Giovedì, tutto esaurito al Verdi per “La serva padrona” e le “Quattro stagioni”

PISA –  Chiude in bellezza, e con un ‘tutto esaurito’ da ormai molti giorni, il ciclo di opere da camera, novità della Stagione Lirica di quest’anno. L’appuntamento conclusivo è per giovedì sera (21 marzo, ore 20.30), nella Sala “Titta Ruffo” del Teatro Verdi. In scena due grandi pagine settecentesche, vere e proprie pietre miliari del repertorio barocco: l’intermezzo buffo di Giovanni Battista Pergolesi La serva padrona e il capolavoro di Antonio Vivaldi Le quattro Stagioni. L’onere e l’onore di calare il sipario sul ciclo di opere da camera spetta a chi ebbe onere e onore di inaugurarlo: Auser Musici, l’ottimo ensemble che, in residenza proprio al Teatro Verdi, si è conquistato una solida fama internazionale grazie al rigore e alla serietà delle proprie ricerche incentrate sul periodo fra il 1600 e il 1700 e delle conseguenti produzioni artistiche. Dirige il M° Carlo Ipata, di Auser Musici fondatore e motore primo. Ne La Serva Padrona protagonisti sono due artisti assai noti in patria e all’estero: nel ruolo di Uberto il basso Alessandro Calamai, che torna fra l’altro così a Pisa dopo il grande successo personale riscosso lo scorso anno nel Mozart e Salieri di Rimskij-Korsakov; nel ruolo di Serpina il soprano Aurora Tirotta, vincitrice lo scorso anno del 3° Concorso Lirico Internazionale “Beniamino Gigli jr”, giovane artista che annovera tra i propri successi – solo per citarne alcuni  –  il ruolo di Donna Luigia ne Le Convenienze e Inconvenienze teatrali di Donizetti al Teatro alla Scala nel 2009 per la regia di Antonio Albanese e il ruolo protagonista a Palermo, nel 2010, per la prima assoluta de La Baronessa di Carini, opera di Antonio Fortunato, il compositore siciliano che proprio a Pisa chiuderà la Stagione lirica il 6 e 7 aprile  con un’altra sua opera in prima assoluta, Falcone e Borsellino. Nel ruolo del servo muto Vespone l’attore Luigi Ragoni, fra gli elementi di punta della compagnia Altredestinazioniteatro, protagonista di spettacoli come Settemilanovecentomeli e Variazioni Frankenstein. Ne Le Quattro Stagioni violino solista è Antonio Aiello, che vanta un’ottima carriera di solista in importanti sale da concerto in Italia, Svizzera, Francia, Germania, Spagna e Stati Uniti,  prestigiose collaborazioni con importanti orchestre da camera e sinfoniche, come l’ Orchestra della Svizzera Italiana, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, la Festival Strings Lucerne e la Mahler Chamber Orchestra, e con direttori del calibro di Abbado, Gardiner, Pinnock, Muti, Metha e Maazel, nonché una particolare attenzione alla prassi esecutiva della musica barocca su strumenti originali. Capolavoro settecentesco di Giovanni Battista Pergolesi, che la compose nel 1733 per inframezzare il suo “dramma per musica” Il prigionier superbo, La serva padrona fu a lungo considerata la madre di tutto il teatro comico in musica, grazie anche alla temperie illuminista che colse in essa, e nelle sue caratteristiche italiane di “canto puro”, una innovativa risposta alla tradizione declamatoria della tragédie lyrique. A contribuire al suo effetto dirompente per la tradizione compositiva dell’epoca, e alla sua popolarità, furono il linguaggio musicale comico di assoluta pregnanza e incisività, la caratterizzazione psicologica dei personaggi perfetta e musicalmente coerente, la vivacità gioiosa e libera dell’interazione fra i protagonisti, la materializzazione sonora di ogni azione. La trama è nota: Serpina, serva del ricco scapolo Uberto, spadroneggia in casa di questi, finché egli, pur di liberarsi dalle sue tirannie, non le annuncia di essere prossimo al matrimonio. Da quel momento la giovane brigherà per esser lei la fortunata: presenterà quindi al padrone come promesso sposo un certo capitan Tempesta (in realtà il servo Vespone travestito), il quale reclamerà minacciosamente la dote della giovane. Per scongiurare questa terribile evenienza, a Uberto non resterà che sposare lui stesso Serpina… Non hanno certo bisogno di presentazioni Le Quattro Stagioni, ancora oggi il capolavoro vivaldiano di maggior popolarità per la grande maestria tecnica di concertazione degli archi e del violino solo e per la ricca espressività che promana da ogni brano. Primi quattro dei dodici concerti de Il Cimento dell’Armonia e dell’Invenzione op. 8, Le Quattro Stagioni, com’è noto, furono uno dei primi esempi di musica descrittiva. I biglietti per la serata, come dicevamo all’inizio, sono completamente esauriti; le prime file sono riservate agli abbonati del ciclo. Per maggiori informazioni Teatro di Pisa tel 050 941111.

By