Cresce il rischio derivante dai germi resistenti

PISA – L’oramai tradizionale appuntamento con il “Corso avanzato di Terapia Antibiotica“, giunto alla sua 13.ma edizione che si tiene a Pisa, presso l’Hotel San Ranieri) fino a mercoledì prossimo 14 novembre, è stata l’occasione affinché il Prof. Francesco Menichetti, Direttore dell’Unità Operativa di malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria Pisana convocasse gli organi di informazione per far loro un quadro sulle problematiche esistenti in relazione all’incremento dei germi multi resistenti ed ai rischi di infezioni ospedaliere.

Vi ho convocato per comunicare“, esordisce il Prof. Menichetti, “i risultati di un documento a livello europeo su quale sia la consistenza dei rischi di mortalità relativa ad infezioni causate da germi multi resistenti, da cui si evince che, se si continua di questo passo, nel 2050 le stesse provocheranno più di 10milioni di decessi nel Mondo, più di quelli derivanti dal cancro che dovrebbero assestarsi oltre gli 8,5milioni, ciò in quanto nel 2015 questa analisi ha stimato le infezioni da germi multi resistenti, nella sola zona europea, pari a 670mila, un numero assolutamente consistente in quanto sta a testimoniare un rapporto di 130 casi ogni 100mila persone, ma soprattutto per il tasso di mortalità che supera i 33mila casi“.
Questi numeri, che sembrano irrilevanti su scala continentale“, prosegue il Professore, “assumono una particolare importanza per il nostro Paese dal momento che il 33% dei riferiti casi si sono verificati proprio in Italia, il che sta a significare che il nostro contributo è pari ad oltre 220mila infezioni e 12mila decessi, un dato che deve far riflettere e che rappresenta un grosso problema per un Paese come il nostro, che investe tantissimo nella Sanità, con efficienti strutture, validi medici ed ottimo personale“.
Per quanto attiene alle responsabilità di una tale situazione“, incalza il Prof. Menichetti, “occorre allargare il campo, in quanto non è un problema che riguarda figure esclusive all’interno dell’organizzazione sanitaria poiché l’aspetto delle infezioni può coinvolgere sia un chirurgo così come un ortopedico o chi si occupa di trapianti, in quanto sono tutte professionalità che hanno a che fare quotidianamente con tali rischi di infezioni, al pari dell’organizzazione sanitaria ed infermieristica per ciò che attiene alle buone norme di pratica assistenziale, rimarcando peraltro come la resistenza agli antibiotici si sviluppi in funzione dell’uso, nel senso che più ne utilizzi e più i germi diventano resistenti, sulla scorta di una legge biologica da cui non si può derogare, e lo dimostra il fatto che l’Italia è appunto uno dei Paesi europei che ne fa il maggior uso, anche se non posso nascondere il fatto che la Francia, che ne usa più di noi, ha la metà delle nostre resistenze, il che vuol dire che ci sono delle differenze organizzative e gestionali migliori rispetto al nostro Paese”.
Quello che può fare la differenza tra l’Italia ed il Centro Nord Europa“, precisa il Professore, “è innanzitutto la prevenzione nella diffusione delle infezioni negli Ospedali ed un maggiore rigore nel controllare l’utilizzo degli antibiotici, al fine so0pratutto di evitare che un microbo divenuto resistente possa contagiare altri pazienti instaurando un effetto domino che si estende da reparto a reparto sino ad altre strutture, il tutto unitamente alle regole ed alle norme di buona pratica assistenziale dove, purtroppo, l’Italia è molto debole, così come nel corretto uso degli antibiotici, in merito al quale occorre chiamare in causa sia i medici di base che le famiglie, in quanto il 90% dell’utilizzo degli stessi avviene sul territorio, anche se la diffusione della resistenza avviene principalmente in Ospedale, poiché abbiamo i malati più gravi ed utilizziamo farmaci più moderni e complessi“.
Per uso inappropriato tra le famiglie“, sottolinea il Prof. Menichetti, “intendo ad esempio le infezioni respiratorie nel periodo influenzale, in cui probabilmente solo il 10% dei pazienti necessita della somministrazione di antibiotici rispetto a quelli ai quali vengono prescritti, così come nel caso di bambini con la febbre per i quali i genitori pretendono dal pediatra la prescrizione di un farmaco antibiotico, a dimostrazione della scarsa alfabetizzazione della popolazione su questo tipo di tematiche, all’interno di un Paese che ha grande fiducia negli antibiotici ed, al contrario, nutre sfiducia nei vaccini, atteggiamento in entrambi i casi ingiustificato e che, per quanto riguarda l’utilizzo inappropriato degli antibiotici, spesso si traduce in una cura “fai da te”, approfittando dei farmaci residuati da una precedente prescrizione che abbiamo in casa senza neppure ascoltare il consiglio del medico“.
Con ciò non voglio esimere la classe medica dalle proprie responsabilità“, conclude il Professore, “che anzi sono di doppio livello, ovverossia quella professionale che deve essere impeccabile ed in secondo luogo il dovere di educare i propri assistiti ad un corretto uso dei farmaci, mentre per quanto riguarda ciò che si sente dire in giro circa un presunto aumento delle infezioni a causa dell’arrivo dei migranti, posso citare il fatto che la somma degli anni persi in termini di disabilità o morte a causa delle infezioni resistenti supera quella provocata da infezioni da HIV, dalla tubercolosi e dall’influenza messi insieme, ed i migranti possono influire solo per quanto attiene alla tubercolosi, in quanto la metà dei pazienti da me assistiti sono di detta provenienza, ma raramente ho visto tale ceppo di infezione trasmettersi ad altri soggetti, tant’è che non possono certo essere indicati come degli untori, mentre vi dico una cosa che vi farà sorridere, nonché riflettere, vale a dire che se vi dovesse succedere di essere ricoverati in Svizzera, è bene che sappiate che sareste messi immediatamente in isolamento, proprio perché venite da un Paese, quale l’Italia, ad altissimo rischio quale portatore di micro organismi resistenti“.
E con queste ultime, semplici ma incisive parole, crediamo che il quadro sia completo.
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