Disparità fra personale educativo e bambini negli asini nido. L’opinione del M5s

Toscana – E’ forte l’appello di Irene Galletti, consigliera regionale M5S, nel presentare la sua interrogazione sul tema.

“La Giunta regionale deve dirimere l’annosa questione del rapporto numerico tra personale educativo e bambini negli asili nido. Il Regolamento vigente – 41/R del 30 luglio 2013 – indica per tutti i nidi d’infanzia la necessità di un educatore ogni sei bambini entro l’anno d’età, uno a sette se hanno tra 12 e 23 mesi e uno a dieci oltre i due anni” precisa la Cinque Stelle “Pur tuttavia molti gestori privati dei nidi comunali hanno nel tempo adottato la prassi di aumentare del 20% questa quota, in forza di un’interpretazione della normativa. A distanza di quattro anni ci sembra necessario arrivare ad una risposta definitiva e per questo l’abbiamo chiesta alla giunta”.

“Più 20% significa ad esempio affidare dodici dei bambini più grandi ad una sola educatrice, al posto dei dieci citati con chiarezza nel Regolamento” sottolinea Galletti che aggiunge “non inganni la piccola differenza, chiunque ha avuto ruoli educativi sa che due bambini in più da gestire, di questi tempi, significano un aumento importante dell’attenzione e quindi dello sforzo professionale per chi lavora in questo ambito”.

“Inoltre, forti di questa interpretazione permissiva, ci risulta anche che molti gestori dei nidi comunali tollerino il rapporto un educatore per dodici o tredici bambini, anche se sotto i due anni di età, durante il momento del riposo. Una violazione, ci sembra, dell’art. 27 comma 2 del Regolamento che invece certifica come il rapporto debba restare inalterato per tutto il servizio educativo” puntualizza la consigliera regionale M5S.

“L’organico di un servizio educativo e il rapporto educatore bambino sono elementi nevralgici per la qualità del servizio. Li decide la Regione e per questo deve chiarire definitivamente se le interpretazioni dei gestori sono o meno conformi a quanto stabilito. In ogni caso la linea dovrebbe essere quella di aumentare gli educatori, non di aumentare i bambini per educatore” conclude la vicepresidente della Commissione Sviluppo Economico e Istruzione.

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