“Controcorrente” di Giuliano Fontani: “Pisa, il marchio di fabbrica e la riva bianca all’orizzonte”

PISA – Solo quattro partite, poche per parlare della classifica. Un piccolo frammento di campionato, oltretutto falsato dalla questione dei riposi.

Di Giuliano Fontani

Però il Pisa c’è: dieci punti, primo posto in coabitazione con il Pontedera, una squadra che gioca, vince e diverte. Probabilmente ancora migliorabile, ma di sicuro mandata in campo con il marchio di fabbrica del suo allenatore-condottiero, Dino Pagliari. Quattro partite, dicevamo, sono poche per giudicare. Intanto però per qualcuno è già un calvario, vedi il Lecce, che ha collezionato quattro sconfitte, per la Salernitana e il Perugia, che stentano, per il Frosinone che non convince e soprattutto non decolla. Sembra pari alle attese soltanto il Benevento, ma chissà… Anche sul Pisa i giudizi sono prematuri, con una variante. Pur con una squadra del tutto nuova Pagliari sembra aver ripreso il discorso dove era finito la stagione scorsa con la sfortunata finale di Latina. Stessa grinta, stessa motivazione, uguale voglia di vincere e di giocare. Un marchio di fabbrica, ho detto, quello della volontà, della stima e dell’entusiasmo. Ho parlato con qualcuno dei protagonisti della

cinquina inflitta alla Nocerina e la sintesi è presto fatta: da chi gioca di più (e potrei dire sempre) a chi è impiegato saltuariamente, la convinzione è al massimo stadio: contro di noi sarebbe difficileper tutti. E’ il refrain nella testa e sulla bocca di tutti. Il Barbone tiene la squadra sulla corda. La squadra ha le sue gerarchie, come deve essere, ma non c’è niente di assoluto e di scontato. Pagliari è uno strutturalista, crede nella forza del gruppo, rifugge qualsiasi personalismo. A sentir le sue prediche “uno vale uno”, indipendentemente dal nome e dalla carriera. Non è solo teoria,l’ha già dimostrato. L’anno scorso vinse ad Avellino (ad Avellino…) schierando il Primavera Brillanti e il dimenticato Lucarelli. Vinse cinque partite di fila con il bistrattato Fondi, tirò fuori dal ripostiglio Rozzio, che ha pure confermato. Adesso deve fare a meno di due elementi del calibro di Sabato e Favasuli, ma non ne parla neppure. Quelli che rimangono – è il suo verbo e la sua forza – sono i campioni del mondo. Non un giudizio sui singoli (sarebbe da neurodeliri) ma sul collettivo. E’ così che il Pisa di Pagliari, quello dell’anno scorso e l’attuale, ha assunto il volto della squadra imbattibile, una statistica che fa morale e entusiasmo, doti fondamentali per uno sport di squadra.

Dare dei ragazzi volenterosi a Pagliari è un piacere. Se a sceglierli e a reclutarli è un uomo dell’esperienza e della praticità di Lucchesi, il successo è assicurato. Battini avrà tanti difetti, manessuno dica che ha scelto male gli uomini a cui mettere in mano la società. Lui ci mette del suo, con una parsimonia qualche volta semplicemente disarmante, l’osservanza di linee guida improntate a un rigore finanziario maniacale. Ed è qui che il Pisa potrebbe – e dovrebbe – migliorare. Gli investimenti sono una cosa e su questi è giusto che a misurarli sia chi tiene i cordoni della borsa. Ma ci sono spese di gestione insopprimibili. Ne ho già parlato, in questa rubrica, parlando di “partite che non si possono perdere”, riferendomi a quelle che non si disputano in campo, ma nel quotidiano. E’ una questione di principio, ma anche di dignità e di decoro. Battinirifletta un attimo, pensi alla grande opportunità che ha creato e che si sta aprendo: potrebbe riportare il Pisa dove tutti sognano, ha la possibilità di centrare un obiettivo che non riuscì alla famiglia Mian dopo aver speso oltre dieci milioni di euro in tre anni. Guardi davanti a sè con lungimiranza: c’è il prato dell’Arena da rifare, prima che lo mangi la gremigna, c’è da far tornare l’acqua nei bagnii dello stadio, c’è da tingere di bianco i pali delle porte avanti ingialliscono come le foglie d’autunno, ci sarà infine il mercato di gennaio, con la possibilità di piazzare il colpo che potrebbe cambiare i destini di tutti. Anche i suoi, perché la serie B è un traguardo sportivo da una parte e la salvezza economica dall’altra, la riva bianca della salvezza e del futuro per chi vuole fare calcio molti anni e non durare una sola stagione. I segnali sono tutti positivi: il Pisa costruito in economia è fortemente competitivo. Non resta remare, tutti quanti, con rinnovata lena.

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