Disturbi alimentari, una patologia che colpisce tre milioni di soggetti

PISA – Una patologia, quella dei disturbi alimentari, che affligge la non trascurabile cifra di ben tre milioni di soggetti a livello nazionale (di cui il 95% donne) e di cui si è parlato questa mattina presso la sala stampa del Comune di Pisa, in occasione della “Giornata dei Disturbi Alimentari“, data fortemente voluta da Stefano Tavilla, la cui figlia 16enne Giulia è venuta a mancare proprio il 15 marzo di 8 anni fa e che ha ottenuto il giusto riconoscimento nel Giugno scorso.

di Giovanni Manenti 

Molteplici sono le cause che possono determinare l’insorgere di questo tipo di problematiche, che sfogano nel cibo (attraverso forme di anoressia o bulimia, oppure semplicemente ingrassando a dismisura) disagi di natura psichica, ma quel che è più preoccupante è il fatto che la forbice di coloro che ne possono essere coinvolti si sta sempre più allargando come fascia di età – rispetto a quella “storicamente” riconosciuta che andava dai 14 ai 25 anni – avendo verificato l’insorgere di tali disturbi anche in bambini di appena 8 anni, così come adulti di oltre 40/45 anni ne possono essere colpiti.

Le cause, come detto, possono essere molteplici e complesse, nel caso degli adulti in particolare a fronte di traumi quali una separazione, un lutto familiare o la perdita del lavoro, mentre a livello giovanile molta responsabilità può essere additata alla proliferazione dei social.

A questo proposito, molto puntuale ed anche toccante è stata la testimonianza rilasciata da Arianna Resta, una ragazza di 29 anni presente questa mattina, la quale, dichiarando di aver vissuto una situazione di disagio per ben 10 anni, ha puntato decisamente il dito sul Mondo Social, che propone a ragazzini che non hanno ancora raggiunto la necessaria maturità uno stereotipo di “soggetto perfetto” a cui è necessario uniformarsi per non sentirsi esclusi dalla vita sociale, così come sono altresì presenti in rete soluzioni sotto forma di diete o quant’altro pubblicizzate da soggetti che magari non hanno alcuna competenza specifica in materia. Per ciò che riguarda specificamente il nostro Territorio, della questione si occupa l’Associazione “La Vita oltre lo Specchio Onlus”, costituitasi dal.Gennaio 2014 e composta da familiari, ex pazienti ed operatori del “Centro Arianna – Usl Nordovest Toscana”, grazie al quale, attraverso l’istituzione di sportelli di ascolto e gruppi di auto aiuto genitoriali, si propone di rompere le barriere che ancora circondano un tema così delicato e complesso come quello dei disturbi alimentari, attraverso l’organizzazione di convegni, dibattiti, incontri a tema e soprattutto progetti scolastici di prevenzione sia nelle Scuole Primarie che nelle Superiori, poiché solo la prevenzione, unitamente alla tempestività della diagnosi e del relativo supporto dietetico/psicologico, può far sì che si riduca il numero inquietante di ricorsi alle strutture, visto che nel solo riferito Centro Arianna si registrano 100 nuovi casi ogni anno, con un non trascurabile tasso di mortalità del 5%, che a livello giovanile rappresenta la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali.

“E’ importante sensibilizzare il più possibile la collettività perché queste malattie sono di difficile diagnosi – l’Assessore alle politiche sociali Gianna Gambaccini – e coinvolgono anche la sfera psicologica dell’individuo”.
“I disturbi alimentari sono molteplici e complessi e noi come Associazione ci siamo costituiti con l’intento di portare il più possibile – ha detto Maddalena Cappelletto – alla luce questo tipo di disturbi cui spesso anche il singolo od anche le famiglie stesse tendono a minimizzare, al fine di promuovere ed implementare le iniziative che possono al contrario favorire una cultura della assistenza alle persona e relativi familiari che vivono al loro interno una situazione di estremo disagio”.

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