Giovedì al Lux Maternity Blues

PISA – Uno spettacolo per donne, fatto da donne, ma che serve sopratutto agli uomini: per capire, ridendoci sopra, senza far finta di non vedere. Forse è questa la sintesi più adatta a descrivere ciò che sta dietro “Maternity Blues”, uno spettacolo scritto a sei mani da Isabella Cecchi, Francesca Censi e Gabriele Benucci, per la regia di Emanuele Barresi, sul tema della depressione post-partum e di tutto ciò che ruota attorno all’universo femminile prima e dopo la nascita. Un argomento ancor oggi per molti aspetti tabù, caratterizzato da un retaggio maschilista che ne ha sempre sminuito, fino a cancellarla, la portata (talvolta devastante) che il senso di inadeguatezza e la frustrazione che ne deriva possono produrre sulla psiche della neomamma. Un’impresa non facile per gli autori, dunque, tenuto conto soprattutto della ferma volontà di trattare la questione con obiettività ma anche con leggerezza, con attenzione ma senza falsi pudori, con coinvolgimento ma anche con una giusta dose di cinica ironia. In una parola: divertendo ma facendo riflettere. “Tutto è nato da uno scambio di vedute sulla maternità e su tutte le difficoltà che questo comporta per la mamma”, dice Francesca Censi. “Era da tempo che con Isabella Cecchi volevamo mettere su uno spettacolo insieme e, visto che sia io che lei siamo alle prese con due bambini piccoli per parte, è venuto naturale, dopo averne parlato, arrivare a scriverne e mettere in scena”. “Ovviamente”, scherza Isabella Cecchi, “non ci ha sfiorato neanche per un attimo l’idea di trattare l’argomento con un taglio drammatico: non che non ne siamo capaci, ovviamente, ma pare che entrambe siamo dotate di una certa vis comica! Scherzi a parte, abbiamo percepito immediatamente che si trattava per tutte e due di un’urgenza vera, soprattutto in un momento come quello attuale in cui la donna sembra ridotta ad oggetto sessuale e non più a soggetto procreativo, con tutti i problemi che questo comporta prima, durante e dopo la nascita del bambino”. “Per evitare che diventasse un giochino perverso di sadismo contro i beneamati uomini”, aggiunge divertita Francesca Censi, “abbiamo avuto bisogno di un occhio e di una mano, la destra, appartenenti al più insensibile degli esseri terrestri: un maschio di homo sapiens sapiens, appunto. E’ così che la scelta è caduta su Gabriele Benucci”. “E’ vero” replica quest’ultimo. “E io ho accettato. Lì per lì non avevo ancora capito a cosa stavo andando incontro! Un uomo alle prese con due donne col dente avvelenato e molto, molto agguerrite. Risultato: mi hanno messo all’angolo. Ma la cosa bella è che proprio da questa posizione sono stato costretto ad osservare ciò che la maggior parte degli uomini fanno finta di non vedere. Così da punching ball sono diventato sparring partner e poi compagno di un viaggio che, spero, possa essere, soprattutto per gli uomini, educativo oltre che divertente. D’altronde ce l’hanno insegnato i latini qualche tempo fa che talvolta, il modo migliore per ottenere il massimo dal teatro è applicare il detto castigat ridendo mores: metti in ridicolo i comportamenti sbagliati se vuoi condannarli”. Tutto nasce nella sala d’attesa di un ospedale. Isabella e Francesca, braccio piegato a fare il “gesto dell’ombrello”, attendono con ansia i risultati dell’analisi del sangue: la prima perché sono tre anni che prova a restare incinta, la seconda perché è sicura di non esserlo a dispetto dei “piccoli, fastidiosi disturbi” che la affliggono ultimamente. Sognante e new age Isabella, donna in carriera Francesca, i loro caratteri cozzano. Ma lentamente, passando attraverso una serie di situazioni esilaranti, prenderà forma sotto i nostri occhi una spassosa ed intensa amicizia sul filo della depressione.

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