Educare al rispetto: il progetto del MIUR. “La buona scuola”.

Arrivano dal Ministero dell’Istruzione le linee guida sulla cosiddetta Buona scuola dal titolo «Educare al rispetto: per la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione». Come si evince già dal titolo, che usa un’antilingua che ormai conosciamo bene, con il pretesto della discriminazione e della prevenzione della violenza si intende far permeare tutto il processo educativo con l’ideologia gender. Basta leggere il testo stesso per avere una conferma.

Il decreto sottoscrive che si deve lavorare “attraverso un’azione che non si limiti a fornire conoscenze, ma agisca sull’esperienza e sulla dimensione emotiva e relazionale» e che «l’educazione contro ogni tipo di discriminazione e per promuovere il rispetto delle differenze è fondamentale nell’ambito delle competenze che alunne e alunni devono acquisire come parte essenziale dell’educazione alla cittadinanza. Tale educazione non ha uno spazio e un tempo definiti, ma è connessa ai contenuti di tutte le discipline, con la conseguenza che ogni docente concorre alla crescita relazionale e affettiva delle alunne e degli alunni. È evidente dunque che non si sta parlando di progetti extracurricolari ma di un approccio che deve orientare tutte le discipline. Quello che la scuola italiana trasmette oggi è un individuo che si auto-determina in cui non c’è differenza tra maschile e femminile. Viene totalmente ignorato l’aspetto più bello e fondamentale della nostra identità, la differenza sessuale. Lo Stato decide arbitrariamente che l’approccio è quello del femminismo radicale che gronda gender da tutti i pori. 

Non si tratta certo di una sorpresa dopo l’approvazione della legge sulle cosiddette “unioni civili”. Una legge sbagliata poiché equipara le stesse unioni civili al matrimonio, indebolendo l’istituzione su cui si regge la nostra società, e che ha aperto la porta alla barbara pratica dell’utero in affitto. 

Non solo. Nell’indifferenza generale, la legislatura ormai agli sgoccioli arriva a forzare i regolamenti parlamentari per cercare di approvare – saltando ogni discussione – la legge sulle cosiddette “disposizioni anticipate di trattamento”, nome in codice con cui, dietro l’illusione dell’autodeterminazione e della dignità, si intende aprire anche in Italia il varco all’eutanasia, da cui entrerà la soppressione sistematica dei malati, dei disabili, e degli anziani, di tutte le persone la cui “qualità della vita” non viene considerata all’altezza degli “standard” imposti attraverso i media.

In un contesto politico, mediatico e sociale che si guarda bene dall’affrontare il problema della natalità e che esalta una falsa libertà individuale per poter avere a che fare con un insieme di individui isolati e deboli e quindi manipolabili, le Sentinelle in Piedi scendono di nuovo in piazza, per testimoniare che il matrimonio è solo tra un uomo e una donna, che ogni bambino ha diritto di crescere in una famiglia con una mamma ed un papà, che l’utero in affitto è una barbarie sia per la mamma sia per il bambino, che la priorità educativa spetta ai genitori non allo Stato.

In piedi, per non vivere nella menzogna!

Scendi in piazza con noi

  • La Spezia, sabato 11 novembre alle ore 17 in piazzetta del Bastione

  • Treviglio (BG), sabato 18 novembre alle ore 16.00 in piazza Manara

La libertà è troppo preziosa per restare a guardare mentre il potere la schiaccia. Per questo, ancora una volta, le Sentinelle si alzano in piedi.

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