Franco Marchetti: “Il Colorificio Toscano è un problema di tutti”

PISA –  Franco Marchetti, ex segretatio della Filca-Cgil dice la sua sull’occupazione dell’ex Colorificio Toscano con una lettera.

La riapertura dei cancelli del Colorificio Toscano da parte del Progetto Rebeldia, riapre una profonda ferita e senso di tristezza in tante persone che in quei locali hanno versato sudore passione rabbia e speranza cercando tra quelle mura di costruire un futuro un po’ più giusto. Penso a tutti quegli operai che nella storia quasi centenaria di quella fabbrica, hanno dato un importante contributo allo sviluppo economico e sociale della intera collettività pisana. E penso soprattutto a quegli ultimi 14 lavoratori, che hanno resistito e lottato fino in fondo perchè non si perdesse definitivamente traccia di una realtà produttiva importante. Quei 14 lavoratori che si sono trovati a spasso che hanno dovuto reinventarsi ad una età non più giovane per continuare a mantenere una vita dignitosa.

Non hanno perso il lavoro per il solito ritornello della crisi ma perchè un capitalismo senza regole decide di spostare fabbriche e persone come merce , senza distinzione e responsabilità alcuna. In questa logica che ha portato alla chiusura del colorificio Toscano non si è intravista neppure una imprenditorialità cosiddetta illuminata, la quale investe in innovazione, ricerca formazione, ma una dirigenza che a fronte della crisi, anziché fare nuove proposte nei prodotti e nei processi produttivi, ha solo razionalizzato l’esistente, ed in questa logica Pisa è stata sacrificata, e la cosa peggiore, se vanno avanti così, è che rischiano di non salvarsi neppure altre realtà produttive sparse per il nord Italia.

La vicenda del Colorificio pone un’altra riflessione. Quando una azienda, sia Italiana che Multinazionale, apre uno stabilimento in un territorio si fanno ponti d’oro e tutte le agevolazioni possibili, spesso stravolgendo anche i piani regolatori, e questo è comprensibile, anche se non sempre condivisibile, ma ciò che non viene posto a queste aziende sono i vincoli sociali e le garanzie nel territorio. Oggi che si è globalizzata soprattutto la finanza diviene un elemento drammaticamente di attualità. Pensate che anche a Pisa ci sono aziende multinazionali, quelle rimaste, che hanno deciso di tenere in loco solo poca liquidità per le esigenze piu immediate e non servirsi più del sistema bancario e tutto quello che ne consegue la nostra realtà, con un evidente impoverimento locale. Quindi sia nelle leggi italiane e nei regolamenti sociali, porre la clausula sociale per la salvaguardia di un territorio diviene questione non più rinviabile. Sappiamo benissimo che in momenti di crisi diviene più complicato. Ma è soprattutto in momenti come questi che bisogna ripensare a cosa produrre come produrre avendo al centro l’interesse prima di tutto delle persone.

La riapertura dei locali del Colorificio Toscano ha dato la possibilità a quei locali di far entrare aria nuova e pulita, ridando luce a quel luogo che l’ottusità aveva rinchiuso nel buio. Ma questa riapertura pone una riflessione a tutti sul futuro, non ci si può girare dall’altra parte.

Spero che una discussione serena e coinvolgente si avvii senza retropensieri e chiusure preconcette e che nessuno sia escluso perchè cosi si può davvero recuperare un importante spazio per l’intera collettività. Diverse sono le esigenze ed i bisogni di una realtà complessa come quella pisana. C’è l’esigenza di spazi per il sociale, ma vi sarebbe anche la forte necessità di rilanciare anche quelle attività di artigianato e lavoro manuale e professionale che nel passato hanno fatto la storia di importanti realtà del nostro paese e che potrebbero far trovare lavoro anche a quei tanti giovani che non proseguono negli studi, a Pisa l’abbandono scolastico è del 22% che fine fanno questi giovani?. Così la penso e credo che così dovrebbe svilupparsi una discussione”.

Franco Marchetti, ex segretario Filcea-Cgil Pisa

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