Dati Confcommercio, calo dei consumi giù uova e colomba, ma si va al ristorante

PISA – I dati della Pasqua 2013 a livello nazionale registra un calo del 5% per quanto riguarda le presenze al ristorante.  Nel nostro territorio il dato è in controtendenza e presenta una situazione in partenza alla vigilia meno drammatica.

Resta preoccupante il calo dei consumi, che colpisce soprattutto gli acquisti di prodotti tradizionali con fattura artigianale uova, colombe, schiacciate di Pasqua. La qualità da sola non basta più per incentivare gli acquisti come avveniva in passato, adesso complice una propensione ai consumi estremamente ridotta, i consumatori cercano un difficile equilibrio tra qualità e prezzo, tagliando in gran parte il consumo di prodotti top class. A fare il quadro della situazione è Confcommercio Pisa con il suo direttore Federico Pieragnoli.

Le aspettative dei ristoratori pisani non sono entusiasmanti ma orientate comunque ad un molto cauto ottimismo. In un sondaggio flash di Confcommercio Pisa risulta che il 56% dei ristoratori pisani si aspetta risultati in linea con la Pasqua dello scorso anno, il 12% attende un risultato migliore, mentre il restante 32% è più pessimista. Le città d’arte sembrano reggere meglio alla crisi rispetto ad altre destinazioni e da questo punto di vista città come Pisa ma anche borghi storici come San Miniato e Volterra possono avere qualche carta in più da giocare con la presenza di turisti stranieri. Le prenotazioni dei turisti stranieri restano comunque molto brevi e i flussi ancora limitati. Tra la clientela, in calo gli italiani per una percentuale non inferiore al 5%, su cui influiscono una serie di circostanze negative, tiene invece il dato sui residenti che per Pasqua non rinunciano al ristorante. Il 75% dei ristoratori offrirà un menù tutto compreso e il pranzo pasquale arriverà a costare in media 35 euro, leggermente in calo rispetto agli anni precedenti. Molti ristoratori, per venire incontro alle esigenze dei clienti, manterrano anche il menù alla carta. Solo il 2,3% di loro prevede un aumento dei prezzi. Il giro d’affari complessivo si attesterà intorno ai tre milioni di euro. Menù tradizionale per il 72,5% dei ristoratori: dominano risotti, tagliolini in brodo, pasta fatta in casa. In calo l’agnello, in aumento i secondi piatti di pesce. Trionfa la colomba come dessert e dolci tipici del territorio. La stragrande maggioranza dei ristoranti sarà aperta a Pasqua e soprattuttto quelli del centro storico avvertono il loro più come un servizio di accoglienza offerto dalla città ai turisti che un occasione per fare affari.

Prenotazioni scarse e aspettative in calo per le pasticcerie pisane. Gli operatori parlano di una riduzione degli affari rispetto alla Pasqua 2011 nell’ordine del -5% e -10%. La speranza è che negli ultimissimi giorni ci sia una fiammata al rialzo dei consumi di uova di cioccolata, colombe e dolci tradizionali. Prodotti sotto i 50 euro hanno ancora un mercato, al di sopra di questa soglia si registrano vendite con il contagocce per i prodotti top class. Nell’eterna sfida tra cioccolata al latte e cioccolata fondente quest’anno sembra prevalere la fondente, mentre si mantengono ancora bassi gli ordini di colombe, schiacciate pasquali e dolci tradizionali. In questa Pasqua 2013 è aumentato il prezzo della cioccolata che costa in media tra i 60 e i 70 euro al Kg, risultano stabili i prezzi delle colombe tra i 20 e 22 euro.

Enrico Guardati, presidente Fipe Confcommercio Pisa: “La situazione economica è quella che è e i consumi, soprattutto quelli legati ai prodotti artigianali, ne risentono in materia notevole. Per Pasqua e per Pasquetta gran parte dei bar e delle pasticcerie della città resteranno aperti, garantendo un adeguato servizio a cittadini e turisti”.

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