Il decalogo di proposte della SGI per risollevare il settore del gioco

PISA – All’industria del gioco il Decreto Dignità non farà bene, parola di SGI (Sistema Gioco Italia) fondazione costola di Confindustria che lo scorso luglio ha tenuto un’assemblea pubblica per discutere di riforme necessarie al settore, un fabbisogno che secondo quelli che vi hanno partecipato sarà ulteriormente acuito dal divieto di pubblicità imposto dal decreto. Fin qui tutto normale, ma gli stessi avvertono: non diminuirà nemmeno il numero di coloro che soffrono di disturbo da gioco d’azzardo.

 

  • Le dichiarazioni di Zapponini

 

“Chiediamo al Governo, e in particolare al Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, di aprire un tavolo di confronto con l’industria del gioco. Noi siamo pronti a presentare le nostre 10 proposte che vanno nell’ottica di una maggiore regolamentazione di tutta la filiera con l’obiettivo di rafforzare le tutele per i cittadini. Il nostro settore ha bisogno di una riforma organica, ci sono 150.000 famiglie e milioni di investimenti privati che sono a rischio se non si interviene” così ha aperto i lavori dell’assise il presidente SGI Stefano Zapponini, con un primo dato finora inconfutabile: manca un vero e proprio dialogo tra le parti.

“Il settore ha bisogno di una riforma profonda – economica e sociale – che vada nella direzione della sostenibilità superando quanto prima la divaricazione tra la normativa nazionale e quelle regionali” rincara la dose il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia aprendo uno dei temi nevralgici della questione ovvero la mancata uniformità della legislazione. In effetti il decalogo delle proposte SGI tocca più volte la questione dell’unità di intenti e l’uguaglianza di ordinamenti. Andiamo a illustrare punto per punto le proposte presentate all’assemblea.

 

  • 1. Soluzioni alternative al distanziometro per evitare l’espulsione del gioco legale dai territori

 

Negli ultimi 4 anni gli enti locali hanno promulgato autonomamente provvedimenti riguardo la distanza che vieta di aprire o mantenere operativa un’attività di gioco sotto una certa distanza da una serie di luoghi sensibili come ospedali e scuole, provvedimenti ribattezzati distanziometri. La teoria è sempre quella: più si cerca di vietare il gioco legale e più si favorisce quello illegale. Quindi anche in questo caso si cerca una regolamentazione più precisa ed efficace rispetto al rischio di vedersi chiudere l’attività.

 

  • 2. Interventi di razionalizzazione dell’offerta

 

La proposta prevede l’utilizzo nei locali di gioco di slot più sicure e di nuova generazione con uniformità di funzionamento orario, altro punto su cui i provvedimenti degli enti locali hanno infierito in passato. A questo proposito però va ricordato che il Decreto Dignità agisce già in questo senso tramite un emendamento che ha aggiunto l’obbligo dal primo gennaio 2020 di utilizzo di apparecchi con lettore di tessera sanitaria.

 

  • 3. Innalzamento qualitativo dei punti gioco (bar, tabacchi e sale dedicate)

 

La proposta prevede anche la riduzione del numero massimo di apparecchi nel canale generalista da 8 a massimo 4, in più l’eliminazione degli apparecchi nei locali sotto i 20 mq e nei canali generalisti secondari (es. ristoranti, hotel…).

 

  • 4. Riqualificazione della filiera e formazione degli operatori

 

Uno dei leitmotiv di queste proposte è mettere al centro la sicurezza dell’utente come fine ultimo di ogni mossa. Puntare molto sulla formazione dell’operatore, che spesso coincide con la figura del gestore del locale, può migliorare lo stato di manutenzione degli apparecchi oltre che l’aiuto immediato a quei giocatori nei quali emerge un palese disturbo.

 

  • 5. Implementazione di linee guida nazionali sull’impatto urbano e la comunicazione

 

Anche qui torna il tema di una legge che regoli a livello nazionale come debba presentarsi un locale di gioco, in particolar modo all’esterno. L’idea SGI è quella di eliminare il richiamo al gioco (cartellonistica, adesivi…) e lasciare esporre solo il marchio del concessionario.

 

  • 6. Revisione della disciplina del prelievo erariale sui singoli giochi

 

Il modello di prelievo erariale italiano si riferisce al volume di raccolta, nei paesi europei invece si applica una tassazione sul margine. SGI ha stimato che traslando il metodo italiano a quello europeo si ottiene che il nostro paese applica una pressione fiscale media del 58,4% rispetto al 38% della Spagna, al 25% del Regno Unito ed al 22% della Germania. A questo proposito SGI propone il passaggio graduale al calcolo del prelievo erariale applicato sul margine e non più sulla raccolta, oltre ovviamente ad una sua revisione.

 

  • 7. Rafforzamento della regolamentazione del gioco online

 

Su questo punto si ritiene il blocco dei flussi economici verso quei siti non sicuri che ramificano il loro business quasi esclusivamente sul web, conosciuti anche come domini dot-com.

 

  • 8. Regolamentazione della pubblicità

 

Su questo punto nasce il maggior disaccordo con il governo Lega e 5 Stelle a causa del blocco totale della pubblicità sul gioco che, secondo SGI, porterà ad un inevitabile abbassamento degli introiti senza andare effettivamente ad intaccare la piaga della ludopatia. Insomma, ci si rifà all’ordinamento europeo che vede nell’Italia l’unico paese ad aver agito in questo senso, ma se è possibile che questo governo non si dimostri sordo sulle proposte che stiamo elencando, è molto inverosimile che ci possa essere in tal senso un cambio di rotta da parte di Di Maio.

 

  • 9. Espletamento del bando di riassegnazione delle concessioni del Bingo

 

Il settore aspetta dal 2014 un bando di assegnazione delle concessioni che al momento vengono sostituite da una proroga onerosa da 90 mila euro ogni anno. Il proponimento della federazione è quello di dare un’accelerata sui tempi per riportare in rotta un settore che conta già 200 esercizi sul territorio, 10mila occupati e nuovi investimenti da parte di grandi nomi del settore che hanno portato l’offerta del Bingo anche online.

 

  • 10. Riforma complessiva del settore dell’ippica

 

A differenza del bingo l’ippica italiana vive il periodo di crisi più profonda della sua storia. Dal 2013 è il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali a gestire le sorti del settore, una sorta di galleggiamento che però ha privato l’ippica di qualsiasi appeal sul mercato, un andamento che ne determinerà uno sprofondare senza fine a meno che non si passi ad una vera e propria riforma di tutto l’ambiente, così come da proposta dello SGI.

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