Corruzione: il caso Italia nell’«Atlante» tracciato da Alberto Vannucci

PISA – Un’analisi del fenomeno (e i possibili rimedi) nell’ultimo libro del docente di Scienze politiche.

A che cosa è dovuta la diffusione della corruzione in Italia? Su quali meccanismi di riproduzione si basa? E quali sono i suoi effetti sul sistema politico ed economico del Paese? Sono queste alcune delle domande da cui parte l’«Atlante della corruzione» (Edizione Gruppo Abele, 2012), l’ultimo libro di Alberto Vannucci, docente del dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa, uscito lo scorso settembre. Un Atlante, appunto, che analizza il caso Italia, dando le coordinate del fenomeno corruzione, tenendo insieme il profilo della ricerca e quello pratico, di proposta e di riforma. “L’idea del libro – spiega Vannucci – è nata nell’ambito del master su «Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione» che dirigo ormai da tre anni e a cui collaborano «Libera» e l’associazione «Avviso Pubblico»”.
Ma quale quadro emerge dell’Italia? I dati e le classifiche presentati nell’Atlante non offrono una visione molto confortante. Tanto per fare alcuni esempi, applicando una stima della World Bank, l’onere della corruzione sui bilanci pubblici italiani è nella misura di circa 50-60 miliardi di euro l’anno. E ancora: in una recente rilevazione di Eurobarometer 2012, il 12 per cento dei cittadini italiani si è visto chiedere una tangente nei 12 mesi precedenti, contro una media europea dell’8 per cento. Insomma, numeri da “maglia nera” che pongono il nostro Paese agli ultimi posti delle classifiche internazionali. “Non esiste una corruzione ‘buona’ – continua Vannucci – il fenomeno ha sempre effetti devastanti in termini di costi economici e sociali, ancora più preoccupanti quando va a inquinare gli stessi processi politici democratici”.
Il problema è dunque “che fare”. L’ultima parte dell’Atlante passa in rassegna i possibili strumenti di contrasto della corruzione. Gli approcci in questo caso sono fondamentalmente due: dall’alto, attraverso politiche decise in modo verticistico dagli Stati, e dal basso, grazie a movimenti di opinione che fanno leva sul coinvolgimento e sulla partecipazione dei cittadini. “Considero molto questa seconda opzione più efficace – commenta Vannucci – e anche in Italia sono state avviate iniziative rilevanti in questo senso, penso ad esempio alla «carta di Pisa», un codice etico per gli amministratori locali che è già stato adottato da molti comuni e province, oppure al ruolo di associazioni come «Libera», «Avviso Pubblico», o «SignoriRossi» a cui le vittime di corruzione possono rivolgersi per avere assistenza legale gratuita, ma anche alle Università, che attraverso corsi e iniziative di formazione possono contribuire a diffondere la cultura della legalità”.

In alto il video dell’intervento di Alberto Vannucci a “Le Storie”, la trasmissione di RaiTre condotta da Corrado Augias.

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