Cuore e rene: mercoledì summit di esperti al Cnr sul paziente scompensato

PISA – Il 19 giugno, nell’Auditorium dell’Area della Ricerca del Cnr a San Cataldo, si terrà il convegno “Heart & Kidney – Update 2014” promosso dall’Aoup e dalla Fondazione Toscana G.Monasterio (inizio, alle 9). AOUP_h1Si tratta di un incontro multidisciplinare nato per favorire il consolidarsi di un approccio globale e condiviso al paziente “scompensato”, con problematiche cardiache e renali, strettamente correlate. L’evento è organizzato dall’Unità operativa di Nefrologia, trapianti e dialisi dell’Aoup e dall’Unità operativa di Cardiologia e medicina cardiovascolare della Fondazione Toscana G. Monasterio di Pisa. Presidenti del corso Maria Francesca Egidi e Michele Emdin, responsabili scientifici Raffaele Caprioli e Claudio Passino.  E’ stato accreditato per 90 medici e 30 infermieri.  Lo scompenso cardiaco rappresenta un problema sanitario in crescita, prima causa di ricovero ospedaliero negli Stati Uniti e in Europa. Nonostante i progressi terapeutici, i dati epidemiologici disponibili mostrano elevate percentuali di mortalità entro 5 anni dalla diagnosi e di riospedalizzazione nei 6 mesi successivi al primo ricovero. La risoluzione della congestione viene attualmente considerata un obiettivo fondamentale del trattamento dell’insufficienza cardiaca ed è attuata essenzialmente attraverso la terapia diuretica. La presenza di ridotta funzione cardiaca si accompagna spesso a “disfunzione renale”, termine che è ormai entrato nell’uso comune in cardiologia e che comprende forme di compromissione della funzione renale notevolmente differenti tra di loro, ma comunque riconducibili nell’ambito delle sindromi nefrologiche già ampiamente definite e classificate del danno renale acuto (Acute Kidney Injury, AKI) e della malattia renale cronica (Chronic Kidney Disease, CKD). Tali sindromi sono di frequente riscontro nello scompenso cardiaco e possono comportare conseguenze di rilievo sulla prognosi oltre ad importanti condizionamenti dell’approccio terapeutico. Al tempo stesso, nonostante gli enormi progressi tecnologici ed una più efficace prevenzione compiuti negli ultimi anni, il numero dei pazienti in terapia sostitutiva della funzione renale è in continuo incremento, con un tasso annuale di crescita medio compreso tra l’8% e il 12% nei paesi industrializzati. Di conseguenza, le cause di nefropatia che portano al trattamento dialitico sono profondamente cambiate e la presenza di pluripatologie, in particolar modo cardio-vascolari, nella popolazione uremica che inizia oggi la dialisi, sono molto elevate. Anche i successi della terapia dialitica non devono essere sovrastimati. Il rischio di morte/corretta per età nel paziente in emodialisi è 3.5 volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Tra le cause di morte dei pazienti in dialisi la mortalità cardiovascolare è dominante. Tutti questi pazienti assorbono una grande fetta delle risorse destinate alla sanità. In Italia il costo della dialisi è di circa 1.5% del totale, seconda solo al Belgio e alla Germania; ne deriva una grossa sproporzione tra pazienti e risorse in quanto lo 0.07% della popolazione consuma l’1.5% delle risorse. Appare indispensabile una maggiore pianificazione e una stretta collaborazione tra nefrologie e cardiologi; il lavoro richiesto sotto il profilo sociale ed economico è enorme e deve essere accompagnato da uno sforzo da parte di tutti gli operatori nel campo sanitario nel cercare, da una parte, di individuare i fattori di rischio comuni tra cuore e rene e, dall’altra, attuare una corretta prevenzione ed educazione del paziente, nell’assumere certe categorie di farmaci, in quelle situazioni che possano far precipitare una ridotta funzione renale, come quella dell’anziano, in un’insufficienza renale irreversibile.

 

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