Edicola rimossa. Da sinistra ancora polemiche verso il Comune

PISA – Da sinistra una pioggia di polemiche sull’edicola confiscata alla mafia rimossa in Borgo Stretto fra il 1 e il 2 gennaio.

CENNI E CECCANTI. I deputati Cenni e Ceccanti (PD) si esprimono sulla rimozione dell’edicola confiscata alla mafia. “Nella notte tra l’1 e il 2 Gennaio, senza alcun preavviso è stato rimosso il Chiosco della Legalità in Borgo Stretto, nel centro di Pisa. L’edicola era stata sequestrata nel 2013 dal Tribunale di Reggio Calabria sulla base delle indagini della DIA di Messina, e confiscata ad esponenti di spicco dei  clan tortoriciani. Libera, attraverso il coordinamento provinciale di Pisa e la cooperativa sociale AXIS – Acli X hanno sviluppato il progetto “i saperi della legalità” che aveva come partner anche la Regione Toscana e il Comune di Pisa. Il progetto approvato dal tribunale è stato inaugurato il 6 giugno 2014 e ha visto la sua chiusura a metà del 2018. A partire da quel momento l’Associazione Libera ha chiesto alle Amministrazioni Comunali (da ultimo quella del Sindaco Conti) di avviare un percorso che portasse all’assegnazione del bene al patrimonio dell’Ente e un suo successivo riutilizzo mediante procedura pubblica di affidamento. Dopo mesi di silenzio, il Presidio di Libera Pisa “Giancarlo Siani” ha indetto una rassegna di tre settimane denominata “Le settimane dell’Edicola” che ha visto la partecipazione di Don Luigi Ciotti che ha invitato l’Amministrazione a farsi carico del problema, rappresentando l’alto valore sociale e culturale di un bene sequestrato alla criminalità organizzata e di un suo riutilizzo. In quell’occasione anche l’Università di Pisa, che aveva conferito la Laurea Honoris Causa a Don Ciotti, si era resa disponibile a sostenere il progetto. L’iniziativa, riconosciuto il suo valore, trovava l’accoglimento della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e della Scuola Normale di Pisa. L’Amministrazione Comunale, guidata dal Sindaco Michele Conti, non solo dichiarava pubblicamente che non avrebbe proceduto all’abbattimento ma ospitava in data 5 giugno 2019 un incontro pubblico alla presenza delle associazioni del territorio e dei consiglieri comunali al fine di discutere compiutamente del tema dei beni confiscati alle mafie nel Comune di Pisa e nella Provincia. A seguito dell’incontro una delegazione del Presidio di Pisa “Giancarlo Siani” guidata dal Coordinatore Provinciale Fabrizio Tognoni veniva ricevuta dal Sindaco e dal suo entourage dove venivano discussi più nel dettaglio le possibili idee di un riutilizzo sociale del bene e veniva rappresentata la disponibilità degli Enti Universitari a sostenere tale progetto. Poi, senza alcun preavviso l’azione di rimozione dell’edicola all’inizio di quest’anno. Un’azione che ha stupito e sorpreso anche il rettore dell’Università di Pisa, Paolo Mancarella, che si è detto “molto stupito per la cancellazione di un simbolo […] nulla più di questo è la rimozione repentina dell’edicola della legalità […] quel manufatto era un ricordo quotidiano della vittoria dello Stato sulle mafie”.“Una carcassa di ferro” l’ha definita invece il deputato Ziello che forse era ancora in fasce quando la mafia uccideva magistrati dello stato italiano e non ha avuto tempo materiale per comprendere alcuni preziosi insegnamenti che derivano dallo studio della storia del nostro Paese. Quella “carcassa di ferro” era il PRIMO esempio in Toscana di riutilizzo sociale di un bene confiscato alle mafie. La visione arrogante e semplicistica, tipica di tutti gli esponenti della Lega su certi temi, fa molto pensare. Chiunque dotato di buon senso avrebbe avuto il garbo prima di prendere e mettere in pratica una decisione simile di interpellare l’associazione Libera e confrontarsi con le altre forze politiche presenti nel Consiglio Comunale. Purtroppo il deputato Ziello e il Sindaco Conti sono troppo impegnati a diffondere tramite i social e i mass media il loro libro dei sogni, la loro visione fantastica di una città che non c’è, con tanto di cifre che non hanno attinenza con la realtà. Il costante disprezzo riversato sugli avversari politici, la noncuranza con cui si snobbano associazioni che davvero lottano ogni giorno contro le mafie è indice di una povertà culturale che desta preoccupazione e sconcerto. Per questo motivo, depositeremo un’interrogazione in Parlamento in merito a questa vicenda anche per  predisporre una necessaria verifica, da parte degli organismi competenti, al fine di appurare se la rimozione dell’edicola di Via Borgo Stretto abbia potuto interferire con la corretta gestione delle risorse pubbliche. E se questa azione sia stata eseguita nel pieno rispetto della normativa vigente relativa ai beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Ci preme infine sapere se l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ritiene che la condotta dell’attuale amministrazione comunale di Pisa relativamente alla gestione dell’edicola di Via Borgo Stretto abbia adeguatamente valorizzato un bene sequestrato alla criminalità organizzata e destinato ad uso pubblico”.

