Cus Pisa, tornano in campo gli atleti della sezione rugby

PISA – Dopo tre mesi di stop forzato, il Cus Pisa Rugby riprende gli allenamenti. Sicurezza e tutela della salute le parole d’ordine che accompagneranno gli atleti della sezione nella graduale ripresa delle attività, sottoposte al rigido rispetto delle direttive e delle linee guida emanate dal ministero e dalla Federazione italiana rugby per il contenimento dei contagi da coronavirus.

Ad inaugurare la fase 2 della sezione Rugby del Centro universitario sportivo pisano sono stati gli atleti dell’Under 12 e 14 che martedì scorso sono tornati in campo per il primo allenamento di gruppo dopo oltre cento giorni di stop. Niente più mischie, né placcaggi. Sospese, per il momento, partite e terzi tempi. Le attività si concentrano su allenamenti individuali e di gruppo rispettando le distanze di sicurezza e tutte le misure adottate a livello nazionale e federale per prevenire eventuali contagi. Tra questi, il divieto di contatti tra giocatori. Gli allenamenti sono caratterizzati soprattutto da esercizi singoli. Ogni atleta dispone di un’area delimitata dalle linee del campo e da una segnaletica mobile che consente di mantenere una posizione distanziata dagli altri giocatori. A distanza si svolgono anche gli allenamenti con il pallone, disinfettato dopo ogni utilizzo. Prima dell’ingresso in campo, gli atleti sono sottoposti inoltre alla misurazione della temperatura corporea. Dopo l’Under 12 e 14, torneranno in campo tutte le altre categorie: Under 16, Under 18, femminile e senior maschile.

«La ripartenza è stata possibile grazie alle linee guida e alle tante proposte che la Federazione ha sottoposto alle società, ma anche grazie alla collaborazione di tutto lo staff della sezione e delle famiglie dei piccoli atleti che hanno contribuito alla ripresa delle attività – sottolinea Paola Gnesi, responsabile della sezione Rugby del Cus Pisa -. In questa fase non interessano i risultati tecnici: l’obiettivo era riprendere almeno parte delle attività sportive e recuperare quel senso di socialità che, seppur stravolto dall’emergenza sanitaria, resta uno dei pilastri del rugby».

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