Domenica 13 novembre alla Città del Teatro “Kansas City “

PISA – Otto quadri per una radiocommedia (e/o un CD e/o un evento teatrale) di Claudio Riggio, con Antonio Calandrino e con Piero Bronzim, sax alto, Lara Panicucci, clarinetto, Federica Ceccherini, clarinetto, Silvio Bernardi, trombone/eufonio, Marco Fagioli, tuba, Claudio Riggio, chitarra, Giuseppe Sardina, batteria e percussioni.

Disegno luci: Marco Alba. Artwork: Daniela Cacace. Compagnia Stabile del Teatro Colombo Tutt’i Soli, da I Quaderni di Valdottavo, un’idea di Nicolao Valiensi. Una produzione Teatro Colombo e Spazio Leopoldo.

Kansas City è pensato come una partitura per una prova. Contiene osservazioni, suggerimenti, idee da sviluppare che non sa ranno mai eseguite. Ma che la voce dell’attore in scena riporta e consegna al pubblico. Un giornalista è incaricato di scrivere una biografia di Luciano Bianciardi. Si innamora, però, dei luoghi della sua vita. Reinventandola. L’opera si dà nel suo costituirsi, avviene in realtà solo nell’immaginario di ogni spettatore/ascoltatore. E ognuno ne fa il suo altro luogo, diverso da tutti i luoghi degli altri spettatori. Anche il sottotitolo “8 quadri per una radiocommedia (e/o un CD e/o un evento teatrale)” è una finzione. In realtà non è niente di tutto questo. È semplicemente quello che lo spettatore sente e vede.

“Mi ha sempre incuriosito il fatto che un uomo, innamorato della propria terra, la mia terra, la chiamasse con un altro nome. Sentirsi straniero – spiega Claudio Riggio – perpetuamente adolescente della propria vita, investito da quella felicità di risentirsi sé stesso, come ci capita scendendo da un treno, in una stazione, in una città nuova, sconosciuta. Ma se è così, e Bianciardi lo aveva capito, l’unico viaggio possibile è quello immaginario, l’unico in grado di portarci veramente lontano, a casa nostra. Noi felici e sconosciuti. L’idea nasce dall’amore per quest’uomo, lo stesso amore che lo legava disperatamente a Grosseto. Un amore così intenso da lasciare tracce nella realtà. Modificandola. “Era un tormentone” – dice chi lo ha conosciuto – “Grosseto come Kansas City”. Un uomo è i luoghi in cui è stato amato e amare è farsi portare altrove, in un altro luogo. Così Grosseto la sua città, era Kansas City. Così Bianciardi era un altro uomo”, dice ancora Riggio, che conclude: “Adesso scorgo, a distanza di tempo, tra quelle piccole scomodità che ti spingono a fare qualcosa, l’intorpidito e indispensabile desiderio di un’altra chance. Nessun vincolo biografico o filologico perché niente è più squallido di un innocuo ricordo”.D

Biglietti disponibili su :https://www.boxol.it/LaCittaDelTeatro/it/ o alla biglietteria del teatro.

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