ARCI TOSCANA E PISA. Abbiamo appreso con rabbia e profondo dispiacere la notizia della rimozione dell’edicola confiscata alla mafia in Borgo Stretto a Pisa. Un gesto inaccettabile, che non possiamo non condannare, perché unilaterale, preso dall’Amministrazione Comunale di Pisa, durante le feste, in solitudine e senza concerto alcuno. Tutto questo nonostante gli impegni più volte presi con le istituzioni del territorio, primi fra tutti l’Università di Pisa, la Scuola Superiore S.Anna e le associazioni che operano da sempre sul territorio sul tema della legalità e della lotta alla mafia, che aveva come obiettivo quello di riqualificare il bene confiscato. Impegno rinnovato anche nel maggio scorso alla presenza di Don Ciotti in occasione del conferimento della Laurea Honoris Causa e che a maggior ragione oggi non può non lasciare nel più totale imbarazzo l’attuale primo cittadino di Pisa. L’edicola non è stata soltanto un “chioschetto di giornali”, ma è stata un simbolo tangibile di lotta alla mafia, della vittoria dello Stato contro le organizzazioni criminali ed è diventata per sua natura anche una testimonianza viva che la mafia opera e fa affari anche sul nostro territorio, che la mafia non è solo un racconto di storie lontane dal nostro quotidiano. Ecco perché questa scelta lascia inquieti, turbati, gettando ombre sull’operato dell’amministrazione del sindaco Conti. Non ci convincono le motivazioni addotte, per altro mai in maniera ufficiale, da parte del Comune per cui la rimozione del bene sarebbe il risultato di un preciso impegno di lotta al degrado. Lo stato di abbandono in cui versava l’edicola, infatti, è una diretta responsabilità politica, poiché nessuna proposta di riqualificazione è mai stata presentata concretamente dal Sindaco di Pisa, nonostante gli accorati appelli, gli impegni presi e le proposte fatte. A questo proposito è bene sottolineare come il bene fosse ancora in capo all’Agenzia nazionale dei beni confiscati e che fosse dovere quindi del Comune attivarsi per acquisirlo nel proprio patrimonio e permetterne così un suo riutilizzo. Per questo ci turbano ancora di più le modalità con cui sono state prese tali scelte, la mancanza di rispetto nei confronti degli interlocutori con cui il Comune di Pisa aveva inizialmente avviato un primo confronto. Il nostro è un appello affinché si chiariscano le motivazioni reali della rimozione, il perché non siano stati coinvolti gli attori interessati dalla scelta dell’amministrazione Conti e su quali siano le reali proposte da parte del Comune per far tornare quel bene a vivere con più potenza di prima. Siamo ben consapevoli che la lotta alla mafia si faccia tutti i giorni, infatti come associazioni ci impegniamo da sempre con progetti nelle scuole, con campagne di sensibilizzazione nelle città, ma i simboli sono potenti, perché raccontano fisicamente cos’è stato e cosa non deve più essere e quell’edicola era un vanto, era l’emblema della vittoria di tutte le cittadine e tutti i cittadini onesti contro la criminalità organizzata. Ecco perché il vuoto che lascia è una metafora del vuoto con cui l’Amministrazione Comunale di Pisa ha deciso di rispondere a quel preciso simbolo di lotta quotidiana alla mafia.

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