Farmaci, in Italia 28 cure avanzate allo studio. Farmindustria chiede regole certe

PISA – Cure all’ avanguardia contro malattie gravi: in questo, “l’ Italia ha un ruolo da protagonista: con le competenze che esprime, con i 109 farmaci disponibili, i 67 progetti discovery e i 359 prodotti in sviluppo di cui 28 relativi alle terapie avanzate, di cui 16 di terapia cellulare, 7 di terapia genica e 5 di medicina rigenerativa”.

A tracciare il quadro della situazione è Eugenio Aringhieri, presidente del Gruppo Biotecnologie di Farmindustria, che partecipa al convegno ‘ Terapie avanzate: armonizzare regole e innovazione per nuove opportunità di cura’, organizzato dall’ associazione italiana delle industrie farmaceutiche oggi alla Scuola Normale Superiore di Pisa.

Le terapie avanzate sono farmaci biologici basati su materiali genetico, cellule e tessuti che si sono dimostrati efficaci nella cure di diverse patologie. Sono quindi medicinali a tutti gli effetti che presentano caratteristiche particolari. Proprio per questo, produzione e sperimentazione sono oggetto di apposite regole a livello internazionale e dipendono dall’ Agenzia europea per i medicinali (Ema). Le terapie avanzate sono la punta di diamante di un settore già fortemente all’ avanguardia – evidenzia Farmindustria – che vede impegnate le imprese del farmaco attraverso un rapido incremento degli studi clinici e dei progetti in sviluppo. Già da ora però è necessario risolvere le possibili criticità normative per creare un ambiente regolatorio, stabile e omogeneo, consapevole delle peculiarità delle terapie avanzate. E soprattutto per consentire ai pazienti un rapido accesso a nuove opportunità terapeutiche.

“Da una parte – dice Aringhieri all’ Adnkronos Salute – ci sono stati segnali importanti da parte della politica, come quello del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha fissato in 100 giorni il tempo massimo per introdurre un farmaco innovativo nel prontuario,
dall’ altra le dichiarazioni del premier Letta sulla centralità strategica della ricerca e dell’ innovazione, che ci fanno guardare al futuro in modo positivo, perché sembra proprio che l’ accesso all’ innovazione venga considerato un punto strategico per il Paese”. “Gli indicatori però – prosegue – ci dicono che oggi abbiamo ancora ritardi di 300 giorni rispetto ad altri Paesi europei per l’ introduzione di nuovi prodotti sul mercato, a cui si aggiungono poi le 21 griglie regionali. E’ un elemento su cui lavorare. Infondo, non credo sia possibile sottrarsi alla sfida dell’ innovazione, l’ unica gara alla quale le industrie del farmaci italiane possono partecipare e vincere su quelle straniere oggi è quella che si gioca sui prodotti ad alta tecnologia. Abbiamo gli ingredienti per poterlo fare: una comunità scientifica leader nel mondo e più di 170 imprese che lavorano e investono nel biotech. Quello che serve è orientare il sistema in modo più strategico, progettando su un periodo più lungo e su regole più stabili. Per farlo occorre lavorare insieme, non esistono soluzioni semplici a problemi difficili, tutti gli attori coinvolti devono impegnarsi”.

Sotto il tavolo dei relatori da sx a dx: Roberto Gradnik (Presidente European Biopharmaceutical Enterprises), Guido Rasi (Direttore Generale European Medicines Agency), Adriano Amadei (Segretario di Cittadinanzattiva della Regione Toscana), Eugenio Aringhieri (Presidente Gruppo Biotecnologie Farmindustria)

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