Eterno Gigi. Presentato il libro “Simoni si nasce”. L’ex tecnico nerazzurro: “Il calcio italiano in mano a dilettanti. Baggio e Ronaldo? Due esempi di fenomeni”

PISA – Interssante incontro presso la sala “Chiara Baldassari” del Comune di Pisa, quale introduzione alla presentazione vera e propria, che avverrà mercoledì 23 p.v. presso la “Sala delle Baleari” a Palazzo Gambacorti, del libro “Simoni si nasce”, edito dalla “Goal Book Edizioni” e che tratta, per quanto ovvio, dell’esperienza di una vita vissuta nel Calcio da parte dell’ex allenatore nerazzurro Gigi Simoni.

di Giovanni Manenti

imageIntrodotto da Giovanni Ferraro, in rappresentanza della Casa Editrice, il quale ha evidenziato “di aver immediatamente sposato l’idea e condiviso gli ideali, oltre all’indubbia professionalità, del mister. E’ un’opera molto interessante, che parte dagli inizi dell’attività di giovane calciatore di Simoni, piena di aneddoti, tra i quali non possono ovviamente mancare quelli relativi alle due stagioni vissute al Pisa ed ai rapporti con il Presidente Anconetani. La scelta di presentare l’opera a Pisa è in parte frutto del fatto che Simoni abbia scelto la nostra come la sua città di adozione, e poi perché anche questo evento si inquadra nell’ambito delle manifestazioni relative alla nomina di Pisa quale “Città Europea dello Sport” per il 2016″, l’incontro ha poi visto l’Assessore allo Sport del Comune di Pisa, Salvatore Sanzo, fare gli onori di casa, evidenziando “la figura umana di Simoni, il quale, a dispetto dell’enorme visibilità che il calcio gli ha offerto, delle numerose vittorie ottenute, ha sempre dimostrato una grande eleganza e signorilità di comportamento. Come Comune siamo onorati della sua presenza, ed io, a livello personale, lo sono ancor di più per i rapporti di fraterna amicizia che mi legano alla famiglia Fontani, a Monica e Fabrizio in particolare e sono altresì dell’avviso che Pisa debba ringraziare in maniera tangibile Gigi per quello che vale come persona”.

E’ stata poi la volta del coautore Luca Carmignani a prendere la parola, sottolineando come “io, personalmente, sono giunto a Pisa nel ’79, per compiere gli studi liceali ed universitari ed ho quindi vissuto i due anni in cui Simoni ha guidato il Pisa a due promozioni in serie A ed in più, non nego di essere pure tifoso interista. Beh, avevo, come tutti del resto, una mia più che positiva impressione del Simoni tecnico, ma non pensavo di riuscire a conoscerlo così a fondo come dopo aver scritto il libro, con tutti i suoi spaccati di vita calcistica nei vari ruoli che ha interpretato, da calciatore ad allenatore sino a dirigente e financo a presidente. Ne è uscito un quadro dal quale posso tranquillamente affermare che viene dipinta la figura di un “Gigante” …!!”

Ma il vero protagonista dell’incontro non poteva chiaramente che essere lui, Mister Simoni, il quale ha fatto un “excursus” sui suoi 62 anni di vita nel mondo del calcio, pur esordendo con un “Ho parlato tanto da Mister che ora faccio fatica a fare discorsi ….”, ma poi si è lasciato andare.

IL PERCHE’ DI QUESTO LIBRO. “Devo essere sincero”, sottolinea Simoni, “ho avuto qualche titubanza sull’opportunità di scrivere questa biografia, ma poi, incalzato da più parti e stimolato soprattutto da Monica (la moglie, ndr) mi sono lasciato convincere a lasciare una testimonianza del mio passaggio nel mondo del calcio. Ed alla fine mi sono ricreduto, devo anzi ammettere che mi sono in parte riscoperto”. “Dovete infatti sapere”, sorride Simoni, “che ho un’ottima memoria, tanto da meravigliare gli stessi autori per come ricordavo gli avvenimenti che hanno caratterizzato la mia vita calcistica, è stato per me bellissimo ricordare quanto di buono fatto, ma anche alcuni errori commessi, le decisioni che avevo preso. Il libro dà un’immagine molto più chiara di quello che sono stato nel corso delle mie varie esperienze in ambito calcistico, è stata, questa della biografia, un’esperienza che ha reso ai miei occhi molto più evidente tutto ciò che avevo fatto, avendo avuto modo di ripercorrerne ogni tappa, in pratica si tratta del “Riassunto di tutta la mia vita …!!”.

