Ente Parco San Rossore all’IHP: “Adiremo per vie legali. Hanno fatto solo confusione”

PISA – “In merito al comunicato stampa divulgato dall’associazione IHP (Italian Horse Protection) e pubblicato da alcune testate e agenzie di informazione nel quale si fa peraltro riferimento al servizio di “Striscia La Notizia” e alle informazioni inesatte e imprecise che ne sono scaturite, soprattutto a causa dell’utilizzo errato della denominazione “San Rossore”, che ha determinato confusione e ingiustificato allarme – l’Ente Parco regionale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli precisa quanto segue, riservandosi di adire per le vie legali nei confronti della medesima associazione per tutelare opportunamente l’immagine dell’Ente Parco rispetto ad alcune affermazioni: il comunicato dell’associazione IHP è infatti un esempio di pura confusione e mistificazione, ed è pertanto indispensabile fare chiarezza al riguardo al fine di evitare la diffusione “a catena” di informazioni errate.

Innanzitutto il Parco naturale, la cui esatta denominazione è Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli (e non semplicemente “San Rossore”, che è invece il nome della ex tenuta presidenziale, di dimensioni ben inferiori), si estende per circa 24.000 ettari, e al suo interno si trovano numerosissime strutture legate all’ippica: confondere pertanto quella citata nel comunicato con l’ippica pisana del galoppo, il centro di allenamento di San Rossore e l’ippodromo di San Rossore, interno alla omonima tenuta, è un gravissimo errore da parte di chi scrive, che avrebbe dovuto documentarsi più puntualmente. Peraltro, la società Alfea s.p.a. è già intervenuta al riguardo, effettuando per suo conto alcune doverose – e pienamente condivise – puntualizzazioni a mezzo stampa[3].

Effettuata tale indispensabile premessa, per quanto dunque direttamente riferibile all’Ente Parco e di sua competenza, è opportuno precisare che, a differenza di quanto riportato nel comunicato – anche in questo caso, com’è evidente, per ignoranza dell’autore, giacché il Parco non è stato interpellato da IHP – l’Ente “tace” ma agisce, giacché sta già per proprio conto indagando sulla discarica, presso la quale è stato effettuato un sopralluogo da parte del personale addetto alla vigilanza dell’area protetta, che sta procedendo al riguardo; purtuttavia, come in tutte le indagini, fino alla loro conclusione non è ovviamente opportuno rilasciare dichiarazioni in merito.

Un’ulteriore puntualizzazione merita la frase conclusiva del comunicato (“Registriamo, invece, una scarsa attenzione agli aspetti etici legati agli equidi, come dimostrano le continue e discutibili vendite all’asta”); tale asserzione è assolutamente offensiva e priva di senso, scritta com’è da chi non ha la benché minima conoscenza dell’argomento e ritiene invece di poter pontificare.

L’Ente Parco alleva, nelle migliori condizioni ambientali all’interno dell’Azienda biologica pubblica della Tenuta di San Rossore, cavalli di due razze protette e meritevoli di conservazione: da un lato i TPR (Tiro Pesante Rapido), ovvero i cavalli da lavoro, e dall’altro i Monterufolini, adatti all’avvio dei bambini all’equitazione. Come in tutti gli allevamenti, è naturale che gli animali si riproducano (chi conosce la materia sa benissimo che la riproduzione è lo strumento per conservare la razza e per migliorarla, ma forse l’estensore del comunicato lo ignora) e che dunque i giovani cavalli debbano e possano essere ceduti ad altri allevatori o a privati che vogliano entrarne in possesso. Quale altro modo esisterebbe per conservare e far espandere una razza in estinzione?

L’Ente Parco, peraltro, già da quasi due anni vende i cavalli con il cosiddetto passaporto “a vita”, che obbliga tutti i futuri proprietari del cavallo a non destinare l’animale alla macellazione; tale scelta, chiaramente di natura “etica”, che è stata introdotta per volere della nuova gestione che ha caratterizzato il Parco a partire dai primi mesi del 2012, e che si ripercuote tra l’altro assai negativamente sul bilancio dell’Ente, determina un valore assai inferiore degli animali venduti e dovrebbe perciò essere ancor più apprezzata in questo periodo di crisi.

Accusare dunque il Parco di scarsa attenzione agli aspetti etici – come, a giudizio di IHP, con un approccio che come già detto ignora totalmente la realtà dei fatti, dimostrerebbero le “continue e discutibili” vendite all’asta – rappresenta una ignobile offesa all’Ente ed agli sforzi che da anni sta compiendo per conservare le razze tipiche generalmente dimenticate da tutti.

Fonte: Ufficio stampa Ente Parco regionale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli

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