Gambaccini: «Il progetto “Pronto Badante” della Regione non è sufficiente a garantire l’assistenza domiciliare”. La parte del leone la gioca Pisa che ha assorbito oltre la metà (55%) delle famiglie assistite

PISA – L’assessore alle politiche sociali del Comune di Pisa Gianna Gambaccini interviene al convegno sul progetto “Pronto Badante” che si è tenuto a Palazzo Gambacorti, alla presenza dell’assessore regionale Stefania Saccardi.

“Il progetto promosso dalla Regione Toscana accoglie il lodevole scopo di sostenere le famiglie in un momento di forte necessità, oltre ad aiutare l’anziano nel momento in cui si verifica un’improvvisa condizione di non autosufficienza. Il fine è quello di favorire la domiciliarità del paziente e di fornire un sollievo immediato alle famiglie. Uno scopo indubbiamente nobile, ma che sicuramente non risponde a pieno ad un bisogno generalizzato degli anziani e, quando presenti, delle loro famiglie. Si deve tener conto delle condizioni socioeconomiche dei singoli nuclei familiari e in particolare dei numerosi anziani soli”.

“Il problema dell’anziano non autosufficiente – prosegue Gambaccini – è infatti ampio e complesso. Il fatto che solo nella zona di Pisa vi sia una lista d’attesa di circa 100 anziani per l’ingresso in RSA e che circa 500 siano già stati accolti, è sintomatico del fatto che il sostegno alla domiciliarità non è sufficiente: la condizione di burnout delle famiglie che assistono al domicilio l’anziano non autosufficiente, fa lievitare progressivamente le richieste di ingresso nelle strutture”.

“Nel territorio dell’Asl Toscana Nord Ovest – conclude l’assessore – sono stati destinati al fondo per la residenzialità circa 50milioni di euro, ma è stimato che per soddisfare le richieste e azzerare le liste di attesa servirebbero ulteriori 15 milioni. Ed è proprio questo sforzo che noi chiediamo alla Regione. Per quello che è di competenza della nostra Amministrazione per i temi specifici del Comune di Pisa delegati alla Società della Salute, mi impegno a far sì che l’investimento di 644mila euro destinati alla delega “assistenza domiciliare” sia utilizzato per potenziare al massimo l’intervento economico alla domiciliarità: nello specifico vengono utilizzati in media per le famiglie che lo richiedono, in base a Isee, 100 euro mensili per assistenza domiciliare indiretta (ADI) e 200 per il buono badante. Il mio obiettivo è incrementare ad una media di 200 euro per ADI e 500 per buono badante”.

A PISA. Da 353 a 532 richieste d’intervento dal 2017/2018 al 2018/2019 e il trend prosegue anche nella gestione del 2019/202  se è vero che dal 25 marzo ad adesso ne sono già arrivate 354. Nell’area pisana sono numeri in crescita quelli di “Pronto Badante”, il servizio finanziato dall’amministrazione regionale e da tre anni gestito sul territorio dalla Misericordia di Navacchio insieme alla Cooperativa Paim e al Consorzio Cori e con il supporto della Società della Salute della Zona Pisana che si propone di sostenere le persone anziane (over 65) residenti in Toscana, e le relative famiglie, nel momento in cui si presenta, per la prima volta, una situazione di fragilità (ossia non siano già seguite da un progetto di assistenza personalizzato con i servizi del territorio). Il tutto grazie a un numero verde (800.593388 attivo da lunedì a venerdì dalle 8 alle 19.30 e il sabato dalle 8 alle 15) contattabile da qualunque luogo della Regione e dall’intervento, entro 48 ore dalla chiamata, di un operatore sociale autorizzato direttamente nell’abitazione della persona in condizione di necessità per valutare tutte le possibilità d’intervento, inclusa l’eventuale erogazione di un contributo di 300 euro una tantum per l’attivazione di un rapporto di lavoro regolare e occasionale  con un’assistente familiare, fino ad un massimo di 30 ore. 

Il punto della situazione è stato fatto questo pomeriggio, venerdì 25 ottobre, nel corso di una mezza giornata di riflessione ospitata nella Sala Regia del Comune di Pisa. L’occasione per scattare una fotografia sulla condizione degli anziani fragili nel territorio pisano a partire dai numeri delle persone incontrate da Pronto Badante: nel 2018/2019 sono arrivate 532 richieste, il 50% in più rispetto all’anno precedente, e ne sono state accolte e gestite 435 (+38% rispetto al 2018). L’83% delle richieste ha riguardato anziani ultra75enni, fra i quali oltre la metà (43% del totale) “over 85”. Nella stragrande maggioranza degli interventi (70%) gli operatori hanno rilevato un bisogno di tipo assistenziale, ma non sono casi di carenze di tipo abitativo (6%) e igieniche (4%). Il contributo una tantum di 300 euro è stato richiesto ed erogato all’81% degli anziani seguiti mentre nel 19% dei casi la famiglia ha rinunciato. Fra gli otto comuni seguiti dal progetto la parte del leone, ovviamente, la gioca Pisa in cui sono residenti oltre la metà (55%) degli anziani assistiti. Seguono Cascina (14%), San Giuliano Terme (13%), Vicopisano (6%), Crespina/Lorenzana (4%) e Calci e Vecchiano (entrambe 3%).

 Dalla Presidente della Società della Salute Gianna Gambaccini parole di apprezzamento per “Pronto Badane” ma anche un invito ad apportare qualche miglioria: «Il Progetto della Regione Toscana è finalizzato a uno scopo indubbiamente nobile, ma che sicuramente non risponde a pieno ad un bisogno generalizzato degli anziani e – quando presenti – delle loro famiglie. Si deve tener conto delle condizioni socioeconomiche dei singoli nuclei familiari e in particolare dei numerosi anziani soli» L’assessore regionale alle politiche sociali e al welfare Stefania Saccardi, invece, ha colto la palla al balco anche per lanciare altre due linee d’intervento, “rivolte alla non autosufficienza e alle demenze e che si propongono, da un lato di sostenere la rete dei centri diurni e dall’altro di assicurare un supporto, anche economico, alle tante famiglie che decidono di assistere gli anziani a casa”. Un suggerimento anche dal Presidente della Misericordia di Navacchio: “E’ fondamentale proseguire con “Pronto Badante” con le modalità attuali, ma occorre anche cominciare a pensare seriamente all’accreditamento e al riconoscimento delle professionalità delle lavoratrice”. 

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