneggiano simulando infortuni a ripetizione sotto gli occhi dell’arbitro. Rivedo lo stesso inetto direttore di gara che diventa implacabile appena Favasuli si aggrappa, quasi con pudore, al torace di un avversario a centrocampo e gli sbatte sul muso il cartellino giallo con una veemenza tale da apparire premeditata. Me la prendo con l’arbitro e mi accorgo di allontanarmi dalla realtà. Non che il direttore di gara mi sia piaciuto. Tutt’altro. Ma non vorrei scantonare. Il Pisa è arrivato in alto, molto in alto. Dove nessuno lo avrebbe mai pronosticato due mesi fa, contende la promozione a società che hanno speso il doppio, il triplo, forse dieci volte di più, ha eliminato squadre che gli erano davanti in tutto e per tutto, il Frosinone, il Benevento, il Perugia. Un’altra, la Nocerina, l’ha fatta fuori il Latina. E allora, cosa pretendere? E poi, quell’arbitro così subdolamente ostile… No. Non è l’ora dei bilanci e neppure delle giustificazioni. Abbiamo 40 milioni di di ragioni per fallire, ma non una sola scusa. Andiamocela a giocare a Latina questa promozione, sperando che l’autore del canovaccio di questo psicodramma che sono i play off sia un regista alla Dario Argento, oppure uno scrittore in vena omerica, perché la promozione sia la ripetizione plastica del miracolo di Perugia, il risultato raggiunto quando la fine sembrava segnata. Andiamocela a prendere, la serie B, a Latina. Ci sono 90 minuti per fare un gol, forse altri 30 se la prima ora e mezzo non basta. Siamo consapevoli che ce la giocheremo nelle peggiori condizioni sotto “il cielo sulla palude”, il film di Augusto Genina sul martirio di Maria Coretti. Ci aspetterà un giorno afoso, in quel luogo una volta mefitico e infestato da zanzare e tafani, che il regime volle bonificare per celebrare le velleità e le smanie imperiali. Il cielo di quei militi grigi che Duilio Cambellotti ci ha consegnato con il trittico inquietante intitolato “La redenzione dell’agro pontino”, conservato nella sala del Palazzo della Provincia. Però Littoria non c’è più, il fascio è solo quello scolpito sui muri dei palazzi, la palude è diventata campagna. Il trittico di Cambellotti cade a pezzi e nessuno lo vuole restaurare perché dipinto su lastre di eternit.. Andiamocela a prendere la serie B, ci vuole l’ultima impresa. La protesi dell’impresa già compiuta. Il Barbone ha lanciato il cappello oltre la frontiera, parla a suoi ragazzi ma si rivolge a tutto il popolo nerazzurro. Ha preso a prestito l’american dream, roosveltiano: “il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni”. A Latina, a Latina.

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