Finisce davanti al Giudice la contesa tra Alfea e Comune di Livorno per la concessione del Caprilli

PISA – E’ finita davanti al Tar la contesa tra Alfea e Comune di Livorno riguardo la concessione trentennale dell’Ippodromo Caprilli.

Dal 2011 al 2012 la società che gestisce l’Ippodromo di San Rossore ha gestito con la formula dell’affitto di ramo d’azienda quella labronica, poi una breve pausa di riflessione e appunto il finale davanti al Giudice.

san rossore

Alfea si era aggiudicata con delibera dirigenziale del 27 giugno 2012, la concessione trentennale a partire dal 1 gennaio 2013. Tale concessione prevedeva l’assunzione di 7 dipendenti di Labronica, la società che gestiva l’ippodromo livornese, con nuovo contratto, d’accordo con dipendenti e sindacati. Ma l’impianto non è mai stato consegnato all’Alfea, nei termini previsti.

“Alfea si sarebbe fatta carico dei 7 dipendenti, sui 20 assunti da Labronica. Un numero altissimo, se si pensa che Alfea, con l’ippodromo, i 100 ettari di piste e le 50 giornate di corse l’anno, ne ha solo 25”, ha spiegato il presidente di Alfea, Cosimo Bracci Torsi. All’inizio dell’estate del 2013 i dipendenti di Labronica hanno occupato l’ippodromo per protesta contro il Comune rendendo impossibile l’inizio della gestione di Alfea. Labronica, seppur in liquidazione, ha gestito la stagione 2013, facendo decadere l’accordo sindacale fra Alfea e i dipendenti, condizione essenziale dell’offerta accettata.

“Ciò che contestiamo è la mancata consegna dell’impianto – continua Bracci Torsi – sono stati mesi estenuanti durante i quali il comune di Livorno ha fatto un inspiegabile tira e molla. Ora c’è un ippodromo in stato di totale abbandono, la Labronica in liquidazione e senza dipendenti ed un bando per la gestione aperto, con inconsueta velocità, poche ore dopo la consegna delle nostre osservazioni al comune di Livorno. Una situazione incomprensibile. Dopo il ricorso al Tar, il successivo passo potrebbe essere la richiesta di risarcimento al comune di Livorno, stimabile in centinaia di migliaia di euro. Una cifra che potrebbe essere nell’ordine dei milioni di euro, se venisse riconosciuto il danno per la perdita della concessione trentennale. Ma il presidente Bracci Torsi si augura un finale diverso, sperando che il comune torni sui suoi passi e attui gli accordi, così come erano stati stipulati.

“L’ippica si sta ridimensionando e alla fine di questo processo avremo pochi poli di qualità. Pisa è già tra questi, ma insieme a Livorno potremmo diventare il 3° polo del galoppo italiano, con più di 70 corse durante tutto l’anno, dando respiro e solidità ad un indotto già abbastanza provato”, conclude il presidente.

notiazia tratta da pisainformaflash

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