“Controcorrente” di Giuliano Fontani: Pisa, le partite che non si possono perdere

PISA – C’è da andare controcorrente e dunque prepariamoci a vogare faticosamente. Il Pisa parte per la prima trasferta di campionato, a Barletta.

di Giuliano Fontani

Viaggi di questo tipo in torpedone, li fanno soltanto i romeni, sia detto con il massimo rispetto, quando tornano al loro paese a Natale. In tutto circa dodici ore di viaggio. Un massacro. Il sistema aereo si è evoluto tramite i viaggi low cost, che non sono più un lusso, come poteva essere una volta. E comunque condurre una squadra di calcio professionistica è un lusso, un grande lusso. Non sono mai stato critico nei confronti della società quando ha condotto campagne acquisti molto oculate, se non addirittura sparagnine. Anzi, lo dico senza mostrare le stimmate, ho anche apprezzato il modo di fare calcio basato all’insegna della sana economia e di una riforma profonda, dal basso, di un pianeta calcio che sembra aver smarrito la bussola in un paese che si dibatte nella crisi della gente comune. Ma questo è un altro discorso. Il Pisa è il Pisa, con il suo passato, la sua storia, il suo prestigio. Non una squadretta da scampagnate fuori porta, magari con il pranzo al banco della porchetta Ci sono certe partite che non si giocano soltanto sul campo. La domenica, quando fischia l’arbitro, il pallone può andare in porta o sbattere nel palo, l’arbitro ti può concedere o negare un penalty. Va accettato, è nell’imponderabile di un gioco che deve rimanere tale. E d’altra parte nessuno determina fino in fondo questi eventi. Ma c’è un’altra categoria di eventi, quelli che si possono decidere con la propria volontà: la scelta di andare in Puglia con un viaggio di 12 ore è sbagliata. Il Pisa non perderà (o vincerà, speriamo) a Barletta perché vi è andato in pullman. Non sarebbe scusa da accampare. Ma la società ha perso la sua partita prima ancora di giocarla. E sarebbe niente se tutto ciò non desse la misura di qualche cosa che non ha niente a che vedere con l’oculatezza nelle spese di gestione, perché non si risparmia sul nome che si porta in giro per l’Italia. E già che ci sono mi sia consentito un inutile (ma ugualmente doveroso) appello al simpatico Barbone che guida la squadra. Pagliari ha il dovere di seguire le indicazioni della società, ma nelle scelte dei giocatori deve fare di testa sua. E’ un consiglio sicuramente inutile, dicevo, perché il nostro Dino è un personaggio navigato, che sa di dover rispondere a interlocutori diversi: da una parte il Presidente che gli chiede conto delle sue scelte, dall’altra il pubblico che gli chiede conto dei risultati. Sarebbe tutto più semplice se le ragioni del bilancio coincidessero con quelle della classifica, ma purtroppo non sempre è così. Il Barbone sia “uno di noi” perché senza la brillantezza dei risultati non ci sarà la sanità dei bilanci.

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