I dipendenti dell’Ardsu di Pisa proclamano lo stato di agitazione

PISA – I dipendenti dell’Azienda del Diritto allo Studio della sede di Pisa venerdì 1 febbraio hanno proclamato lo stato di agitazione.

Le lavoratrici e i lavoratori operano, da diverso tempo ormai, in condizioni estremamente critiche. Negli ultimi anni per il blocco del turn-over e per le scelte della Regione Toscana in merito alla dotazione organica del servizio mensa, l’azienda ha subìto una drastica riduzione della forza lavoro a fronte di un significativo ampliamento e diversificazione dell’offerta alimentare, mettendo a dura prova le lavoratrici e i lavoratori, costretti a sopperire ad una carenza di organico ormai strutturale.

La struttura negli ultimi tre anni è stata  ristrutturata ed è certamente bella, ma sotto utilizzata, data la mancanza di personale, con inevitabili disservizi/disagi per gli studenti. Ad oggi non avendo ricevuto nessun segnale sulla volontà di implementare l’organico, (da marzo in Regione è possibile farlo) è legittimo pensare che l’Azienda scelga di sopperirvi con l’esternalizzazione.

In tal caso, gli oltre 4 milioni di euro (tutti soldi pubblici) sarebbero goduti da un soggetto privato che ne trarrà profitto a costo zero. Pertanto, i motivi della proclamazione dello stato di agitazione sono ricercarsi – scrivono i Cobas nella nota – nella MANCANZA DI PERSONALE DEL SETTORE RISTORAZIONE: il piano triennale dei fabbisogni 2018/2020 risulta totalmente inadeguato ai fabbisogni dei servizi erogati da parte dell’azienda; la riduzione del personale in questi anni e la non attivazione del turn-over come previsto dalla normativa, la non attivazione dei contratti a tempo determinato, previsti per sostituzione di maternità, lunghe malattie e decessi, i carichi di lavoro che si sono aggravati dato l’esiguo numero di personale attivo, le numerose limitazioni e prescrizioni aumentate in maniera esponenziale in virtù dei carichi sopra citati, il susseguirsi di infortuni, lievi e gravi, da collegarsi ancora al quadro sopra descritto e le continue richieste di lavoro straordinario e di cambi di orario in tutto l’arco dell’anno per sopperire alla mancanza strutturale di personale (senza un minimo di preavviso).

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