“Controcorrente” di Giuliano Fontani: “Pisa, ora la sabbia esce da sotto il tappeto”

PISA – Questo che riproponiamo e’ l’articolo pubblicato lo scorso 21 ottobre. Lo ripropongo oggi perché probabilmente può chiarire cosa ci sia all’origine del malessere denunciato oggi pubblicamente da Dino Pagliari al termine della partita contro il Grosseto. Qualcuno mi rimprovera di aver anticipato quel che covava sotto la cenere, scambiando la rappresentazione della realtà per un’istigazione alla ribellione.

di Giuliano Fontani

La vocazione degli struzzi è quella di nascondere la testa sotto la sabbia, altri la sabbia la buttano sotto il tappeto. Poi, un giorno, rischiano di morire asfissiati.

Di seguito il pezzo pubblicato il 21 ottobre scorso

Questa è una rubrica “scomoda”, per definizione. Altrimenti non si
intitolerebbe “Controcorrente”. E allora, cari amici, bisogna mettere
al bando l’ipocrisia e il conformismo, anche a costo di dire cose poco
gradite.

Il Pisa viaggia come un treno, vince in casa e fuori, veleggia al
primo posto in classifica sia pure in coabitazione. Otto partite non
sono molte, ma neppure pochissime per tracciare un profilo. e proprio
ora che la situazione si tinge di rosa, sia consentito di guardare
oltre, di descrivere l’aria che si respira e di non cullarsi sui
successi recenti. E’ un esercizio critico che non dovrebbe mai venire
meno.

La squadra è forte, può battere qualsiasi avversario di questa
categoria e tuttavia a mio avviso non è modellata per vincere il
campionato. Pagliari sta ottenendo molto, forse anche più di quanto
sarebbe lecito aspettarsi. Questo non è un atto di sfiducia, ma una
presa di coscienza che ci mette al riparo da brutte sorprese. Il
campionato ci proporrà altri infortuni e altre squalifiche. Non
importa avere la palla di vetro per prevederle e non ci piace il ruolo
della Cassandra. Però, se da una parte è bello vivere alla giornata,
dall’altra bisogna guardare alla realtà, in tutta la sua crudezza. Ci
potremmo fermare a delle semplici constatazioni, fin troppo scontate:
la rosa dei giocatori è risicata, mancano almeno un difensore e un
centrocampista. Ma non è solo questo. Pagliari ha formato un grande
gruppo facendo leva sull’entusiasmo e su qualche ottima risorsa
tecnica, l’ha isolato da un contesto modesto e anche scettico, mischia
sapientamente umiltà e spavalderia. Lo fa isolando la squadra da un
ambiente che certamente adesso non è nelle condizioni di osteggiarlo,
almeno ufficialmente. Ma la squadra marcia, chiaramente, su un binario
di convergenza parallela con la società, a cominciare dallo staff
medico, l’assetto societario, l’apparato che sta dietro alle imprese
della formazione.

Sarebbe facile smentire tutto ciò e chi vi scrive non è in grado di
documentare niente. Però questo è quel che si respira. Pagliari non
vuole nessuno in campo durante gli allenamento, ha stretto un cordone,
che verrebbe la voglia di definire sanitario, non fosse un gioco di
parole, con tutto ciò che lo circonda. Annusa anche cosa potrebbe
accadere quando il Pisa dovesse perdere due o tre partite. A una
conduzione tecnica così forte e autarchica non sarà concesso niente.
E tutto avviene sullo sfondo di una società che ha mancato gli
appuntamenti con gli investimenti importanti, che non prevede di
mettere mano al portafoglio neppure alla riapertura del mercato di
gennaio, che sta trasformando un giusto rigore economico e in una
forma di risparmio patologica e per questo senza futuro. Ci farebbe
piacere, una volta, non parlare di bollette dell’acqua, di steward da
impiegare ai tornelli, di trasferte al sud da fare in pullman, di
convenzioni economiche con l’amministrazione comunale. Ci piacerebbe
sapere se c’è (e a quanto ammonta) il budget da mettere a disposizione
di Lucchesi per rinforzare la squadra. I tifosi hanno bisogno di un
sogno, lo meritano. E’ per questo che si aggrappano a tutte le
speranze, anche allo sponsor dell’ultim’ora. Il Pisa di oggi è una
macchina sotto sforzo che produce e consuma molto. Chi lo può battere?
Il Frosinone, il Benevento, il Catanzaro, Perugia, la Salernitana, il
Lecce? Oppure le neo promose L’Aquila e Pontedera? O nessuna di queste
squadre? Nell’attesa di poter rispondere a questa domanda,
incoraggiamo la carovana di Pagliari a continuare il suo viaggio. C’è
qualcosa di avventuroso nell’impresa, come fu per i pionieri americani
nell’attraversamento del grande west,. Ma ci sono anche le incognite
degli zingari nel carrozzone alla ricerca di una patria.

 

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