Decreto legge sui precari: alcune considerazioni dopo il varo

PISA- Il giorno del pisano Letta; ha varato ieri la riforma sui precari della pubblica amministrazione, riguardante milioni di italiani.

Nella riforma complessiva dell’apparato pubblico  sembra siano presenti molti aspetti positivi: un drastico taglio alle auto blu, l’assunzione di 1000 Vigili del Fuoco e 35000 precari tra il personale ospedaliero. La prospettiva è quella di avvicinarsi alla legge dell’Unione Europea del 1997 che prevede la stabilizzazione dei lavoratori a tempo determinato, pubblici e privati, impiegati per almeno 3 anni consecutivi. Attualmente i precari con questi requisiti potrebbero, in alcuni settori stà già avvenendo, chiedere i danni allo stato italiano della mancata stabilizzazione,rivendicando i loro diritti. Infatti l’Italia, a causa delle sue molte inadempienze riguardo alle leggi comunitarie, viene continuamente multata dall’Unione Europea su varie tematiche, compresa la questione lavoro. Per questo Letta e il ministro competente hanno annunciato procedure selettive di assunzione tra coloro con contratti a termine di almeno 3 anni, tra cui saranno selezionati i migliori in modo progressivo,oltre ai vincitori di concorso. Quando si ragiona del disastrato settore pubblico nazionale, spesso si tende velocemente a giudicarlo come composto da una totalità di nullafacenti, spesso inutili e raccomandati che pesano eccessivamente sulle casse statali.In realtà abbiamo a ben vedere situazioni molto diversificate; ad esempio luoghi dove occorrerebbe maggiore personale (ad esempio Anagrafe e Pronto Soccorso), altri dove si registra la fiera dell’inutilità  come alla biblioteca “La Sapienza” dove c’era un addetto per ogni passaggio (carta d’identità, tesserino universitario, tesserino della biblioteca). Chiaramente alle persone utilizzate dallo stato per decenni, magari regolari vincitori di  concorso, in enti per loro disgrazia inutili ; è molto difficile pensare di cacciarle su due piedi. Guardando le statistiche si nota che nei paesi dove c’è maggior benessere e la più alta qualità amministrativa, la gente lavora un numero di ore inferiore rispetto ad esempio agli italiani. Nella nostra penisola infatti il tempo dedicato alla professione, qualunque essa sia, è in media decisamente superiore, con stipendi assai più bassi e  produttività inferiore. La differenza è dovuta al fatto che buona parte del tempo speso sul piano professionale (alcuni parlano di quasi 2/3) viene impiegato per sopperire alle croniche e gravi inefficienze di “sistema”, come per esempio conflitti di interesse tra uffici che hanno stessi compiti, mole enorme di burocrazia leggi poco chiare e contrastanti tra loro, continue e cervellotiche riforme. Molti privati, comprensibilmente, possono aver da ridire sulle stabilizzazioni di precari perchè comporterebbero un aggravio del debito pubblico, già tra i più alti al mondo. Bisogna ricordare però che questo è l’unico paese europeo, dove un vincitore di concorso può restare molto tempo senza alcuna garanzia di un posto; dopo aver speso fior di tasse per diversi anni, pagandosi anche specializzazioni che all’estero vengono stipendiate. Inoltre ci sono stati, in alcune regioni, casi di cassaintegrati o licenziati che, grazie ai lavori “socialmente utili”, pur privi di titoli e concorsi hanno ottenuto, dopo qualche anno, il posto fisso dallo stato. Il tutto ad alimentare una guerra tra poveri di una tristezza infinita. In conclusione si può ritenere utile e opportuno, in Italia, premiare il merito e valutare i dipendenti pubblici, ma siamo altrettanto sicuri che ciò difficilmente avverrà. Per essere credibile nel fare ciò, uno stato deve partire dai vertici. Tra questi quanti risulterebbero attendibili come controllori? E se venisse premiata l’efficienza, quanti esponenti delle classi dirigenti verrebbero cacciati?

 

immagine tratta dal sito leggo.it

 

 

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