Prof. Laura Carrozzi: “Il Covid ha lasciato il segno un pò in tutti noi. Follow up passaggio importante per rendersi conto del quadro polmonare del paziente colpito da Coronavirus”

PISA – Quando la tempesta sembra ormai alle spalle, dopo un periodo in cui l’uscita dal tunnel era ancora lontana, la Prof. Laura Carrozzi, direttrice dell’unità operativa di Pneumologia ha parlato in esclusiva a Pisanews del periodo più delicato della sua professione in tempi di pandemia vissuto proprio sulla poltrona più importante, che fu di nomi prestigiosi come il Prof. Palla e il Prof. Paggiaro e del follow-up dei pazienti colpiti da Coronavirus e dimessi dall’ospedale che saranno prossimi a controlli in presenza per monitorare la situazione e le problematiche polmonari di ognuno di loro.

di Antonio Tognoli

“Andrà tutto bene”

Il periodo legato al Coronovirus è stato molto delicato per tutti i reparti dell’Aoup pisana. Ci fa una fotografia per quanto riguarda il reparto di pneumologia a Pisa?

Il periodo del Covid è stato impegnativo e faticoso per tutto il personale medico e sanitario. Ci ha permesso di ragionare su vari aspetti lavoratori e anche sui nostri limiti. E’ stata un esperienza lavorativa che ha unito più forze insieme. L’ospedale è stato un po’ di tutti. Il personale si è stretto intorno alla direzione, la gente comune si è stretta attorno a noi medici. Ci hanno donato dall’ovetto di cioccolato, al tablet, passando per i progetti relativi ai robot. Il personale medico e sanitario, anche se stava lavorando fra mille difficoltà e stava faticando sentiva la percezione della città come mai forse era accaduto“.

La Prof. Laura Carrozzi direttrice di Pneumologia

Il periodo Covid-19 è stato forse quello più difficile della sua carriera da medico?

Direi proprio di sì, anche perché ho assunto la gestione dell’unità operativa di Pneumologia nel novembre scorso, dopo le direzioni del Prof. Palla e del Prof. Paggiaro, ed è stato il mio primo vero scoglio. Chiaramente anche per me è stata dura. Ha lasciato il segno un pò in tutti noi e francamente ci vorrà un po’ di tempo per capirne gli strascichi. Spero che questa esperienza ci abbia insegnato qualcosa in fatto di organizzazione della nostra vita in tranquillità con un ridimensionamento generale“.

Il personale sanitario ha lavorato in prima linea per tutto il periodo legato al Covid-19. Alcuni vi hanno definito i nostri eroi o i nostri angeli. Qual è il suo pensiero al riguardo?

L’attitudine di tutto il personale sanitario e medico è sempre stato quello di fare al meglio il nostro lavoro, che alla fine è la professione che tutti abbiamo scelto di fare. A mio avviso il nostro personale si è comportato sempre alla grande, dando sempre il meglio di sé in ogni occasione“.

Con lo staff dell’unità operativa di Pneumologia

Nel periodo più brutto della pandemia gli è mai capitato di interfacciarsi con i suoi colleghi delle zone del Nord più colpite?

Sì, sono sincera all’inizio varie volte ho telefonato ai miei colleghi del Nord Italia a Pavia, Bologna, Milano per chiedere consigli e confrontarci sul Covid-19 che nelle zone della Lombardia stava già correndo a velocità supersonica. Sono stati molto utili perché dalle loro parti è purtroppo andata molto peggio che da noi. Sono persone molto competenti che ci hanno dato una grossa mano con i loro consigli. Purtroppo noi in Toscana abbiamo imparato molto dalle esperienze dei nostri colleghi del centro nord

L’Aoup ha istituito circa un mese fa il follow-up per i pazienti dimessi da Covid-19

L’Aoup pisana lavora da tempo sul follow-up per i pazienti dimessi da Covid-19. E’ un passaggio importante per rivedere i quadri polmonari dei pazienti che sono stati ricoverati, ma non solo, anche in quei pazienti che hanno ricevuto assistenza a domicilio. Fra l’altro a breve la Regione Toscana in stretto contatto con le Usca farà partire un follow-up dedicao“.

Qual’è la procedura del follow-up sui pazienti dimessi da Covid-19?

Il polmone è stato l’organo bersaglio della malattia ed in alcuni pazienti ci sono degli esiti diversi rispetto ad altri a livello polmonare. Stiamo cercando di capire i vari problemi dei pazienti vittime del Covid-19 prima con un contatto telefonico dopo un mese, mentre ci stiamo organizzando per un controllo in presenza a tre mesi di distanza con una Tac Basale al torace. Servirà in seguito creare dei gruppi di lavoro che coinvolgano anche altri reparti come la radiologia, la medicina di urgenza i gastroentereologhi e così via “.

L’Ospedale di Pisa è eventualmente pronto per la seconda ondata?

Direi proprio di sì, visto che dopo l’esperienza della prima ondata saremo più forti nell’affrontarne un eventuale seconda. In breve tempo potremmo disporre dei porti letto come abbiamo fatto dal 17 marzo scorso con l’unità Covid-19 con gli spazi e gli strumenti adeguati“.

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