Giochi Olimpici nell’Europa in Guerra. Inaugurata la mostra al Pacinotti a Pisa

PISA – Inaugurata Sabato 10 Marzo presso l’Aula Magna dell’Istituto Tecnico Commerciale Pacinotti, la mostra fotografica dal titolo “Sport, Sportivi e Giochi Olimpici nell’Europa in guerra (1936-1943)“.

La mostra si terrà fino al 21 aprile presso lo stesso Istituto di via Benedetto Croce n.34, aperta dal lunedì al sabato dalle ore 9 alle 12,30 con ulteriore accesso pomeridiano dalle ore 15 alle 18 nei soli giorni di mercoledì e venerdì. La cerimonia di inaugurazione si è svolta alla presenza dell’Assessore alle Pari opportunità del Comune di Pisa, Maria Luisa Chiofalo, e della Dirigente scolastica Prof.ssa Gabriella Giuliani, in rappresentanza dell’Istituto.

Il tema conduttore della mostra, realizzata dal “Memorial de la Shoah” di Parigi, tende ad evidenziare, in un periodo in cui i regimi totalitari fascisti e nazisti operavano in Europa e che avevano al loro interno la “cultura dell’uomo nuovo” quale prototipo della superiorità della razza ariana, da veicolare anche attraverso la pratica sportiva ed i risultati da essa ottenuti. Ciò però ha determinato una ulteriore discriminazione per il razzismo imperante, in particolare verso gli atleti ebrei che, al di là della loro bravura, sono stati ugualmente perseguitati.

“La mostra serve a dare un segnale non solo di memoria – dice il Prof. Giuliani – ma anche di coraggio per affrontare tematiche che ci auguriamo possano interessare anche alla cittadinanza per la quale la mostra è aperta”.

“Il rapporto tra Sport e violenza nell’ambito della interazione tra Società ed individuo affonda le sue radici in una debolezza individuale che porta a vedere l’avversario come un nemico – afferma il PROF. Nocchi dell’Università di Pisa – lo Sport va inteso come un fatto sociale e totale, nel cui ambito fa leva il senso di appartenenza, nonché una “Fede secolare” che crea “Miti” tra gli atleti che portano all’attivazione di un processo imitativo molto potente, attraverso l’identificazione verso il campione. Lo Sport è violento perché lo è la Società, la quale è violenta perché gli attori sono schiavi delle loro emozioni ed insicurezze. È proprio l’impossibilità di saper gestire le proprie emozioni che porta l’aggressività a trasformarsi in violenza, con lo stereotipo sbagliato che le emozioni siano un fatto negativo, mentre è una pulsione normale, l’errore è come viene gestita, poiché se generano insicurezza portano l’individuo ad essere manipolato. Le due emozioni principali sono la Rabbia e la Paura, considerate le “madre” e la “matrigna” di tutte le altre emozioni, che portano a creare un “nemico creato ad arte” su cui “scaricare” le emozioni primarie delle ricordate rabbia e paura. Pertanto, nei regimi totalitari, lo Sport è visto come un veicolo per affermare la superiorità di una ideologia rispetto alle altre, con gli avversari visti come dei “nemici” da annientare. Cosa poter fare per cambiare questo Status, occorre cambiare per prima cosa le regole di alcuni Sport, per poi limitare la “ridondanza mediatica” della violenza e quindi introdurre una “pedagogia emozionale” a livello scolastico, atteggiamenti che andrebbero ovviamente traslate dal mero ambito sportivo anche a quello quotidiano di ognuno di noi. Viene poi letta una lettera del Presidente della Comunità ebraica di Pisa, il quale, nell’apprezzamento per l’iniziativa, ricorda l’aberrante utilizzo che dello Sport venne fatto all”epoca dal regime nazista in cui i valori dello Sport vennero calpestati in nome di una presunta superiorità di una razza rispetto alle altre, invitando i ragazzi presenti in aula a praticare lo Sport nel rispetto dei valori olimpici a suo tempo indicati dal Barone De Coubertin allorché ebbe l’idea di indire i Giochi dell’Era moderna”.

“Io parto da cosa deriva la parola Sport la cui etimologia sarebbe di divertimento per poi essere stravolta ed utilizzata da regimi totalitari per affermare la superiorità di una ideologia rispetto alle altre, dice Giuliano Pizzanelli delegato del CONI –
tematiche che sono alla base anche di pubblicazioni inerenti alle biografie di personaggi che sono state vittime dell’Olocausto, uno tra i tanti il tecnico Arpad Weiss, perito nel campo di concentramento di Auschwitz. Questa mostra – conclude Pizzanelli – invita a riflettere sui valori positivi dello Sport, che noi come CONI promuoviamo senza dimenticare come in chiave negativa gli stessi sono stati spesso calpestati”.

“Mi unisco nel ringraziare i ragazzi che hanno fatto un lavoro approfondito dal punto di vista conoscitivo – dice l’assessore Maria Luisa Chiofalo – unitamente ai loro insegnanti, ci sono molti modi di fare scuola ed acquisire delle conoscenze è una parte importante della scuola, che non può avere alcun valore senza un altro tipo di approfondimento, vale a dire un aspetto generale per quanto riguarda la memoria dei regimi totalitari, nonché sul particolare aspetto dello Sport che è il tema di questa mostra. Per quanto riguarda i fascismi, il modo in cui i luoghi di Sport diventano di politica di parte annulla quello che è il vero valore della politica, vale a dire il confronto, mentre il porsi in maniera inappropriata nelle Curve degli Stadi con cori mi fa riflettere su quanti di loro conoscano la Storia ed i fatti a cui si riferiscono e quanto ne abbiano compreso la portata degli stessi nella Storia del nostro Paese, dove, purtroppo, siamo ultimi in Europa quanto ad analfabetismo strutturale rispetto a quelli che sono stati gli eventi storici, mentre quanti di noi non vorrebbero essere come le statue scolpite per celebrare l’ideologia nazista che celebravano la cultura del fisico, mentre oggi abbiamo un esempio come Bebe Vio che conquista medaglie d’oro alle Olimpiadi, mentre se fosse nata all’epoca del Nazismo, sarebbe stata eliminata in quanto un costo eccessivo per la Società vista la sua condizione di disabile”.

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