Enrico Rondoni e “La Nuova via della Seta”. Il vicedirettore del Tg5 ospite a Palazzo Blu a Pisa

PISA – Nell’ambito del successo che sta avendo presso Palazzo Blu la mostra fotografica di Michael Yamashita che, con i suoi scatti, ha ripercorso in chiave moderna il viaggio compiuto dal veneziano Marco Polo in quella che poi è stata denominata “La via della seta“, si è svolta un’interessante conferenza tenuta dal Dr. Enrico Rondoni, vicedirettore del TG5, appassionato di viaggi ed autore egli stesso di reportage fotografici, in merito al progetto ferroviario della “Transasia” (un unico binario dalla Cina alla Turchia) degli inizi del nuovo millennio e della prospettiva di un rilancio in chiave attuale di una “Nuova via della seta” attraverso il piano “One Road One Belt“.

di Giovanni Manenti

“Siamo felici di poter ospitare il Dr. Rondoni, vicedirettore del TG5, conoscitore di queste terre in quanto appassionato di viaggi – dice Cosimo Bracci Torsi – e che ha già eseguito personalmente il viaggio di Marco Polo, il quale ci racconterà le sue esperienze al riguardo”.

“Via della Seta è un nome un po’ mitigato – afferma Enrico Rondoni – costituito da più vie e da più luoghi e la mia scoperta si lega al futuro in quanto a fine anni ’90 lessi un articolo sul Financial Time che parlava di un grosso investimento fatto dall’Iran a livello ferroviario ed, approfondendo la cosa, scoprii che vi era già un binario unico che avrebbe fatto risparmiare tempo nei contatti commerciali tra la Cina e le porte dell’Europa. Ma c’era un problema, vale a dire che ogni Paese interessato dal passaggio della ferrovia aveva uno scartamento dei binari diverso per cui si sarebbero dovuti cambiare i convogli ad ogni passaggio di frontiera. Da qui – continua Rondoni – la mia curiosità di andare a visitare questi Paesi per rendermi conto sia del percorso a suo tempo compiuto da Marco Polo che delle situazioni ed eventuali problematiche che l’iniziativa prospettata avrebbe potuto presentare. Ho pertanto potuto appurare come i Paesi che ricadevano sotto l’egida sovietica, ma con sovranità nazionale, al momento della disgregazione dell’ex Urss, coloro che gestivano il potere all’epoca si sono autonomamente proclamati Presidente della nuova Nazione come nel caso del Turkmenistan, il quale assume poteri assoluti, ma riportando in auge le antiche tradizioni, cosa avvenuta in modo più o meno similare anche in Uzbekistan, altresì con il ritorno alla religione e riapertura dei luoghi di culto, attività in precedenza negata dalla politica ateista del regime sovietico. È chiaro che già ora le principali città di questi Paesi sono dei punti cardine di passaggio per il transito sia delle persone che delle merci, ma il poter riuscire a collegarle in un’unica linea dalla Cina alla Turchia che semplificherebbe e velocizzerebbe, uno scambio che coinvolgerebbe oltre 100milioni di persone e tonnellate di merci, con un notevole incremento e sviluppo del commercio a livello internazionale, a seguito dell’elevato risparmio temporale. Ed oggi i cinesi hanno capito che per loro l’esportazione è fondamentale e quindi seriamente si stanno orientando su come investire per sviluppare questa nuova via della seta che è economicamente interessante e, personalmente, sono convinto che ci riusciranno, visto che, oltre all’aspetto economico, potranno avere ritorni anche da un punto di vista turistico/culturale, favorendo l’afflusso di visitatori, anche se l’influenza cinese può creare dei problemi da un punto di vista religioso, poiché alcune minoranze musulmane potrebbero ostacolare questo tipo di iniziative, ma la storia recente insegna che il progresso non si può fermare.
Credo – conclude Rondoni – che questo sviluppo prima o poi si farà, in quanto con gli investimenti cinesi l’iniziativa potrà essere finanziata e quindi, al di là di eventuali ostacoli di natura politica, sarà questa una nuova via commerciale, importante per l’export cinese anche a seguito dei recenti contrasti con gli Stati Uniti attraverso la “guerra dei dazi” e conseguentemente favorire gli scambi con l’Europa sarebbe un’ulteriore occasione di sviluppo assolutamente da non perdere”.

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