Didone abbandonata: la stagione lirica del Teatro di Pisa si chiude all’insegna del barocco.

PISA – Tutto il fascino del mito e del barocco per l’ultimo appuntamento della stagione lirica
a Pisa: LA ‘DIDONE ABBANDONATA’ DI LEONARDO VINCI SU LIBRETTO DEL METASTASIO
In scena domenica pomeriggio al Teatro Verdi, dirige Carlo Ipata, regia di Deda Cristina Colonna
Sabato mattina la presentazione-aperitivo

La stagione lirica 2016/17 del Teatro di Pisa si chiude all’insegna di una raffinata rarità barocca. Proposta nel nuovo allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, coprodotto con Pisa, domenica pomeriggio (26 marzo ore 16) è di scena al Verdi DIDONE ABBANDONATA, dramma per musica in tre atti di Leonardo Vinci su libretto di Pietro Metastasio. Dopo la prima esecuzione in epoca moderna avvenuta in gennaio al Goldoni di Firenze, anche il pubblico pisano potrà così scoprire tutto il fascino e lo stile di un compositore che fu fra i massimi esponenti della cosiddetta ‘scuola napoletana’ e che godette in Europa di un prestigio assoluto, fino alla tragica morte avvenuta nel 1730, pare per avvelenamento.

Sul podio dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino un noto specialista della musica sei-settecentesca, il M° Carlo Ipata, la regia è di Deda Cristina Colonna, scene di Gabriele Vanzini, costumi di Monica Iacuzzo, luci di Vincenzo Raponi, impianto d’ombre della Compagnia Altretracce.

Nel ruolo di Didone il soprano Roberta Mameli, Enea è il tenore Carlo Allemanno; il soprano Gabriella Costa interpreta il ruolo di Selene, sorella di Didone; il controtenore Raffele Pè è Iarba, re dei Mori; nel ruolo di Arsape, confidente di Iarba e amante di Selene, il mezzosoprano Marta Pluda, nel ruolo di Osmida, confidente di Didone, il mezzosoprano Giada Frasconi. Al basso continuo Alessandra Artifoni, clavicembalo; Giovanni Bellini, tiorba; Michele Tazzari, violoncello.

Su DIDONE ABBANDONATA sono incentrate anche la promozionale di venerdì pomeriggio (24 marzo ore 16) per scuole, associazioni del sociale e operatori del turismo e la presentazione-aperitivo di sabato mattina, alle 11, nel Foyer del Teatro: introduce e coordina Stefano Vizioli, intervengono Carlo Ipata e Deda Cristina Colonna.

Fu uno dei libretti più in auge nel Settecento, quello della Didone abbandonata di Pietro Metastasio, messo in musica da molti fra i più grandi compositori del tempo, da Domenico Sarro a Scarlatti, da Albinoni a Händel, da Hasse a Mercadante, solo per citarne alcuni. Anche Leonardo Vinci ne rimase affascinato e la sua Didone abbandonata andò in scena al Teatro delle Dame di Roma il 16 gennaio 1726, segnando anche l’inizio di quella che sarà una grande amicizia fra il compositore e il Metastasio, che per lui scriverà espressamente ben sei libretti.

L’opera prende spunto dal mito cantato anche da Virgilio nel IV libro dell’Eneide. L’amore fra la regina fondatrice di Cartagine e l’eroe troiano che ne aveva conquistato il cuore sta volgendo al termine: richiamato al suo dovere dagli dei, Enea deve lasciare per sempre Didone e rimettersi in viaggio. Donna risoluta e fiera, Didone, abbandonata dal suo amante, stretta dal re dei mori, Iarba, che di lei vorrebbe mano e regno, ingannata dalla sorella e tradita dal suo confidente, alla fine si uccide immolandosi fra le fiamme in cui sta bruciando Cartagine, messa a ferro e fuoco da Iarba.

«Son regina e sono amante/ e l’impero io sola voglio/ del mio soglio e del mio cor»: la tensione drammatica che vede la protagonista lottare e soccombere per affermare la possibile coesistenza fra gli opposti ruoli di amante e regina, annota Carlo Ipata, «è profondamente scolpita nel dettato poetico di Metastasio e magistralmente amplificata dalla musica di Vinci», compositore nel quale, in particolare, la forma del “recitativo accompagnato” assume una importanza fondamentale – scrive ancora Carlo Ipata – «tanto da ritrovarlo come elemento essenziale nella successiva evoluzione del melodramma. Le ultime cinque scene della Didone sono infatti un unico recitativo che “accompagna” la Regina alla morte con continui cambi di tempo, ariosi inaspettati e passaggi concitati da cui sembrano uscire le fiamme nelle quali la regina si getta pronunciando, sola nel silenzio: arda la Reggia e sia il cenere di lei la tomba mia. Un brevissimo fremito degli archi che chiude l’opera. »

Didone abbandonata è proposta nell’edizione musicale curata da Auser Musici (trascrizione di Gioele Gusberti e Alessio Bacci, revisione musicale di Carlo Ipata.

Biglietti ancora disponibili per questo appuntamento davvero imperdibile; http://www.teatrodipisa.pi.it/

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