Ecco AVDESK2, lo strumento che riabilita bambini e adulti con problemi di campo visivo

CALAMBRONE – Quando la solidarietà incontra la scienza e la tecnologia genera soluzioni senza precedenti. E’ il caso di AVDESK 2, uno strumento di riabilitazione efficace per la cura e il trattamento dei problemi visivi non solo dei bambini ma anche degli adulti.

L’apparecchio nasce dalla donazione generosa del Distretto Leo 108 La – Toscana (associazione giovanile del Lions Club) con il prezioso contributo di una famiglia che ha scelto di rimanere anonima. Solidarietà declinata con la innovativa ricerca scientifica svolta dai neuropsichiatri dell’ IRCCS Fondazione Stella Maris – che da anni lavorano nel campo della diagnosi e della neuroriabilitazione visiva – e dalla capacità tecnologica del Gruppo Linari Engineering. Il risultato è un sistema elettronico, composto da hardware e software, capace di svolgere il trattamento riabilitativo – direttamente a domicilio- delle persone con emianopsia o importanti riduzioni del campo visivo in seguito a lesioni cerebrali acquisite a partire dai primi anni di vita.

AVDESK2 è frutto di un lavoro pluriennale che oggi è stato presentato ufficialmente presso la sala consigliare della Fondazione Stella Maris. Ha aperto la giornata l’avvocato Giuliano Maffei, Presidente dell’Istituto di Ricovero e Cura a carattere scientifico che ha illustrato il significato della missione dell’Istituto di Calambrone, le cui radici affondano nei valori cristiani, e si è proseguito con il saluto dei rappresentanti Leo e Lions: il Presidente del Distretto Leo Giacomo Martini, il Past President Marco Pericciuoli (A.S. 2012/2013),il Past President Patrizio Paperini (A.s. 2013/2014) e il Governatore del Distretto Lions Gianluca Rocchi. Ad illustrare AVDESK2 sonno stati i protagonisti del progetto: il professor Giovanni Cioni, Direttore Scientifico della Stella Maris e la dr.ssa Francesca Tinelli (Neuropsichiatra Infantile). “Questo strumento risponde all’esigenza di poter disporre di un efficace trattamento riabilitativo per tutti quei soggetti con una particolare cecità corticale, quella caratterizzata da un difetto di campo visivo – spiega il prof. Giovanni Cioni -. Ricordo che questo tipo di cecità è spesso causata da lesioni del sistema nervoso di natura vascolare – ischemica o emorragica -, traumatica, infettiva, tumorale o conseguenza di importanti interventi neurochirurgici”. Di fatto il paziente in cui queste lesioni interessano la corteccia occipitale e/o le radiazioni ottiche, è incapace di vedere in una parte del campo di sguardo. Quando questo difetto è molto esteso lo si definisce con il termine di emianopsia. “L’emianopsia – prosegue la dr.ssa Tinelli – è estremamente invalidante nella vita quotidiana perché impedisce semplici azioni quali la lettura o il ritrovamento di un oggetto smarrito all’interno di un ambiente familiare”.

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Grazie alla ricerca scientifica, proprio a Pisa è stato scoperto come i bambini con lesioni congenite, ossia presenti dalla nascita, siano capaci di compensare spontaneamente tale deficit. “Questo è dovuto alla elevata plasticità cerebrale del bambino rispetto all’adulto – prosegue il prof Cioni -. Lo stesso però non accade quando la lesione è acquisita. Proprio da qui è nata l’idea di mettere a punto un metodo di trattamento riabilitativo compensatorio che fosse applicabile in questi pazienti. Si è pensato a un metodo basato sull’attivazione di neuroni multisensoriali, capaci di rispondere a stimoli visivi e acustici. Come se fossero degli atleti è stato quindi progettato un sistema che fosse in grado di “allenare” questi neuroni, consentendo così al bambino di esplorare visivamente la zona dello spazio in cui è presente il difetto di campo visivo”.

Da qui è nato il primo prototipo di AVDESK e a distanza di neanche due anni è stato poi sviluppato il suo aggiornamento, il più avanzato AVDESK2 oggi protagonista alla Stella Maris.

AVDESK2, come è fatto. Il sistema è composto da una sorta di tappetino srotolabile contente led per l’emissione di una luce colorata e altoparlanti per l’emissione di suoni disposti a distanze ben precise. All’interno di questo tappeto è compresa una telecamera in grado di registrare la posizione degli occhi del soggetto. Il tutto è comandato da un software caricato su un tablet da cui lo stesso paziente potrà scegliere il programma di riabilitazione specifico per quel giorno. La novità di questa nuova versione, oltre alla leggerezza dei materiali di cui è fatto, sta proprio nel fatto che al termine della giornata viene inviato il dettaglio del lavoro svolto all’operatore specialista che, seppure a distanza, potrà analizzare i dati e decidere il programma da eseguire il giorno successivo. “Scopo dello strumento – conclude il professore – è quello di far diventare più rapidi i movimenti oculari del paziente nella direzione dell’emicampo dove non vede mediante un allenamento intensivo della durata variabile dalle tre alle quattro settimane”. I risultati sinora ottenuti sono stati incoraggianti e poter effettuare questo trattamento in ambito domiciliare permettere di abbassare sia i costi sanitati sia quelli legati ad un’esperienza così lunga lontani dal proprio ambiente familiare.

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