Francesco Guccini alla Normale: “In giro c’è un aria troppo pesante”. Le foto

PISA – E’ un Francesco Guccini claudicante, in quanto reduce da una caduta con conseguente frattura del bacino – “ma fra un mese torno a correre come un furetto“, chiosa lui, fra le risate generali – quello che appare a studenti e fans che hanno gremito la Sala Azzurra della Scuola Normale Superiore di Pisa per presentare il suo libro “Canzoni“, assieme alla curatrice del volume, Gabriella Fenocchio, con il Prof. Stefano Carrai del prestigioso Ateneo a fungere da moderatore.

di Giovanni Manenti
Il libro rappresenta un’antologia di 43 testi delle più importanti canzoni di Francesco“, precisa la Dr.ssa Fenocchio, incalzata al riguardo dal Prof. Carrai su come sia stata orientata la scelta dei brani, “per i quali, premettendo che la limitazione è dovuta anche alla fretta messaci dall’Editore, ci siamo indirizzati su specifici temi, analizzati anche da punti di vista contrapposti, e poi (rivolta a Guccini …), non è detto che non se ne possa a breve pubblicare una seconda edizione …
Come nascono le canzoni – precisa il Maestro, – non è facile a dirsi, mica uno può imporsi di farlo, non riesco a capire certi miei colleghi che mi dicevano “ora mi chiudo in casa un mese e produco un album …!!”, come se rinchiudendosi tra quattro mura uno avesse l’ispirazione, a me ciò non è mai stato possibile, avevo bisogno di un’idea, un fatto, un avvenimento, un personaggio che richiamasse la mia attenzione, “Auschwitz” ne è un esempio, come il suicidio di Jan Palach per “Primavera di Praga”, oppure “Van Loon” che molti forse non sanno, ma è dedicata a mio padre, per non parlare di “Culodritto” a favore di mia figlia Teresa, così che la mia produzione è stata inferiore a quella di altri cantautori proprio perché non avrei mai potuto scrivere a comando”.
Vi racconto un aneddoto – rivela Guccini, io credo di essere uno dei pochi artisti rimasto sempre legato alla stessa Casa discografica, la EMI, anche se una volta fui contattato da un’altra Società del settore che mi offriva un compso doppio, cosa alquanto allettante, solo che quando mi recai da loro per parlare della cosa, mi sottoposero un contratto che poneva come condizione la produzione di 5 dischi in 5 anni, cosa per me fantascientifica, visto che alla EMI avevo un accordo di 3 dischi in 5 anni forse, nel senso che non doveva essere un limite temporale perentorio, ed infatti, ora che la Casa discografica è fallita, non certo per colpa mia, sono ancora in debito con loro di un Album“.
L’incontro è stato altresì allietato dall’esecuzione di alcuni brani del cantautore modenese, eseguiti dalla giovane cantante Valeria Lehmann splendida, in particolare, l’interpretazione di “Farewell”, Francesco Guccini ha poi in separata sede risposto alle domande dei giornalisti presenti, toccando vari argomenti.
Alla domanda che mi viene solitamente posta se mi senta più un Poeta od un Cantastoriee – esordisce Guccini – rispondo che Cantastorie assolutamente no, in quanto si tratta di un mestiere completamente diverso, ma non posso neppure definirmi Poeta, essendo solo uno che ha scritto canzoni ed anche se alcuni dei miei testi sono stati riportati nelle antologie delle Scuole Medie Superiori, la circostanza non può che farmi piacere, ma non era certo questo il mio intento primario“.
Non potevano certo mancare dei riferimenti all’attualità politica, ed al fatto che egli sia considerato l’autore preferito da esponenti di diversi correnti quali Matteo Renzi, Matteo Salvini ed Angiolino Alfano, l’oramai quasi 80enne artista celia dicendo “Non è colpa dell’autore se le sue opere sono ascoltate anche dagli “sciagurati”, considerato che le canzoni sono patrimonio di tutti, e che vi è anche di peggio, ovverossia aver sentito l’On. Gasparri cantare “L’Avvelenata” alla radio, ed in ogni caso, tornando seri, ciò sta a dimostrare come le persone indicate facciano più o meno parte di una stessa generazione che era solita seguire le produzioni del Cantautori e pertanto anche le mie.
Riferitogli come, nell’ultima seduta del Consiglio Comunale un Consigliere della Lega non si sia alzato in piedi durante il minuto di raccoglimento per la commemorazione delle vittime dell’olocausto, Guccini – che, ricordiamo, ha dedicato al tema uno dei suoi primi brani, vale a dire “Auschwitz” (o “La Canzone del Bambino nel vento”) – si limita a dire “Sento un’aria molto pesante in giro al riguardo, anche se mi rendo conto che sarebbe un discorso molto lungo da affrontare e sottolineo purtroppo“.
A questo punto, si rende necessario lanciare un messaggio alle nuove generazioni, che, a differenza dei 50/60enni di oggi, stanno crescendo con nelle orecchie i ritmi ossessivi e le parole dei rapper del momento, ed in merito Guccini ricorda che “proprio ieri, parlando con un giornalista di una rivista musicale delle nuove generazioni di autori di canzoni, lo stesso mi diceva che sì, ci sono questi che ora vanno per la maggiore sopratutto tra i giovanissimi, 13 o 14enni, però le grandi fasce ascoltano ancora noi interpreti della “Canzone d’Autore”, il che dimostra che una certa qualità che fa parte del passato ancora è rimasta ed i nostri messaggi che possono sembrare sorpassati da un punto di vista industriale, viceversa non lo sono perché affrontano tematiche che sono sempre d’attualità, e quindi è l’Industria Discografica che è cambiata radicalmente, stravolgendo i meccanismi con cui lavorava, rivolgendosi a questi artisti che funzionano per un mese o due e poi spariscono oppure, anche se rimangono, il loro peso nella storia della Musica italiana non avrà mai una grande rilevanza …”
Un pomeriggio, pertanto piacevolissimo, assieme ad un personaggio di spessore e gradevole come pochi dall’alto della sua cultura, saggezza ed ironia, del quale sono rimaste deluse le centinaia di persone che non hanno potuto trovare posto per la limitata capienza della Sala riservata all’incontro …
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