“Controcorrente” di Giuliano Fontani: “Pisa, dopo le novelle un silenzio dorato”

PISA – Nelle due precedenti puntate abbiamo indagato a lungo lo strano malessere che circonda il Pisa pure nella migliore stagione di questi ultimi anni, con una squadra giovane, sbarazzina, costruita in grande economia e che dopo undici partite di campionato è meritatamente in testa alla classifica.

di Giuliano Fontani

Siamo arrivati ad alcune conclusioni, ipotizzando che l’origine del problema, non la causa, risieda nella conduzione tecnica dellasquadra, forse troppo forte, addirittura autarchica, tale insomma da suscitare gelosie e ripicche personali. Il problema è che questifocolai di contestazione, malcelati dai risultati positivi, contagiano tutto l’ambiente, dando fiato ad alcune franqe che seguono le vicende nerazzurre in modo maniacale, ammalate di un protagonismo insulso e deleterio. Basta ascoltare alcune trasmissioni televisive, leggere qualche articolo di giornale e soprattutto alcuni siti locali per rendersi conto che, mischiata a tanta genuina passione, si annidano i germi di un personalismo stupido che sfiora la paranoia.

C’è gente che gioca una partita nella partita, che non si contenta di sostenere (e nel caso anche di criticare) la squadra, ma si dedica con pervicacia a un esercizio narcisistico, quello di dimostrare di aver visto lungo, di aver azzeccato le previsioni prima degli altri, di aver predetto il futuro. Che poi la realtà sia totalmente diversa, poco importa: loro sono lì, imperterriti, con le loro congetture, i loro giudizi che il tempo si premura sempre di smentire. Si scagliano contro Perez e Obodo, ne parlano come fossero ancora nel Pisa, Dimenticano le sciocchezze che hanno detto negli stessi tempi, dall’esaltazione di Scappini, ai battimani a Giordano per aver preso il posto di Ventura, fino ai giudizi di questa estate sull’attuale linea difensiva del Pisa, che descrivevano come un colabrodo. Fortuna che la realtà smentisce puntualmente le loro nefaste profezie. Verrà un giorno in cui prenderanno atto di non averne mai infilata una e si rassegneranno alruolo di buoni sostenitori del Pisa senza velleità da commissari tecnici? In questa ridicola accademia del calcio primeggiano i contestatori di Pagliari, purtroppo sostenuti anche da qualche improvvido giornalista e da qualcuno che lo scimmiotta sforzandosi vanamente di indossarne i panni. Sono loro a formare quel grumo di opinione pubblica che rende tutto così difficile e precario, che non consente di guardare alla gestione del campionato con il dovuto distacco. Il Pisa di Pagliari ha perso due partite su undici per rimanere a questo campionato e restano due le sconfitte anche se si prende in considerazione la striscia di risultati delle ultime dieci partite della scorsa stagione.

Eppure alla fine del primo tempo contro l’Ascoli, quando la squadra era immeritatamente sotto di una rete, c’era chi delirava del cambio del trainer, che intravedeva in un’altra eventuale battuta di arresto a Benevento, l’apertura di una crisi tecnica spaventosa foriera di sconfitte seriali. Poi il Pisa ha battuto l’Ascoli, ha pareggiato (e sfiorato la vittoria) a Benevento edunque la falange ipercritica ha ingoiato il rospo. Con una damigiana di bicarbonato. Fa specie – e preoccupa – che il germe della contestazione si sia insinuato anche nella società, se si deve prendere sul serio la convocazione di Pagliari dopo la vittoria sul’Ascoli, chiamato a giustificarsi del cosiddetto “non gioco”, della sparizione di Speranza, dello scadente momento di forma di Giovinco, del dissolvimento di Cia. Che si era passato il segno ce l’ha ricordato il Barbone, raccontandoci giovedì scorso la prima parte della sua “novella”, fata di numeri, eventi oggettivi, comparazioni che ripristinano la realtà e inducono ad un bagno di umiltà. Il Pisa, chi lo conduce farebbe bene a prenderne atto e a cominciare a lavorare in tutt’altra direzione. La prima parte del campionato ci dice di una squadra che può battere chiunque, che è prima in classifica sia pure in coabitazione e che se avesse avuto la fortuna di superare il Pontedera (come avrebbe meritato) adesso guarderebbe tutti dall’alto. Nei prossimi turni i nerazzurri disputeranno solo cinque gare a causa del riposo. Pur non volendo fare tabelle di marcia mi piace ipotizzare nove punti, vincendo le tre partite casalinghe contro Grosseto, Salernitana e Viareggio ed eventualmente andando a compensare fuori casa (Prato e Lecce) qualche punto perso all’Arena. Trenta punti al giro di boa sarebbero tanti, quanti basterebbero per rilanciare la sfida nel campo della società.

Vorrebbe dire: cari signori, adesso tocca a voi, mettete mano al portafogli e comprate quei tre giocatori che ci vogliono per andare inserie B con la promozione diretta. Tutto il resto muffa. Ho anche l’impressione che Pagliari, da qui a gennaio, non vorrà abbassare la guardia, pur continuando a mantenere isolata la squadra dalle sterili dispute dialettiche. In questo senso spero che il Barbone non ci debba raccontare altre “novelle”. Lo può fare con un metodo inedito per un allenatore, vale a dire il proprio silenzio-stampa. Un’autoimposizione che manterrebbe la spia accesa sul cruscotto, senza però aggiungere polemiche e contrapposizioni: la miglior parola non fu mai detta. Ci sono dei silenzi più assordanti ed efficaci di mille schiamazzi.

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