Gabbie, grande successo al Circolo Arci L’Alba per il libro di Antonia Casini e Michele Bulzomi

PISA – Il progetto Gabbie ha preso ufficialmente il via con la presentazione al Pisabookfestival e con la prima cena di raccolta fondi che si è tenuta presso il circolo Arci l’Alba, che da anni lavora con successo nell’ambito del disagio mentale, e che proprio per questo è stato scelto.

img_2514La serata è stata emozionante e proficua, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, delle camera penale di Pisa, del consiglio dell’ordine degli avvocati di Pisa, della stampa, della direzione carceraria e degli educatori.

img_2512Il nostro impegno – dice Mds – è continuare questa raccolta con tutti i partner che finora ci hanno accompagnato per produrre risultati tangibili. Il prossimo appuntamento è all’interno della Casa Circondariale Don Bosco ed è opportuno che vi sia adeguata informazione su questo importante appuntamento. Il 14 dicembre dalle ore 9 alle 11 presso casa circondariale Don Bosco.

Infatti Gabbie e’ stato portato a termine dopo un anno di lezioni presso il carcere Don Bosco di Pisa e giunto al pubblico grazie al coraggio e alla volontà di un team di giovani che credono davvero in ciò che fanno, e danno ogni volta conferma della loro professionalità e sensibilità sociale. Il tema sviluppato nel corso 2016 e’ stato quello della gabbia; una coercizione fisica per chi vive una condizione detentiva, ma anche una condizione psicologica sociale e umana che ciascuno di noi, anche chi sta “fuori” si porta “dentro”.

img_2511All’interno del libro i racconti dei detenuti, che hanno partecipato al corso di scrittura tenuto da Antonia Casini, Michele Bulzomi e Giovanni Vannozzi, e quelli degli autori esterni che hanno concesso la loro disponibilità al progetto – tra cui Stefano Benni, Alfonso Iacono, Ermanno Bencivenga e molti altri -, è stato realizzato un volume a più voci, unite dalla stessa volontà: portare oltre le mura la voce dei detenuti. Il libro trova la sua unità nelle parole sincere, sentite, nel raccontare le proprie “gabbie”, siano esse reali o immaginarie, anche quando esse non sono cosi estreme come quelle riportate da chi vive un distacco pressoché totale dalla società.

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