Don Bosco. Detenuto in stato di ebbrezza rientra in istituto, insulta e tenta di aggredire un’agente scelto

PISA – Nella serata di Giovedì 30 marzo, un detenuto italiano ammesso temporaneamente al lavoro esterno ai sensi dell’art. 21 dell’Ordinamento Penitenziario, intorno le ore 21 accompagnato dal volontario dell’Associazione che lo aveva in carico, ha fatto rientro nella sezione detentiva di appartenenza, in stato di ebbrezza.

Lo stesso detenuto, in evidente stato di alterazione, ha prima inveito pesantemente contro l’Agente di Polizia Penitenziaria addetto alla sezione a custodia attenuata “Prometeo”(sezione priva di apparecchio telefonico, che costringe i colleghi ad effettuare le comunicazioni URLANDO per le scale), per poi tentare, fortunatamente invano, ad aggredirlo.

In merito, sarebbe opportuno che chi di dovere si ponga il dubbio se tale Associazione di volontari (la stessa che nel dicembre scorso, in occasione dei Mercatini di Natale, aveva in consegna il detenuto colombiano che è poi evaso), sia realmente in grado di avere la responsabilità di detenuti che “grazie al loro comportamento ed al loro regime di detenzione” vengono ammessi al lavoro esterno.

È normale che un’associazione di volontari non si accorga che un detenuto, da loro prelevato dalla Casa Circondariale di Pisa, si sia allontanato? È normale che la stessa associazione di volontari permetta ai detenuti che collaborano con la stessa di far abuso di alcool? Agli organi competenti l’onere e l’onore di cercar di dare delle risposte.

Secondo l’OSAPP, bisognerebbe valutare se simili associazioni concorrano effettivamente al reinserimento nella società del detenuto; occorre una riflessione comune e partecipata, perché di certo questi non possono essere i risultati. Intanto ci riteniamo fortunati, anche stavolta, che non ci siano state conseguenze ben più gravi nei confronti della Polizia Penitenziaria, costretta ormai a lavorare in condizioni al limite della legalità.

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