GLI ALLENATORI CHE LO HANNO ISPIRATO. “Mah, in tutta sincerità”, non ha difficoltà ad ammettere Simoni, “ho sempre cercato di apprendere da tutti i tecnici che mi hanno allenato, anche se riconosco che Edmondo Fabbri è stato un vero maestro, era un allenatore moderno, con idee innovative. Poi ho avuto Rocco, gran conoscitore di uomini, con lui allenarsi era un divertimento, ed Heriberto Herrera, scontroso e scorbutico come carattere, ma grandissimo professionista e molto attento ai particolari. Per quanto attiene poi agli inizi da allenatore, devo tantissimo ad Arturo Silvestri, il famoso “Sandokan”, che ho avuto come tecnico prima al Brescia e poi al Genoa. Per me è stato come un “secondo padre”, poiché appese le scarpette al chiodo, è stato lui ad inserirmi come “secondo” di Vincenzi al Genoa, dove aveva assunto le vesti di Direttore Tecnico, per poi lanciarmi alla guida della prima squadra”.

SUL RUOLO DEL TECNICO OGGI. “Mi sono reso conto”, precisa Simoni, “che il ruolo dell’allenatore è molto cambiato. Ai miei tempi l’allenatore era una figura indispensabile nella gestione del gruppo, più che dal punto di vista tecnico-tattico, in quanto i ruoli erano ben definiti, non con tutti i moduli che vengono applicati oggi. Ora gli allenatori sono molto più bravi tecnicamente, hanno più possibilità di studiare, seguono appositi corsi, ai miei tempi – e questo vale anche per il periodo da giocatore – si viveva il calcio in maniera più semplice, i calciatori erano anche più ignoranti, nel senso che avevano meno studiato, oggi ti trovi di fronte a moltissimi diplomati se non anche laureati, molto più informati su come va il mondo ed attenti a come gestire i loro soldi. Non amo vedere allenatori che si comportano diversamente da come erano da giocatori, personalmente ho sempre mantenuto le stesse idee e gli stessi principi comportamentali, sia che fossi calciatore che tecnico”.

SULL’INGERENZA DEI PROCURATORI. “Sono molto schietto”, afferma Simoni, “non sono un “tifoso” dei procuratori. Personalmente ho sempre fatto tutto da solo, sia da giocatore che da allenatore, nel secondo caso anche perché ho sempre preteso contratti annuali, e quindi c’era tutto sommato anche poco da discutere. Sicuramente avrei potuto guadagnare di più se fossi stato assistito da qualcuno, ma non rientrava nel mio modo di essere. Certo che il proliferare dei procuratori crea anche maggiori difficoltà ai tecnici, i quali non devono più giustificare con il Direttore Sportivo il perché di alcune loro scelte, ma devono anche rispondere al “dirigente di turno” presso al quale si è rivolto il procuratore del giocatore che è stato, magari momentaneamente accantonato, e questo non è bello”.

SULLO STATO DEL CALCIO IN ITALIA. “Non posso negare”, taglia corto Simoni, “che il calcio in Italia sia in mano a dei Dilettanti, sia a livello federale che di società. Non dico che non vi siano dirigenti capaci, ci mancherebbe, ma molti li definirei un po’ “naif”, persone che si avvicinano al mondo del calcio senza conoscerne l’ambiente ed i relativi risvolti, e, purtroppo, credo che cambiare linea comportamentale sia quasi impossibile. Io ho fatto calcio in un modo che mi è sempre piaciuto e mi ha anche gratificato, oggi se si vuol trovare un po’ di marcio basta attenersi alla quotidianità”.

I FENOMENI BAGGIO E RONALDO. In chiusura, due parole sui due giocatori più forti allenati, Roberto Baggio e Ronaldo …”Eh, beh …”, gli si illuminano gli occhi, “avere a che fare con talenti di quel tipo è sin troppo facile, Baggio era un fuoriclasse, solo che era soggetto spesso a qualche problema di natura muscolare. Se leggete la sua autobiografia, vi troverete che era spesso in contrasto con molti tecnici quando non lo facevano giocare, ma non con me..”. “Il motivo? è presto detto, sorride Simoni, “perché io ho sempre motivato a Roby il perché delle mie scelte e lui non poteva che condividerle, mentre per quanto riguarda Ronaldo, dal punto di vista tecnico credo sia inutile parlarne, posso solo dire che si trattava di un ragazzo veramente unico, timido, che non faceva mai pesare ai compagni la sua indiscussa superiorità tecnica, non l’ho mai visto rimproverare un compagno per un passaggio sbagliato, aveva anche una gran voglia di allenarsi, sempre con il pallone però …(ride …)”. “Mi chiedete se dovevo insegnarli qualcosa? ma non scherziamo, lo usavo piuttosto per far vedere agli altri come avrebbero dovuto trattare la palla, e poi uno dei miei principi da tecnico è sempre stato quello di non snaturare le qualità di ogni singolo giocatore, bensì, se possibile, di affinarle e migliorarle nell’interesse dell’intera squadra”.

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