Famiglia pisana senz’acqua: la protesta Usb davanti alla Società della Salute

PISA – L’avvenuta rimozione del contatore per l’erogazione dell’acqua potabile da parte di Acque Spa ad una famiglia pisana composta da padre pensionato e da madre e figlio disabili – che già si era vista staccare luce e gas, rappresenta il “casus belli” che ha generato nella mattinata del 3 marzo 2021, una manifestazione di protesta promossa dall’USB (Unione Sindacale di Base) di Pisa, con il sostegno di “Potere al Popolo“, dinanzi alla Sede della Società della Salute posta in via Saragat, contestualmente all’incontro del capofamiglia interessato con un’assistente sociale.

di Giovanni Manenti

Ad illustrare i motivi della protesta agli Organi di informazione presenti, provvede Cinzia Della Porta, rappresentante del citato Sindacato, la quale precisa: “Ci vediamo costretti a protestare questa mattina per evidenziare un fatto di una gravità assoluta in quanto ad una famiglia composta da un pensionato e due persone disabili sono stati portati via i contatori dell’acqua che, come ben sappiamo, rappresenta un diritto primario ed inalienabile, oltretutto ad un nucleo familiare già seguito dalla Società della Salute, con l’assurdità che un’Azienda che gestisce un bene pubblico – come stabilito con un referendum popolare che ha avuto luogo nel 2011 – in termini privatisti determina una situazione a dir poco paradossale, così come è inaccettabile l’atteggiamento delle Strutture Pubbliche locali, quali la Società della Salute ed il Comune, che si riempiono la bocca con parole di sostegno e solidarietà a favore dei bisognosi, senza che le stesse si trasformino in fatti ed aiuti concreti“.

Non ci dimentichiamo“, conclude Cinzia della Porta, “che l’emergenza sanitaria in atto è andata a colpire un Paese come l’Italia che già sopportava una situazione costituita da 5 milioni di poveri ed una percentuale del 12% di lavoratori poveri, con prospettive drammatiche per questi ultimi per il perdurare della pandemia e, pertanto, non possiamo in alcun modo accettare che ad una famiglia venga tolto un bene primario ed essenziale alla pur minima sopravvivenza quale l’acqua, soprattutto nell’ottica di una lotta che non può certo essere circoscritta al singolo caso oggi in esame, perché un domani un evento analogo può succedere ad altre persone“.

Ad assistere il capofamiglia nel colloquio presso l’Assistente Sociale c’era la sindacalista Fabrizia Casalini, che così lo commenta: “Da parte della Società della Salute è stato garantito l’impegno a sottoscrivere una dichiarazione di presa in carico della famiglia, con cui poter chiedere alla Società di Riscossione di Acque Spa una rateizzazione della morosità che sia congrua, rispetto alle possibilità familiari, oltre a nominare un loro interlocutore che potrà direttamente conferire con la Società di Gestione al fine di favorire l’accoglimento della proposta rateizzazione, pur se viene sempre evidenziata la problematica relativa al rispetto di regolamenti che non consentono lo sforamento delle risorse a disposizione della Società della Salute, con la speranza che Acque Spa voglia accettare l’accordo che andremo a sottoporle“.

La manifestazione è stata altresì l’occasione“, conclude Fabrizia Casalini, “per chiedere un incontro con la Dr.ssa Gianna Gambaccini, nella sua doppia veste sia di Presidente della Società della Salute che di Assessore alle Politiche Sociali, poiché riteniamo che sia compito dell’Amministrazione Comunale incrementare gli stanziamenti in Bilancio a favore delle famiglie disagiate, ancor più colpite dall’emergenza sanitaria che non accenna a cessare, e che non riescono a sostenere spese necessarie al minimo livello di sopravvivenza, poiché se stamattina siamo qui per il problema di una sola famiglia, nulla vieta che in un prossimo futuro una tale situazione si verifichi anche per altri nuclei, in ordine ai quali rivolgo un appello affinché si rivolgano presso la nostra struttura quantomeno per quantificare e rendere pubblico l’emergere di una problematica drammatica come quella di togliere l’acqua in un periodo di pandemia e nonostante vi siano pure delle sentenze in merito che ribadiscono come un minimo di erogazione debba essere garantito“.

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