“Donaci Ilaria” al Palacongressi di Pisa: diventiamo donatori nel suo ricordo

PISA – “Donaci Ilaria”, campeggia, assieme alla foto della sfortunata ragazza pisana, sul manifesto di presentazione della “Giornata di educazione alla salute ed alla cultura del dono”, che si è svolta venerdì 22 Aprile presso il Palazzo dei Congressi di Pisa, in ricordo di Ilaria Alestra, scomparsa a fine luglio di tre anni fa, all’età di appena 24 anni, sconfitta da una forma di leucemia che non le ha, purtroppo, lasciato scampo.

di Giovanni Manenti

Un evento nato su iniziativa del padre di Ilaria, Marco Alestra, Professore presso il Liceo Buonarroti, dove studiava la figlia, nell’intento di ricordarla e che si è vieppiù ampliato, visto che il Palazzo dei Congressi era stamane riempito da circa 1000 studenti delle classi terza e quarta non solo del citato Istituto, ma anche di altre scuole cittadine, quali l’Istituto Tecnico Fascetti, il Liceo Dini, il Pacinotti, l’Iti, il Santa Caterina ed altri.

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La triste storia di Ilaria è narrata nel libro “ConVivere” (ETS, 2015), scritto da Laura Massa e Paolo Ghezzi ed è stata oggetto di una rappresentazione teatrale andata in scena sul palco del Palazzo dei Congressi, intervallata da spettacoli musicali e da interventi tesi a sensibilizzare i ragazzi presenti in ordine all’importanza della donazione, primo fra tutti quello di Paolo Ghezzi che, oltre ad essere Vice Sindaco di Pisa, ricopre la veste di Presidente dell’Avis e di Admo di Pisa, associazioni che, assieme ad Agbalt, hanno organizzato l’evento.

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Ed è proprio Paolo Ghezzi a fare un quadro sia dell’iniziativa che delle problematiche esistenti sul fronte delle donazioni affermando come “questo evento abbia un grande significato, ospitando oltre 800 ragazzi che si apprestano a diventare maggiorenni con cui poter parlare, non soltanto di concetti fondamentali come il dono, ma anche poter esprimerli attraverso ciò che loro amano di più, quali le forme artistiche e la ricerca interiore, avendo modo di parlare uno davanti all’altro, nel ricordo di una ragazza meno fortunata e che ha dovuto seguire un percorso lungo, dando speranza nel corso della sua vita ed anche nel decorso della malattia; noi parliamo dell’importanza del dono come arricchimento del patrimonio solidale di una comunità, cerchiamo di far capire a questi ragazzi che essere maggiorenni è una grande opportunità anche da questo punto di vista, attraverso la scelta libera e consapevole di diventare a loro volta donatori di sangue e midollo, in maniera anonima, volontaria e gratuita così come prevede la normativa, associati ad un ente come Avis che da tantissimi anni se ne occupa a livello nazionale, dove possono riflettere su tale importanza in un ambito per loro congeniale e familiare, costituendo quindi una grande occasione per la comunità intera per arricchire il patrimonio solidale”.

La scuola, al riguardo, può fare molto – prosegue Ghezzi – avendo compiti sempre più impegnativi e che non si limitano a formare i ragazzi dal punto di vista delle conoscenze, ma anche di fornire loro gli strumenti per affrontare la vita, in una forma di affiancamento alle famiglie che spesso in qualche misura ne è uno strumento integrativo se non addirittura sostitutivo, ed allora questi concetti ed occasioni devono diventare patrimonio del percorso didattico delle Scuole, perché non si può pensare di diventare grandi professionisti, medici, ingegneri od architetti senza essere grandi uomini o grandi donne, in quanto occorre prima crescere interiormente, essere persone ricche di contenuti e di valori e quando questi partono dalla connessione di se stessi con gli altri, sono un biglietto da visita importante per ciò che vogliamo desiderare dalla vita e la scuola ti prepara ad essere un soggetto consapevole negli strumenti, a fare delle scelte consapevoli e diventare donatore è una delle prime di queste che un ragazzo dovrebbe riuscire a fare”.

Sulla zona di Pisa, quanto a donazioni”, conclude Ghezzi, “potremmo fare molto di più, siamo da diversi anni in crisi, non è difficile ammetterlo, c’è grande difficoltà nel reperire nuovi donatori e soprattutto nel tenere vicini quelli storici, in quanto donare è diventato molto più complicato che in passato, proprio perché è necessario tutelare sempre di più il ricevente, però le potenzialità di questa città, anche grazie al patrimonio di studenti universitari che ha, sono infinite ma, purtroppo, poco espresse e quindi dobbiamo lavorare tutti assieme, scuole, università ed istituzioni per dare ai giovani questo messaggio importante e cioè che il dono non è delegabile, ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità ed è sicuramente importante farlo quando non si è chiamati a vivere in prima persona i problemi che viceversa sorgono in presenza di una malattia che richiede trasfusioni o dono e, pertanto, imparare e capire che donare si può fare come scelta consapevole a 18 anni, significa percorrere un cammino virtuoso nella propria vita ed è, ribadisco, la prima fondamentale azione che si può fare una volta diventati maggiorenni e questa città molto può fare in questo senso”.       

Parole forti, incisive e penetranti quelle del Presidente di Avis ed Admo, ma di alto spessore e valore morale ed umano, che ci piace sottolineare affinché il suo appello non cada nel vuoto e possa registrarsi l’auspicata inversione di tendenza sul versante delle donazioni, anche perché nessuno di noi sa quando e come potrebbe in futuro averne bisogno …

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